È morto sabato 5 luglio 2025 a Milano l’attore Sebastiano Filocamo, interprete appassionato e poliedrico, con una carriera di oltre quarant’anni tra teatro e cinema. La notizia è stata confermata dagli amici più stretti, ma la causa del decesso non è stata resa nota ufficialmente. Si sa che Filocamo stava affrontando da tempo problemi di salute importanti. Oggi alle ore 15.00 è prevista la benedizione della salma presso la camera mortuaria dell’Humanitas di Rozzano.
Filocamo, siciliano di origine, ma milanese di adozione, aveva raccontato la sua prima, indimenticabile esperienza teatrale:
“Ci trovammo davanti al carcere minorile Beccaria di Milano per iniziare le prove della prima regia di Elio de Capitani per il Teatro Dell’Elfo. Insieme ad Elio eravamo io, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Antonio Catania, Riccardo Bini. Ci raggiunse poi Ferdinando Bruni che in seguito creò scenografia e costumi. Così fu il mio inizio sulle scena teatrale. Lo spettacolo era Nemico di Classe e nessuno allora sapeva che sarebbe diventato un cult del teatro italiano.”
Al cinema ha lasciato un segno in diversi film d’autore: da Una pura formalità di Giuseppe Tornatore a Un eroe borghese di Michele Placido, passando per Tutti i rumori del mare di Federico Brugia e Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio.
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In occasione dell’uscita del film di Brugia, chi scrive aveva avuto l’opportunità di un’intervista nella quale Filocamo raccontò come si fosse preparato al ruolo, lavorando sul fisico – e mettendo su peso, non senza difficoltà – ma anche sulla voce.
“Gli ho dato una voce sporca, quasi senza modulazioni facendola uscire dalla pancia, non appoggiandola al diaframma. Una voce che arrivasse come una confessione intima, non una voce off da doppiaggio.”
Aveva ricordato con affetto il suo lavoro con Bellocchio per Sangue del mio sangue:
“L’amore e il grande rispetto che Bellocchio ha verso gli attori è inebriante e speciale. Ti senti avvolto e protetto quindi sempre disposto a dare di più. Il Maestro è il Cinema, quello vero, fatto di passione e genio e tanto artigianato. Mi ha lasciato una dedica sulla stampa di un suo disegno che per me vale più di un David di Donatello.”
Oltre a Bellocchio, Filocamo aveva lavorato anche con maestri come Maurizio Nichetti, Mario Monicelli, Francesca Archibugi, Cristina Comencini e Roman Polanski, autori scelti con grande cura, come lui stesso rivendicava.
Di sé ha detto: “In me scorre sangue siciliano. Mi piace dire che ho la testa nordica e il cuore sudicio.” Aveva accennato con ironia a un’infanzia non sempre serena in Sicilia, scherzando sul fatto che non gli piacesse l’estate e non sapesse nuotare.
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Con lucidità e orgoglio, aveva riflettuto anche sul senso del suo mestiere:
“Ho sempre dovuto mostrare sul campo il mio valore e la qualità del mio lavoro non essendo un nome popolare. Vengo scelto per quello che riesco a costruire con il mio lavoro. Quello che dovrebbe essere questo mestiere. Non è così. Lo so ma sono un eterno ribelle. Alcuni non mi sopportano forse perché non sono mai stato nelle caste o nei salotti o nelle lobby. Mi vedono libero e questo a volte infastidisce.”
Nel 2022 aveva annunciato il suo progressivo distacco da Facebook, che considerava “la droga pop” di quest’epoca. E proprio su Facebook, in queste ore, sono tanti i colleghi e gli amici che lo stanno ricordando con affetto e commozione.
Tra i messaggi più toccanti, quello di Marcello Cesena, che ha condiviso un ricordo privato e tenero:
“Mi ricordo una tournée, noi due in camera insieme, e tu che ti svegliavi quattro ore prima di me e ci mettevi un’eternità a rivestirti. E ogni volta mi svegliavi. Ne abbiamo riparlato – ridendo – ogni volta che ci siamo reincontrati. Mi mancherai Sebi.”
Con la scomparsa di Sebastiano Filocamo se ne va un attore in grado di affrontare ogni personaggio con profondità e rigore. Un uomo a cui piaceva raccontarsi e raccontare piccoli aneddoti sulla sua vita professionale, mantenendo però un velo di mistero.
