Ci lascia Marina Vlady, attrice, cantante e scrittrice franco-russa tra i volti più noti del cinema francese del Novecento. L’artista aveva 88 anni ed è morta oggi 24 settembre 2026, come comunicato dalla sua famiglia all’agenzia France-Presse. Nel corso di una carriera lunga decenni, Vlady lavorò anche in Italia, dove da giovanissima costruì una parte importante del suo percorso cinematografico.
Nata a Clichy il 10 maggio 1938 con il nome di Catherine Marina de Poliakoff-Baïdaroff, Marina Vlady proveniva da una famiglia di origine russa. Suo padre Vladimir Poliakoff era un baritono d’opera, mentre la madre Militza era una prima ballerina. Entrambi erano immigrati arrivati in Francia dopo essere fuggiti dalla Russia in seguito alla Rivoluzione del 1917.
Prima ancora della recitazione, Vlady si avvicinò alla danza e da bambina entrò nel mondo dell’Opéra di Parigi. La sua esperienza come ballerina, tuttavia, durò poco: fu il cinema a diventare la sua vera strada professionale. A soli 10 anni ottenne infatti una prima parte nel film franco-italiano Orage d’été, diretto da Jean Gehret e uscito nel 1949. La sua infanzia e adolescenza furono profondamente legate anche all’Italia. In un’intervista, ricordando gli inizi della sua carriera, l’attrice spiegò di aver cominciato a lavorare proprio nel nostro Paese:
“Ho iniziato a recitare quando avevo dieci anni in Italia. Ho vissuto lì fino a 17 anni e ho sposato Robert Hossein. Una delle mie sorelle e mia madre erano con me. Ho avuto i primi ruoli, come in Giorni d’amore, con Mastroianni, un film molto bello. Ero un’adolescente alta: a 13 anni ero alta 1 metro e 70, quindi fisicamente ero già una giovane donna. Uno dei miei primi ruoli in Italia è stato quello di una giovane madre, anche se non avevo idea di cosa fossero il sesso o la maternità!”
Tra le figure più importanti della sua vita e della sua carriera ci fu Robert Hossein, regista e attore che Marina Vlady sposò quando aveva appena 17 anni. Il matrimonio terminò alcuni anni più tardi con un divorzio, ma il rapporto professionale tra i due fu particolarmente intenso: Vlady recitò infatti in diverse opere dirette da Hossein e insieme divennero una delle coppie più riconoscibili del cinema dell’epoca.
Nel cinema italiano lavorò anche con Marco Ferreri, con cui girò Una storia moderna – L’ape regina. Tra i due, raccontò successivamente l’attrice, nacque anche un rapporto di amicizia. In un’intervista a Festival Lumiere, Vlady ricordò così il regista e un curioso episodio avvenuto durante le riprese:
“Marco Ferreri era un uomo affascinante, un mio amico con cui sono andata immediatamente d’accordo. Ricordo il momento in cui, improvvisando, dopo aver girato sulla spiaggia di Ostia, si spogliò e si buttò a mare. Io lo seguii! Il film mi valse il premio come miglior attrice a Cannes nel 1963. Fu completamente inaspettato”
Marina Vlady continuò a lavorare tra cinema, televisione e teatro, mantenendo per decenni una presenza significativa nella cultura francese e internazionale.
Nella sua vita privata ebbe tre figli. Igor e Pierre Hossein nacquero dal matrimonio con Hossein, mentre Vladimir Brouillet nacque dalla sua seconda unione, quella con l’imprenditore e aviatore Jean-Claude Brouillet.
Con la sua scomparsa se ne va una delle interpreti francesi che più a lungo hanno attraversato la storia del cinema europeo, dagli esordi da bambina fino alle numerose esperienze artistiche maturate negli anni successivi.
Visualizza questo post su Instagram
