L’Italia piange Alex Zanardi, morto a Noventa Padovana nella serata del 1 maggio 2026 all’età di 59 anni. La notizia è stata comunicata dalla famiglia insieme a Obiettivo 3, l’associazione di atleti disabili ideata proprio da Zanardi. “Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari”, recita il comunicato ufficiale. Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 23 ottobre. I dettagli sui funerali saranno comunicati in seguito.
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Dal 2020, dopo il secondo drammatico incidente in handbike sulle colline sopra Pienza, le condizioni di salute dell’ex pilota erano state tenute riservate. La famiglia aveva scelto il silenzio, l’unica strada per custodire la dignità di un uomo che aveva incarnato la resilienza come pochi altri al mondo.
Nato a Bologna, Zanardi aveva scoperto il fascino della velocità sui kart a Castel Maggiore. Il talento precoce lo aveva portato in Formula 3000 e poi in Formula 1, dove aveva debuttato nel 1991 alla corte di Eddie Jordan. Erano seguiti passaggi difficili con Minardi e Lotus, anni a lottare per i punti in una categoria che non fa sconti, fino al capitolo finale con la Williams nel 1999.
Ma Zanardi non si era mai arreso. Come scrive il Corriere della Sera, era volato alla conquista dell’America, dove nella IndyCar aveva conquistato titoli e gloria. Alcuni suoi sorpassi, come quello leggendario a Laguna Seca, restano nella memoria collettiva degli americani. “Zanna” era diventato “The Italian Legend”, ospite delle principali emittenti statunitensi.
Poi il 15 settembre 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, durante una gara di Formula Cart, era arrivato il maledetto incidente. Alex Tagliani lo aveva colpito a oltre 300 chilometri orari. Zanardi aveva rischiato la vita, perdendo entrambe le gambe, che gli vengono amputate. I medici lo avevano salvato, ma soprattutto lo aveva salvato la sua incredibile forza di volontà.
Si era sottoposto a 15 operazioni, aveva immaginato e fatto realizzare comandi speciali pur di tornare a correre. E quando ci riusciva, al volante di macchine adattate per guidare soltanto con l’uso delle mani, raccontava sorridendo: “Ragazzi, ho il piede pesante”.
Quando Alex Tagliani, tormentato a lungo dalle immagini dello schianto, lo aveva incontrato anni dopo con le protesi, Zanardi gli aveva detto: “Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono più alto”. La Bmw lo aveva scelto come testimonial capace di spostare il limite del possibile.
Ma i motori non bastavano più. Zanardi voleva lasciare il segno nello sport paralimpico ed è stato un segno indelebile. Ai Giochi di Londra nel 2012 con l’handbike aveva conquistato due ori e un argento. Quattro anni dopo altri due titoli e un secondo posto, dopo aver dominato i campionati iridati in ogni parte del mondo. In totale, 4 medaglie d’oro olimpiche e 12 titoli mondiali.
Non erano solo le sue imprese sportive a renderlo un mito e un esempio per milioni di persone. Le sue ricerche nell’ambito dei materiali per protesi e carrozzine avevano contribuito al miglioramento della vita di chi si trova in condizioni di mobilità ridotta. Organizzava maratone benefiche, spingeva tantissimi disabili a praticare sport.
Al suo fianco, in ogni momento, c’era sempre stata sua moglie Daniela Manni, che aveva incontrato all’inizio degli anni 90, e che gli ha dato un figlio, Niccolò.
Poi, il 19 giugno 2020, di nuovo il buio. Sulle colline sopra Pienza, nel senese, durante una staffetta benefica, era avvenuto il drammatico urto contro un camion mentre era in handbike. Il quadro era gravissimo: traumi multipli e fratture alla faccia. Aveva passato un mese in coma, era stato sottoposto ad altre operazioni. Aveva resistito ancora una volta, ma il decorso era stato lungo e complicato.
Dopo più di un anno era tornato a casa dove era stato assistito da medici e dalla famiglia. Da allora, solo silenzio. Poche notizie per tutelare la dignità di un campione che aveva dato all’Italia e al mondo molto più di una vittoria: aveva dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai.
“L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità”, ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza d’animo fuori dal comune. Con i suoi risultati sportivi, con il suo esempio e con la sua umanità, ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai”.
