Sergio Galeotti, morto nel 1985 a soli 40 anni, è stato uno degli uomini più importanti nella vita di Giorgio Armani. I due si incontrarono alla Capannina di Forte dei Marmi nel 1966 e intrecciarono una lunga storia d’amore e un profondo sodalizio professionale, interrotto tragicamente dalla morte di Galeotti a causa di complicazioni legate all’AIDS. All’epoca, però, si parlò di infarto, perché l’AIDS era ancora un tabù.

Nonostante Armani e Galeotti non stessero più insieme come coppia al momento della morte di Sergio, il loro legame affettivo e professionale rimaneva solido. Galeotti era stato infatti colui che aveva convinto Armani a credere in sé stesso come stilista e a intraprendere la carriera indipendente che avrebbe cambiato il volto della moda italiana. Insieme fondarono l’azienda Armani, nel 1975, e la loro attività conobbe uno dei periodi di maggior successo proprio mentre Galeotti si ammalava.
La morte di Sergio lasciò un vuoto profondo in Armani, che in diverse interviste ha raccontato quanto quell’evento abbia segnato la sua vita e la sua salute mentale. In un’intervista a Vanity Fair USA del 2000, lo stilista ricordò:
“Durante l’anno della sua malattia, mi sono sostenuto con i farmaci, per riuscire a sopportare la voce di Sergio al telefono… Parlava con una voce debole, una voce vecchia. Era quasi impossibile. Così implorai aiuto.”
Il lavoro, insieme ai farmaci, aiutò Armani a superare quei momenti dolorosi:
“Mi costringeva a dimenticare quel momento. E pensavo, beh, se lascio questo lavoro, tutte le speranze di Sergio, tutto ciò che ha messo in questa impresa… È una debolezza che non posso mostrare. Devo costringermi a superare tutto questo. Non so come ci sono riuscito, ma ci sono riuscito. Ed è quello, è lui che mi dà la forza anche adesso per continuare.”
Armani raccontò anche la difficoltà di conciliare lavoro e affetto negli ultimi mesi di vita di Galeotti:
“Un anno tra un ospedale e l’altro, io per non ferirlo ho continuato a lavorare, gli portavo le foto delle sfilate, negli ultimi tempi vedevo le lacrime ai suoi occhi. Fu un momento estremamente difficile, che ho dovuto superare anche contro l’opinione pubblica. Sentivo dire: Armani non è più lui, sarà sopraffatto dal dolore, non ce la farà da solo… Anche per questo, a chi mi chiedeva una partecipazione nella Giorgio Armani, rispondevo: no, grazie, ce la faccio da solo.”
Al Corriere della Sera, lo stilista ha poi aggiunto:
“Ho avuto una forza di volontà incredibile, per vincere questo dolore crudele. Un anno di attesa perché Sergio morisse. E tutto accadde in un tempo meraviglioso, quando stavamo cominciando a essere qualcuno, a dare una struttura all’azienda, a essere conosciuti nel mondo. Era il momento in cui prendevo fiducia in me stesso; e mi è arrivata questa tegola sulla testa.”
Armani ha continuato a ricordare Galeotti nella casa di Forte dei Marmi che un tempo condividevano e nella quale ha trascorso la sua ultima estate, in convalescenza dopo i recenti problemi di salute.
“È sempre nella mia testa. Lo vedo scendere le scale, lo vedo in giardino, con la sua sigaretta, parla con gli amici. È sempre lì. Così io vado lì, perché Sergio era lì. Ma è difficile. Assolutamente difficile.”
L’affetto per Galeotti aveva spinto Armani ad acquistare La Capannina di Forte dei Marmi, pochi giorni fa, prima di morire, il locale dove aveva conosciuto il suo grande amore e l’uomo che lo aveva incoraggiato a diventare il primo stilista-imprenditore italiano, simbolo di eleganza.

All’inizio della loro avventura imprenditoriale, Galeotti “fingeva” di essere il volto commerciale dell’azienda, anche se naturalmente non aveva esperienza negli affari:
“Dietro Sergio c’ero io. Ma agli occhi del mondo – e anche ai suoi – spingevamo l’idea che Sergio fosse il grande capo dell’azienda. E io ero il creatore.”
I due vendettero la loro Volkswagen e investirono 10.000 dollari nell’impresa, affittando un piccolo ufficio in Corso Venezia. Armani ha sempre insistito che non cercavano soldi: “Volevamo solo creare qualcosa di bello.”
La storia di Sergio Galeotti rimane così indissolubilmente legata a quella di Giorgio Armani, non solo come compagno e amico, ma anche come uomo che ha contribuito a costruire il mito di uno dei più grandi stilisti al mondo.
