Gabriele Celia, classe 1985, è l’autore del personaggio social del Boomer Milanese, una macchietta caricaturale ispirata in parte a suo padre e resa inconfondibile da un filtro Instagram che gli deforma il volto: dentoni, labbroni sporgenti, naso esagerato, come una caricatura vivente. Ma su Twitter c’è il suo volto reale: lineamenti normali, zero distorsioni. Ed è proprio qui che potete vederlo, finalmente senza filtri. Nell’articolo che segue invece, vi spieghiamo chi è e cosa fa nella vita.
Al Corriere della Sera, Celia ha raccontato qualcosa di sè, fuori dalla maschera. In passato ha studiato con pittori professionisti, lavorando come autore di opere e nella compravendita d’arte. Poi è diventato consulente assicurativo. Ma nell’ultimo anno, la crescita del Bauscia ha iniziato a interferire con la sua quotidianità lavorativa, costringendolo a ricalibrare tutto. “Mi presto a fare sponsorizzazioni. Ma non so se diventerà il mio primo lavoro. Lo sforzo va in quella direzione.”
Il Boomer Milanese è nato a luglio 2024 per caso e per gioco, spiega. “Ho fatto qualche video disimpegnato e disinteressato. Ho pubblicato i primi contenuti senza alcuna nozione o conoscenza dei meccanismi virali, e da lì poi è nato tutto.”
Non si era nemmeno accorto del successo: “In realtà me le hanno fatte notare gli amici, perché io neanche sapevo che i miei reel erano diventati virali. E i miei amici, conoscendomi, hanno subito capito che ero io, nonostante non avessi detto nulla a nessuno.”
Ora qualcuno lo riconosce. E questo lo sorprende:
“Sto iniziando ad avere quasi una crisi d’identità. Il fenomeno è oggetto di studio da parte di eminenti scienziati delle principali università americane, perché fino a qualche tempo fa non mi riconoscevano e non capisco come mai succeda ora. Forse chi ha l’occhio attento capisce chi sono perché in fondo nei video c’è la mia faccia storpiata: i miei amici mi dicono che assomiglio a quello che sarò tra vent’anni.”
La sua vena attoriale è sempre stata naturale:
“Sin da quando ero ragazzino mi dicevano che avrei dovuto fare recitazione, perché sono abbastanza teatrale nel modo di parlare e gesticolare. Imitavo colleghi, amici, mi viene naturale imitare i dialetti. Molti addetti ai lavori mi chiedono dove ho studiato, anche se non ho mai fatto una scuola di recitazione.”
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Anche se non ha vissuto la Milano anni ’90 da adulto, la ricorda bene perché è sempre stato un osservatore attento. E il suo Boomer, spiega, affonda nella memoria della città:
“Mani Pulite la ricordo bene. E poi quella Milano l’ho vissuta attraverso i racconti di mio padre: lui aveva tutte le caratteristiche del bauscia, aveva quello spirito. Mi sono ispirato a lui. Lo vedo come un personaggio che nasce dalla Milano di Tangentopoli, impregnato di quel sistema valoriale: un’epoca di furbastri, di fecondi chiacchieroni, in una città che era il centro del potere, del denaro e dell’illusione dell’onnipotenza. Il Boomer crede di essere un Padreterno, lui sa fare tutto. Devi riparare la macchina? Non c’è bisogno del meccanico, ci pensa lui. Sei a letto con la febbre? Non c’è problema, lui ha studiato Medicina con Jannacci.”
“Il filtro che rende iperbolico il mio volto è un biglietto da visita che fa capire sin da subito che il Boomer non ci è, ma ci fa” – spiega Gabriele – “è una maschera che rende immediatamente esplicito il messaggio del personaggio. Poi è diventato un elemento di repertorio, un soggetto indefinito ma ben definito, una macchietta che si respira nella quotidianità, che incontri ovunque”
