Con la scomparsa di Peppino Mazzullo, spentosi all’età di cento anni nella sua casa di Santo Stefano Briga (Messina) la cultura e lo spettacolo italiani perdono una delle voci più dolci, poetiche e inconfondibili del secondo Novecento.
Nato il 6 giugno 1926 nel piccolo borgo alle porte di Messina, Giuseppe Mazzullo è morto oggi dopo soli tre mesi dal traguardo del secolo di vita, circondato dall’affetto della sua comunità e lasciando in eredità oltre quarant’anni di magia televisiva, radiofonica e teatrale.
Cresciuto in una famiglia semplice di sette persone, con il padre vigile urbano segnato dalla malattia, prima di calcare i palcoscenici nazionali lavorava come tornitore presso i cantieri navali Rodriguez di Messina.
I suoi primi passi presero forma nel Teatro Auditorium San Gaetano del suo paese natale, sotto la guida di Placido Andriolo. Grazie all’interpretazione di un monologo scritto appositamente per lui, ottenne una borsa di studio che gli consentì di studiare, tra il 1947 e il 1950, all’Accademia d’Arte Cinematografica di Roma e all’Accademia d’Arte Drammatica di Milano sotto la direzione di Giovanni Orsini. Da lì si aprì una solida carriera teatrale con la compagnia di Guglielmo Della Seta, la compagnia di prosa della RAI e con Enzo Ferrieri.
La sua straordinaria duttilità vocale, affinata fin da piccolo quando la maestra elementare chiedeva agli alunni di imitare i versi degli animali, lo portò prima a interpretare celebri personaggi radiofonici della RAI -come il coniglio o il corvo portalettere signor Mosca – e poi a vestire i panni dello scolaro eternamente bocciato, Richetto, negli spettacoli dello Zecchino d’Oro degli anni Sessanta
Il destino di Mazzullo è tuttavia legato all’incontro con il personaggio che lo avrebbe reso immortale nell’immaginario collettivo: Topo Gigio.
Creata da Maria Perego e animata dal burattinaio Federico Caldura, la marionetta di gomma era stata doppiata nel 1959 da Domenico Modugno, ma fu Mazzullo, a partire dal 1961 e ininterrottamente fino al 2006, a trasfondergli un’anima inconfondibile. Per quarantacinque anni, espressioni come «Ma cosa mi dici mai?» e «Strapazzami di coccole» hanno accompagnato intere generazioni di bambini..
Il successo del personaggio travalicò i confini italiani, portando l’attore messinese a partecipare a ben 94 puntate del celebre The Ed Sullivan Show negli Stati Uniti, dove improvvisava in inglese e portoghese conquistando star internazionali del calibro di Ginger Rogers
“A due anni mi sono svegliato e ai piedi del letto ho visto una figurina che si agitava… mia mamma mi disse: “Non ti spaventare, è u fuddittu, il folletto, ti porterà fortuna”. Quando trentacinque anni dopo, nello studio della RAI con Maria Perego, ho preso in mano quel pupazzo di gomma, mi sono venuti i brividi: era proprio lui. Mi chiesero di dargli una voce e subito nacque: “Ma cosa mi dici mai? Io qui in città non ci voglio stare perché ci sono i gatti…”. Tra me e Gigio c’è sempre stato un rapporto quasi di simbiosi; per me era una persona vera, più autentica di tante persone in carne ed ossa”
Dopo la lunga stagione milanese e i successi televisivi, condivisi con la moglie Anna Maria De Matteis, nel 2004 Peppino Mazzullo decise di fare ritorno definitivo a Santo Stefano Briga
Nella sua terra ha fondato il “Piccolissimo Teatro di Messina”, dirigendo la Scuola di teatro comico e drammatico e promuovendo progetti culturali e sociali, tra cui un’opera audiovisiva ispirata a Dante e Beatrice incentrata sulla figura della donna e contro la violenza di genere
Insignito del premio Leggìo d’oro nel 2008 e del Premio alla voce dei ricordi nel 2011, Mazzullo ha vissuto la sua longevità con profonda serenità spirituale, confidando di sentirsi felice per quanto donato agli altri e attendendo con pace il rientro nel “tutt’uno”.
“Io? Ho un’infinita felicità dentro. Vivo per essere utile agli altri: per me non devo chiedere più nulla, ma finché posso dare qualcosa a qualcuno mi sento vivo
Ai ragazzi auguro di pensare prima agli altri che a se stessi, perché ognuno di noi ha un divino dentro che si sveglia solo quando si fanno cose per il bene altrui. Vorrei solo continuare a giocare con i bambini. Ma questo è ormai un mondo che non mi appartiene più”
I funerali si terranno giovedì 1 ottobre alle ore 15.30 nella chiesa di San Giovanni a Santo Stefano Briga, dove la sua comunità gli darà l’ultimo affettuoso saluto
