Alberto Ravagnani non è più un sacerdote. L’annuncio ufficiale arriva dall’Arcidiocesi di Milano attraverso una nota firmata dal vicario generale monsignor Franco Agnesi, che comunica la decisione del 32enne di sospendere il ministero presbiterale. Da sabato 31 gennaio, il giovane prete non svolge più il ruolo di vicario parrocchiale della chiesa di San Gottardo al Corso a Milano né quello di collaboratore della pastorale giovanile diocesana.
La comunicazione segna un punto di svolta per una delle figure più riconoscibili della cosiddetta Chiesa social. Con oltre 285mila follower su Instagram, 134mila su TikTok con 1,9 milioni di mi piace e 160mila iscritti al canale YouTube, Ravagnani era diventato negli anni un volto familiare sui social, capace di parlare ai giovani con il linguaggio dei reel e di una comunicazione diretta, spesso lontana dai codici tradizionali del clero.
Nella nota ufficiale, monsignor Agnesi scrive:
“Carissimi, è doveroso condividere con voi che don Alberto Ravagnani ha comunicato all’arcivescovo la decisione di sospendere il ministero presbiterale. La sofferenza che una simile decisione provoca in tante persone può diventare anzitutto occasione di preghiera e di affidamento al Signore”.
Il vicario generale invita la comunità parrocchiale e diocesana a continuare ad accompagnare coloro che hanno condiviso negli anni le proposte educative, liturgiche e spirituali. In particolare, la parrocchia di San Gottardo proseguirà con l’adorazione eucaristica del giovedì sera, un appuntamento che rappresenta per molti giovani un momento prezioso di preghiera, riconciliazione e fraternità.
Originario di Brugherio, classe 1993, Alberto Ravagnani era stato ordinato sacerdote nel 2018 nella diocesi di Milano. È diventato un influencer durante i primi mesi della pandemia, distinguendosi per uno stile pastorale non convenzionale che negli anni ha acceso consensi, critiche e un dibattito interno alla Chiesa sull’uso dei social da parte dei sacerdoti. Tra le sue scelte più discusse, quella di non vestirsi sempre con l’abito talare e di utilizzare i nuovi media per raggiungere un pubblico più ampio.
Nelle storie Instagram pubblicate nelle ore successive all’annuncio della diocesi, l’ex sacerdote non ha comunicato direttamente la sua decisione, ma ha pubblicato un reel in cui ripercorre la sua vita. “Da piccolo volevo fare tutt’altro. Ma a 14 anni una persona mi ha detto che la fede o si sceglie o si scioglie, così ho scelto di essere cristiano, di andare a messa e all’oratorio”, racconta nel video. “A 17 anni durante una confessione faccio davvero esperienza di Dio e cambio, mi prendo bene per Gesù. A 24 anni prendo la scelta più importante della mia vita, divento prete”.
La tempistica della scelta non è passata inosservata. Nelle stesse ore in cui la Curia rendeva nota la decisione, Ravagnani pubblicava sui social contenuti di promozione del suo ultimo libro, La scelta, in uscita il 10 febbraio e che potete acquistare su Amazon ad un prezzo scontato. Un titolo che oggi assume un significato inevitabilmente più ampio. Nella sua bio social, al momento, compare ancora la qualifica di “prete e youtuber”, un dettaglio che nelle prossime ore potrebbe cambiare.
In un’intervista passata al Corriere della Sera, l’ex prete influencer aveva raccontato che la sua scelta di entrare in seminario inizialmente non era stata ben accolta dalla famiglia. “All’inizio hanno preso malissimo la decisione: papà si è arrabbiato, mamma è scoppiata a piangere. Pensavano fosse una scelta folle, e che non sarei stato felice”, aveva dichiarato. Del giorno dell’ordinazione conservava un ricordo emozionante: “Dalla discesa dal bus all’ingresso nella sacrestia del Duomo per pregare insieme: un’emozione dell’altro mondo”.
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Negli ultimi mesi il profilo di Ravagnani era già finito al centro delle polemiche. A settembre 2025 aveva pubblicato un video in cui pubblicizzava un’azienda di integratori alimentari con lo slogan “Santo sì, ma anche sano”, pur assicurando che i proventi della sponsorizzazione andavano a opere di evangelizzazione. “Pregare non basta, ciccini: gli integratori mi aiutano a rimanere forte e sano per affrontare la mia missione”, aveva detto nel video invitando i follower a usare il link in bio per acquistare i prodotti.
I commenti critici erano stati numerosi: “Stai oltrepassando il limite Don, un sacerdote deve fare altro”, “Dai, non ce credo”. La sua risposta era stata: “Prova a chiedere al tuo parroco come recupera i soldi della parrocchia. Feste, mercatini, collaborazione con le aziende del territorio. Io faccio lo stesso, ma online”. Dopo le critiche dei follower era arrivato anche un richiamo informale della Curia, segnale di un disagio mai del tutto risolto.
Il tema era emerso indirettamente anche dalle parole dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che senza citare casi specifici aveva espresso perplessità sull’uso dei social da parte dei preti. Pur riconoscendo la necessità di parlare il linguaggio dei giovani, Delpini aveva ribadito come le fragilità adolescenziali richiedano soprattutto relazioni dirette e presenza concreta, non solo comunicazione digitale.
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Ravagnani era stato tra i protagonisti del primo Giubileo degli influencer cattolici e missionari digitali, tenutosi a Roma nell’estate 2025.
A proposito di sacerdoti popolari, ricordate il prete bello che fece impazzire tutti nel periodo dell’elezione di Papa Leone? Sapete è brasiliano ma di origini italiane?
