Il successo può essere una spinta potente per la carriera di un artista, ma quando si lega ad un personaggio fortemente iconico rischia di diventare una gabbia. È quello che emerge dal racconto di Cloris Brosca, che in una lunga intervista a Fanpage ha ripercorso il suo rapporto con la Zingara di Luna Park, ruolo che l’ha resa popolarissima negli anni ’90 ma che ha finito per invadere anche la sua vita privata e professionale.
Brosca non ha mai odiato quel personaggio, ma ha ammesso che il suo successo fu travolgente, quasi ingestibile. Curiosamente, tutto le era stato in qualche modo predetto: alla vigilia del provino, la compagna di un collega attore le lesse le carte e le parlò di un periodo molto felice in arrivo, seguito da una fase senza difficoltà.
“Io venivo da una sosta nel lavoro di attrice, proprio per la precarietà di questo lavoro e l’angoscia del telefono che non squilla, e poi è esplosa la popolarità del personaggio in tv. Insomma, un curioso scherzo del destino.”
Il provino per la Zingara arrivò in modo del tutto inatteso. L’attrice racconta di aver superato una sua forte resistenza personale: all’epoca frequentava un musicista che si esibiva all’Auditorium di Napoli e, pur essendo invitata, era restia a entrare negli ambienti Rai, che le mettevano ansia. Decise comunque di affrontare quella paura e proprio lì incontrò Aurelio Castelfranchi, che la ricordava dai tempi dell’Accademia. Dopo due settimane arrivò la chiamata per il provino: una trentina di candidate da tutta Italia, ma alla fine fu scelta lei.
Quel successo, però, ebbe un prezzo. Brosca spiega di aver sempre vissuto la Zingara come un lavoro, affrontandolo con la stessa serietà di un ruolo teatrale – Brosca ha recitato con Eduardo De Filippo, Gigi Proietti, Troisi. Ma la pressione quotidiana era enorme.
“Per me era un lavoro e lo portavo avanti con la stessa aderenza che usavo qualsiasi altro personaggio teatrale. A volte arrivavo alla fine del programma davvero stanca. All’inizio non volevo rendermene conto, ma affrontare tutte le sere in tv un pubblico enorme e reggere quel tipo di pressioni ti porta a una fatica di cui ti accorgi soltanto alla lunga. Non tenevo conto del fatto che è un impegno piuttosto gravoso, soprattutto in una televisione generalista di quegli anni.”
Il tormentone della luna nera contribuì a rendere il personaggio iconico, ma anche invadente. La Zingara finì per sovrapporsi alla persona, entrando nella quotidianità dell’attrice in modo spesso eccessivo. Brosca ha sempre cercato di essere disponibile con il pubblico, ma non nasconde le difficoltà, soprattutto quando le richieste diventano fuori misura. A tale proposito, a Fanpage racconta un episodio emblematico avvenuto a Napoli:
“Una volta a Napoli si fermò un pullman di turisti e uno, dopo avermi riconosciuta, mi afferrò un braccio e non mi mollò finché non riuscì a chiamare tutti gli altri. Mi aveva catturata come se fossi un animale. Non vorrei risultare supponente, ma a volte non è così piacevole da vivere come situazione. Pensa che durante Luna Park, dopo le prime puntate, ero costretta a entrare e uscire dagli studi scortata da un servizio d’ordine per contenere le intemperanze del pubblico.”
Non mancavano neanche richieste surreali, perfettamente in linea con il personaggio: “Mi è capitato che mi chiedessero i numeri del Lotto, e quando gli rispondevo che ero un’attrice rispondevano: “Fa niente, dacceli lo stesso”
Il successo fu tale che le venne persino proposta l’apertura di un call center di astrologia, in un periodo in cui i numeri a pagamento erano molto diffusi. Brosca rifiutò, ritenendo scorretto fingersi esperta in un ambito che non le apparteneva.
“Ci si può credere o meno all’astrologia, ma ho comunque un grande rispetto per le persone che fanno quel lavoro in modo serio, per cui mi sembrava scorretto che mi si chiedesse di fingere di avere quel tipo di competenze, anche per rispetto del pubblico.”
Una posizione coerente con la sua visione più ampia sul tema, dove distingue tra chi studia seriamente e chi improvvisa:
“Bisogna stare attenti in quel tipo di attività. C’è chi è serio nello studio dei tarocchi, come Carlo Bozzelli o Alejandro Jodorowsky, con un lavoro storico e filologico molto interessante, poi ci sono gli improvvisati e tra loro chi lo fa a fin di bene o con dolo per estorcere denaro alle persone.”
La Zingara è stata una grande opportunità, spiega Brosca, ma anche un ruolo totalizzante che avrebbe potuto sfruttare meglio, a livello “manageriale”, per portare il suo pubblico a teatro. “A volte dobbiamo essere imprenditori di noi stessi, ma dipende da una maturità acquisita nella vita. Io quella lucidità allora non l’ho avuta”
