David Duchovny torna a parlare di UFO e fenomeni aerei non identificati, e lo fa con un approccio molto meno “fantascientifico” di quanto il suo storico ruolo in X-Files potrebbe suggerire. Intervistato da The Hollywood Reporter mentre promuove la seconda stagione di Secrets Declassified, l’attore affronta il tema delle recenti discussioni pubbliche sugli UAP e sulle teorie del complotto con una posizione precisa: più che verità nascoste, secondo lui, c’è soprattutto confusione e interpretazione.
“Non sono a conoscenza di alcuna informazione privilegiata”, precisa subito Duchovny, smontando ogni ipotesi di coinvolgimento diretto in segreti governativi o rivelazioni sugli UFO. Il suo punto di vista parte invece da una riflessione molto più semplice sulla natura umana e sulla tenuta dei segreti.

“Non credo che queste grandi cospirazioni possano esistere, perché non ho mai visto due persone riuscire a mantenere un segreto, figuriamoci migliaia di persone per generazioni”, spiega l’attore 65enne che vede l’idea di un insabbiamento globale come poco realistica dal punto di vista pratico.
Eppure, anche senza considerare casi “fantascientifici”, la cronaca è piena di misteri che restano tali per decenni – basti pensare ai casi di Emanuela Orlandi o del Mostro di Firenze, ad esempio.
Da questa premessa deriva anche la sua lettura degli avvistamenti e delle presunte anomalie nei cieli. Per Duchovny, il problema non è necessariamente ciò che si vede, ma come lo si interpreta: “Abbiamo bisogno di una storia semplice, con un responsabile. Ma spesso la realtà non funziona così”, osserva, sottolineando la tendenza umana a costruire narrazioni ordinate attorno a fenomeni complessi.
Il suo approccio resta legato al principio del rasoio di Occam, cioè alla ricerca della spiegazione più semplice possibile.
“Vogliamo sapere, giusto? E la storia migliore è che ci sia un cattivo, oppure un alieno cattivo. Qualcosa di semplice che possiamo afferrare. Ma la spiegazione più probabile – e io torno sempre al rasoio di Occam – è che la spiegazione più semplice è di solito quella giusta. E la spiegazione più probabile è semplicemente questa: il mondo è misterioso e ci sono cose che non conosciamo. Siamo solo scimmie senza peli che fanno del loro meglio per cercare di capirlo.”
In questo senso, Duchovny non nega l’esistenza di fenomeni non identificati, ma li colloca in una zona intermedia tra limiti della scienza, percezione e ignoranza collettiva, senza però spingersi verso interpretazioni complottiste o extraterrestri.

Quando The Hollywood Reporter gli ha chiesto se la sua esperienza sul set di X-Files lo ha reso meno scettico riguardo i temi relativi agli UFO, l’attore ha risposto:
“Non mi sono portato a casa quell’esperienza. Non è mai stato un mio interesse quando sono entrato nel cast di The X-Files. La mia tesi di laurea era intitolata “Magia e tecnologia nella narrativa e nella poesia americana contemporanea”. Il mio interesse, fin dai primi vent’anni, era capire come la magia – o la conoscenza, che in realtà è tecnologia – fosse un ambito con una doppia morale, positiva e negativa.”
Nel corso dell’intervista, l’attore ha anche commentato il possibile reboot di The X-Files firmato Ryan Coogler per Hulu, spiegando di non aver letto la sceneggiatura e lasciando aperta la possibilità di un suo ritorno solo in termini molto ipotetici. Ha inoltre parlato del suo lavoro nella docuserie Secrets Declassified, incentrata su programmi governativi e storia militare, e del nuovo progetto Soapbox, appena concluso e realizzato anche insieme a sua figlia.
