Si chiude con una assoluzione il processo che ha visto Chiara Ferragni sul banco degli imputati per il caso del Pandoro gate. Il giudice Ilio Mannucci Pacini del Tribunale di Milano ha disposto il proscioglimento dell’imprenditrice digitale dall’accusa di truffa aggravata, ponendo fine a una vicenda giudiziaria che va avanti da dicembre 2023.
La sentenza riguarda le campagne promozionali del Pandoro Pink Christmas commercializzato con Balocco nel Natale 2022 e delle Uova di Pasqua Sosteniamo i Bambini delle Fate vendute da Dolci Preziosi nella Pasqua 2021 e 2022. L’accusa sosteneva che si fosse trattato di pubblicità ingannevole ai danni dei consumatori.
Il verdetto è arrivato alle 15.30 di oggi 14 gennaio, dopo ore di camera di consiglio. Ferragni si era presentata a tutte le udienze del processo, compresa quella conclusiva, e al momento della lettura della sentenza era visibilmente emozionata. Appena uscita dall’aula del terzo piano di Palazzo di giustizia, sommersa da telecamere e cronisti, ha dichiarato: “Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”
Come riporta il Giorno, la Procura di Milano aveva chiesto una condanna a 1 anno e 8 mesi di carcere per l’influencer, già ridotta di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato. Insieme a Ferragni erano sotto processo anche Fabio Maria Damato, il suo ex braccio destro, e Francesco Cannillo, patron di Dolci Preziosi. Per loro erano state chieste condanne rispettivamente di 1 anno e 8 mesi e 1 anno di reclusione. Tutti e tre sono stati assolti.
La decisione del giudice si basa su un elemento tecnico fondamentale: Mannucci non ha riconosciuto l’aggravante della minorata difesa dei consumatori o utenti online contestata dai pubblici ministeri. Questa aggravante avrebbe reso il reato di truffa procedibile d’ufficio, anche senza una denuncia di parte.
Il punto di svolta è rappresentato dall’accordo risarcitorio che Chiara Ferragni ha raggiunto con il Codacons circa un anno fa. L’associazione dei consumatori aveva infatti ritirato la querela in seguito al pagamento di circa 3,4 milioni di euro tra risarcimenti e donazioni effettuati dall’imprenditrice digitale. Poiché il reato è stato riqualificato dal giudice come truffa semplice, e non più aggravata, senza querela non risulta più procedibile.
Tecnicamente, quindi, l’assoluzione è stata disposta per improcedibilità dovuta all’estinzione del reato. La difesa di Ferragni aveva puntato fin dall’inizio sull’assoluzione, sostenendo che non ci fosse stato alcun dolo, ovvero alcuna volontà di raggirare i consumatori. Gli avvocati hanno sempre sottolineato che, dal punto di vista oggettivo degli elementi probatori, non si era verificata alcuna truffa e che l’imprenditrice aveva agito in buona fede.
Il caso era esploso a dicembre 2023, quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva sanzionato Chiara Ferragni e Balocco per pratiche commerciali scorrette. Le indagini si erano concentrate sulle modalità con cui erano state promosse le collaborazioni commerciali, in particolare sul presunto legame tra l’acquisto dei prodotti e le donazioni benefiche.
Prima dell’udienza conclusiva, Chiara Ferragni aveva dichiarato di sentirsi tranquilla e fiduciosa, ribadendo di non aver mai lucrato sulla vicenda e di aver agito sempre in buona fede. La sentenza di oggi rappresenta per lei la chiusura definitiva di un capitolo giudiziario che ha segnato profondamente la sua immagine pubblica e la sua attività imprenditoriale negli ultimi due anni.
