Ieri, in seguito alle polemiche scoppiate ai David di Donatello, Elio Germano ha risposto al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, con un lungo e appassionato intervento al Teatro Franco Parenti di Milano, durante un evento organizzato dalla rivista Domani. Nel suo discorso, l’attore ha anche approfondito le ragioni del suo dissenso.
L’attore ha detto, criticando il linguaggio utilizzato dal monistro per definire la sua protesta:
“Quando lui ha detto “cianciare”, non ho capito bene cosa intendesse. Ha parlato anche di “in solitudine”, ecco, quella roba lì. È proprio questo che mi ha preoccupato: assistere a un discorso fatto di “ciance in solitudine”, poco rispettoso del Quirinale”
Germano ha ribaltato l’accusa di “cianciare in solitudine” lanciata da Giuli, sostenendo che è invece il ministro ad essere scollegato dalla realtà del settore:
“In questi mesi io non ho semplicemente condiviso delle preoccupazioni, ma i drammi reali di persone che non sanno cosa dire alle loro famiglie, perché da un anno e mezzo sono senza lavoro. Parliamo del comparto cinema, un settore che porta allo Stato italiano tre volte tanto in termini economici”
La grande ambizione.
Elio Germano risponde al ministro della cultura che lo accusa di ciance solitarie.
Ascoltate e divulgate.
Sembra proprio che Berlinguer continui a vivere in questo personaggio nella vita reale.
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Al centro della sua denuncia c’è anche la politicizzazione delle nomine nelle istituzioni culturali:
“Quello che noi vediamo con grossa preoccupazione è che in posti importanti, che fanno davvero la differenza nella vita delle persone, stanno mettendo figure scelte più per la loro vicinanza politica che per la loro competenza. Non è una questione etica, è una questione concreta”
Ma la critica più netta è rivolta alla gestione della comunicazione istituzionale:
“Io penso che sia assolutamente normale che un cittadino possa criticare un rappresentante delle istituzioni. Più inquietante è invece che un ministro faccia nome e cognome di un cittadino. Mi era già successo con Salvini. In quale altra parte del mondo accade una cosa simile?”
Lo scontro era iniziato durante la cerimonia dei David di Donatello 2025. Elio Germano, premiato come miglior attore protagonista per Berlinguer – La grande ambizione, aveva usato il palco per denunciare la crisi profonda del settore cinematografico italiano e criticare l’operato del ministro Giuli. Il suo intervento aveva messo in discussione anche le nuove linee guida sui finanziamenti al cinema, che secondo Germano “privilegiano film con contenuti identitari e positivi verso l’Italia”
Ci vorrebbe un Elio Germano in ogni settore produttivo italiano.
Con il fumo, le parole e le bugie non si risollevano le sorti di chi sta attraversando la peggiore crisi dal dopoguerra.
Crisi economica, di valori, di etica, di giustizia, di competenze e di onestà intellettuale. pic.twitter.com/iEprWtRdPy— I.N.G. Fiore 2 🇪🇺 #EstremistaEuropeo (@INGFiore2) May 7, 2025
“Se guardate la storia del cinema italiano quello che ci ha resi famosi nel mondo non sono certo i film celebrativi. Qual è il film che parla bene dei personaggi italiani? La nostra tradizione è fatta di sarcasmo, di commedia, di ironia feroce. È proprio questo che ci hanno sempre apprezzato nel mondo”
In risposta, Giuli aveva accusato Germano di far parte di una “minoranza rumorosa” che si impadronisce delle istituzioni culturali per “cianciare in solitudine”, parole che hanno innescato l’indignazione dell’attore e l’ondata di sostegno da parte di molti nel mondo dello spettacolo.
Germano, nel suo intervento al Teatro Parenti, ha poi collegato quella risposta istituzionale a un clima sempre più pericoloso di delegittimazione pubblica:
“Mi ricordo che, ai tempi, sui siti della Lega girava la mia faccia con un bersaglio da tiro a segno. Sono cose che possono degenerare. Non voglio finire anch’io in cronaca nera, ma il rischio esiste. Perché un rappresentante politico rappresenta tante persone, e alcune possono sentirsi legittimate a compiere atti violenti. Io, invece, non rappresento nessuno: parlo solo per me”
Germano ha concluso il suo intervento con un appello alla libertà di espressione e contro l’autocensura:
“A me hanno cercato di far paura da sempre, eppure continuo a lavorare. Perché finché porti soldi, quello conta. Dobbiamo liberarci da questo terrorismo che ci costringe ad autocensurarci. Non succede niente. È la democrazia”
