Un aneddoto irresistibile che sembra uscito da un film. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Andrea De Sica ha raccontato una clamorosa gaffe fatta da suo zio Christian De Sica quando era ancora un bambino… e di mezzo c’era addirittura Charlie Chaplin.
Andrea De Sica, 44 anni, nipote di Vittorio De Sica e produttore creativo del docufilm Vittorio De Sica – La vita in scena — unica opera italiana presente nella selezione ufficiale a Cannes 2026 nella sezione Classics, con la regia di Francesco Zippel — ha ricordato un episodio diventato ormai leggendario nella sua famiglia.
Tutto avvenne durante un appuntamento al ristorante. Andrea ha raccontato così la scena:
“Nonna Maria e Christian, che avrà avuto 6 anni, arrivarono per primi al ristorante. Vittorio era in ritardo. Al loro tavolo c’era già seduto un signore anziano che parlava solo inglese. Sorrise e cominciò a fare dei giochetti con la bombetta nera per divertire il bambino. Quando vide arrivare il padre, Christian gli andò incontro. “Papà, c’è un vecchio che fa lo scemo col cappello”. E nonno: “Ma stai zitto, che quello è Charlie Chaplin!””
Un momento tanto imbarazzante quanto esilarante, che oggi Andrea racconta con affetto. Nel corso dell’intervista ha parlato anche del rapporto con lo zio Christian De Sica, spiegando come il dolore per la perdita del padre di Andrea, Manuel, li abbia avvicinati ancora di più negli ultimi anni: “Ha un carisma straordinario, prima ero quasi timido con lui. Il dolore per la morte di papà ci ha uniti di più”.
E sull’idea di lavorare insieme in futuro non ha chiuso la porta: “Magari, ci penso spesso”. Andrea De Sica ha inoltre confessato di amare i cinepanettoni che hanno reso celebre lo zio Christian: “Certo. È catarsi pura, liberatoria. Il mio preferito resta il primo Vacanze di Natale”.
Nella parte finale dell’intervista al Corriere della Sera il regista e sceneggiatore ha ripercorso anche il suo percorso professionale, raccontando gli inizi accanto a Bernardo Bertolucci sul set di The Dreamers: “Stavo passando un periodo agitato. Roberto De Paolis mi disse: “Vieni con me a Parigi, c’è Bertolucci che sta girando The Dreamers”. Lo incontrai, mi prese. La notte non dormivo per l’emozione. Arrivavo sul set quattro ore prima, all’alba, con i camionisti”
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Portare il cognome De Sica, però, non è stato semplice: “Hai un macigno che ti schiaccia. Mio nonno ha fatto film inarrivabili, il mio preferito è Ladri di biciclette, è perfetto. Il cognome aiuta anche molto. È una fortuna. Alla fine però mi sono ritagliato una strada mia. E mi sento abbastanza risolto. A 18 anni invece mi faceva più paura, soffrivo di attacchi di panico”
Una pressione enorme che Andrea dice di aver superato soprattutto attraverso il lavoro: “Del primo film I figli della notte la critica ne scrisse benissimo. Ed è stato come togliermi un elefante dalla schiena”
