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Home » Personaggi » Chi sono i casseur, i manifestanti violenti che devastano le città: cosa significa la parola e da dove viene

Chi sono i casseur, i manifestanti violenti che devastano le città: cosa significa la parola e da dove viene

Fra sociologia e la letteratura, scandagliamo le origini del termine tornato di moda dopo i gravi disordini anche nostrani.
Simone FrigerioBy Simone Frigerio22 Ottobre 2026
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Manifestazione violenta in Francia, 2023
Manifestazione violenta in Francia, 2023 (depositphotos)
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La parola francese casseur, utilizzata per indicare chi compie atti di vandalismo e devastazione durante le manifestazioni, ha una storia che risale all’Ottocento e che riguarda anche il modo in cui la stampa racconta le proteste. La sua origine, ricostruita dalla storica Ludivine Bantigny in un articolo pubblicato da 20 Minutes, mostra come l’immagine del manifestante violento sia stata utilizzata anche per delegittimare l’opposizione politica.

Il termine è tornato d’attualità nel racconto delle recenti violenze di piazza, anche in Italia, tra scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti e saccheggi. Ma casseur non è semplicemente una parola francese equivalente a “vandalo”: per comprenderne la storia bisogna risalire al 1832, quando la stampa satirica francese contribuì a costruire una rappresentazione dei repubblicani come agitatori dediti al disordine.

Secondo la ricostruzione della sociologa Ludivine Bantigny, l’origine di questa rappresentazione si trova nel clima politico della monarchia di Luglio, il regime di Luigi Filippo salito al potere nel 1830. Il 5 e il 6 giugno 1832, i funerali del generale repubblicano Jean Maximilien Lamarque si trasformarono in un’insurrezione contro un governo che aveva deluso le aspettative di cambiamento nate dalla rivoluzione. La rivolta venne repressa nel sangue, mentre il potere cercava di contenere le critiche che arrivavano anche dalla stampa satirica.

Tra i giornali più irriverenti c’era Le Figaro, fondato nel 1826, che inizialmente si era distinto per le critiche al governo e per la difesa della libertà di pensiero. Ma, secondo la ricostruzione storica citata da Bantigny, il giornale venne acquistato dal potere e cambiò progressivamente orientamento, trasformandosi da voce polemica contro il regime in uno strumento a difesa degli interessi costituiti. I suoi bersagli diventarono così i repubblicani che avevano appena messo in difficoltà la monarchia.

È proprio in questo passaggio che compare la figura del casseur. Nell’autunno del 1832, Le Figaro cominciò a utilizzare con insistenza l’immagine del gamin, il monello, per descrivere i repubblicani [antimonarchici, ndr] come una massa rumorosa e incontrollabile. Il 29 settembre 1832, il giornale pubblicò un ritratto che associava il disordine di strada alla mancanza di convinzioni politiche e morali:

“Il monello. Esistono monelli di tutte le età. Per monello intendiamo colui la cui unica convinzione politica, morale, religiosa e letteraria è il chiasso: l’agitatore, quello che rompe i vetri, chi segue i tamburi che suonano la ritirata e unisce sempre la propria voce a tutto ciò che viene gridato, strillato e urlato.”

Il riferimento al casseur de vitres, letteralmente «colui che rompe i vetri», è particolarmente significativo. L’espressione descrive un comportamento concreto, ma viene inserita in una rappresentazione più ampia, che presenta gli oppositori politici come persone incapaci di esprimere idee e interessate soltanto a provocare disordini. La figura del distruttore diventa così uno strumento retorico: sposta l’attenzione dalle ragioni della protesta ai comportamenti di chi vi prende parte. Così Victor Hugo, che dei funerali di Lamarque fece il fulcro del quarto tomo del suo capolavoro, descrive ‘il monello’ ne I Miserabili (trad. di Liù Saraz per Garzanti]

“È un esserino giocondo. Non mangia tutti i giorni, ma va a teatro, se ne ha voglia, tutte le sere. Non ha addosso la camicia, non ha scarpe ai piedi, non ha un tetto sulla testa; è come le mosche del cielo che non hanno niente di tutto questo. Ha dai sette ai tredici anni, vive in bande […] bestemmia come un dannato, frequenta le taverne, conosce ladri, dà del tu alle prostitute, parla in gergo, canta canzoni oscene e non ha nulla di cattivo nel cuore. [..] Per riassumere, il monello di Parigi di oggi è il popolo bambino con la fronte segnata dalla ruga del mondo vecchio. Il monello per la nazione è una grazia e, nello stesso tempo, una malattia. Malattia che bisogna guarire”

La ricostruzione storica di Bantigny aiuta quindi a distinguere due aspetti della parola. Da una parte c’è il significato letterale di casseur, derivato dal verbo francese casser, «rompere», e oggi riferito soprattutto a chi devasta beni pubblici e privati durante le manifestazioni. Dall’altra c’è la storia politica dell’immagine che il termine evoca: quella del manifestante ridotto a una figura di puro disordine, senza che vengano considerate le rivendicazioni collettive che possono aver portato le persone in piazza.

Manifestazione a Roma, Milano, Torino, Genova contro gioGGIA chiedono più fondi per l’istruzione il ritiro del decreto scuola e meno spese militari
Ma gioGGIA non era la più amata dagli italiani?
#NoMeloniDay https://t.co/gdyM14TKfH

— OrNella⭐ (@OrNella645587) October 17, 2026

Simone Frigerio
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Nato nel 1985 a nord di Milano, in seguito all'ottenimento della maturità classica, consegue nel 2008 una prima Laurea Triennale in Storia e critica del cinema, presso la facoltà di Lettere Moderne dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sul cinema civile italiano; nel 2010 ottiene invece la laurea magistrale in Linguistica Generale, presso lo stesso ateneo, con una tesi sulle presupposizioni linguistiche. Da dicembre 2022 collabora con Cinemaserietv.it in qualità di newser.

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