Romina De Cesare, nata il 19 giugno 1986 a Parigi, da madre francese e padre italiano, originario di Cerro al Volturno, era una ragazza che fu uccisa la sera del 2 maggio 2022, a Frosinone, dal suo ex fidanzato, Pietro Ialongo, con il quale ancora conviveva. Romina aveva un nuovo compagno e il giorno dopo l’omicidio sarebbe tornata in Molise, e questo è uno dei principali motivi che avrebbero spinto l’uomo ad ucciderla con 14 coltellate, di cui una al cuore. Oltre alla gelosia e alle pretese di controllo sulla sua vita.

La madre di Romina, Silvia, è morta di recente, mentre suo padre Mario De Cesare vive a Cerro a Volturno con il fratello della ragazza, Anthony. Mario conosce Pietro Ialongo sin da quando era giovanissimo e conosce bene anche la sua famiglia. A Il Messaggero spiega che quando Romina e Pietro si conoscono a Cerro e si innamorano, lui non ha avuto nulla da ridire sulla loro storia, perché mai avrebbe immaginato che “un ragazzo normalissimo” sarebbe diventato poi l’assassino di sua figlia.
Ialongo lavora come tecnico informatico, Romina lavora a Parigi in banca. Si trasferiscono in Francia, ma dopo otto anni fanno ritorno in Italia, perché lui non è riuscito ad ambientarsi, e non riusciva a lavorare a causa di un dolore alla gamba causato da un incidente di qualche tempo prima. Ragion per la quale lui riesce a convincere Romina a tornare e ad andare a vivere a Frosinone. Romina si adatta a lavorare come commessa in profumeria, poi come barista – ma qualche giorno prima di morire si licenzia, spiegando che a causa di non specificati problemi familiari, deve tornare in Molise.

In un’intervista a PrimoPiano.it il padre di Romina spiega chiaramente che la ragazza si era resa conto che la relazione con Ialongo era diventata insostenibile e fa un paragone con un’altra vittima di femminicidio, Giulia Cecchettin.
“Romina, come forse Giulia Cecchettin, aveva intuito da tempo che la relazione con l’uomo accusato di averla uccisa, era finita. Hanno entrambe cercato di tirarsi fuori, pur nel rispetto del dolore altrui. Tuttavia, sono state risucchiate dalla follia omicida dei loro compagni, che di fatto non hanno accettato la fine della relazione. Una visione patriarcale della donna, concepita ingiustamente come un oggetto di proprietà. Romina è stata ammazzata il giorno prima che ripartisse per tornare da me, dopo che evidentemente quei segnali di cui lei parla li aveva interiorizzati e per questo si stava autodeterminando di conseguenza. È stata colta alle spalle, è stata trafitta da 14 coltellate, oltre ad essere strangolata…”
Dopo aver ucciso Romina, nell’abitazione di via del Plebiscito, Ialongo tenta il suicidio strangolandosi con delle fascette di plastica al collo e tagliandosi le braccia, ma non ci riesce. Verrà ritrovato seminudo a vagare in spiaggia a Sabaudia. Nella sua confessione, come riporta Repubblica, aggiunge altri dettagli inquietanti sul rapporto che aveva con la De Cesare. Ad esempio, segnava su un quadernone le loro litigate, in modo da confrontarsi con i suoi genitori, che la difendevano. Nella stessa occasione, Ialongo – che fino a pochi mesi prima del delitto aveva lavorato in un’impresa di pulizie – racconta come ha ucciso Romina, prima strangolandola e poi accoltellandola, nel timore che lei potesse sopravvivere e denunciarlo. L’arma dell’omicidio è un coltello che Romina gli aveva regalato tempo prima.
“Forse è stato il modo in cui mi parlava ad avermi innervosito”
Mentre Ialongo lascia Romina agonizzante nella casa di via del Plebiscito – e sarà un’agonia durata almeno quattro ore – il cadavere verrà ritrovato il giorno dopo su segnalazione del suo nuovo fidanzato, una guardia giurata di Alatri che non riusciva a mettersi in contatto con lei. Anche il nuovo fidanzato di Romina pensava che Ialongo fosse “un tipo normale”, ma le testimonianze di un’amica e collega di Romina a FrosinoneToday raccontano una realtà diversa. Anche i 218 messaggi che l’uomo inviò a Romina prima di ucciderla, danno l’idea di che tipo fosse.
“Le diceva che prima di rifarsi una vita doveva aspettare che lui tornasse in Molise. So che le rinfacciava del supporto che le aveva dato nel periodo in cui era morta la mamma. Consigliai a Romina di andare via, so che si era messa alla ricerca di altri appartamenti”
Per l’omicidio di Romina De Cesare, Pietro Ialongo è stato condannato a 24 anni di carcere. All’ANSA, l’avvocato della famiglia della ragazza ha spiegato: “Il risultato ha confermato l’impianto accusatorio così come formulato dall’Ufficio di Procura e che noi abbiamo sostenuto, anche oggi in discussione: confermato non solo l’omicidio, ma anche aggravato dallo stalking, dalla convivenza e dalla relazione affettiva”
