Enzo Iacchetti ha fatto chiarezza sul suo orientamento politico, definendosi un militante comunista. Il conduttore, attore e comico ne ha parlato lo scorso 17 luglio 2026 a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, durante l’evento organizzato nell’ambito della rassegna Naturalmente Pianoforte curata da Andrea Scanzi.
Iacchetti ha spiegato di non considerare offensiva la definizione di “comunista”, rivendicando il valore che attribuisce a questa parola e distinguendolo dalle degenerazioni storiche del movimento.
“Non trovo che la definizione sia un’offesa perché al di là dei milioni di persone che ha ucciso Stalin, non ho mai più conosciuto un delinquente che facesse parte del partito comunista”

L’artista ha poi raccontato il suo legame con la figura di Enrico Berlinguer, indicandolo come il suo modello politico e umano:
“Quando ero bimbo, c’era una persona che se tutti i politici fossero stati come lui, probabilmente eravamo tutti comunisti: Berlinguer è il mio ideale di militante comunista”
Secondo Iacchetti, il significato della parola comunista è legato soprattutto all’impegno sociale:
“Essere comunista vuol dire aiutare i poveretti, difendere i bisognosi, parlare male di chi governa uno Stato e lo sta riducendo in poltiglia, parlare male di eserciti e guerrafondai, parlare male dei pedofili che governano gli Stati Uniti“
Le parole fanno riferimento anche alla situazione politica internazionale, dalle guerre in corso tra Russia e Ucraina e in Medio Oriente fino al dibattito sugli Epstein Files e al coinvolgimento del presidente statunitense Donald Trump nelle polemiche legate alla vicenda.
Come scrive il Corriere della Sera, durante l’incontro Iacchetti ha affrontato anche il tema del rapporto tra artisti e impegno politico, commentando le recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori, secondo cui gli artisti non dovrebbero necessariamente esporsi politicamente dal palco.
Iacchetti è tornato sulla questione, replicando: “Chi si espone, si espone. Chi sta zitto, sta zitto. Ma io preferisco uno che sta zitto piuttosto che uno che dice che gli artisti non devono esporsi. Dicendo così ti sei già esposto dall’altra parte, caro De Gregori”. Poi ha aggiunto una battuta pungente sul cantautore romano: “Ora ho capito perché non ho mai capito la Donna Cannone”
L’impegno politico di Iacchetti, però, non è cosa recente. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel marzo 2026, l’artista aveva raccontato di essere stato eletto consigliere comunale a soli 19 anni a Maccagno, nelle file del PCI, ottenendo 150 preferenze.
“In paese, poco più di mille anime, si fronteggiavano sempre due liste: una della Dc e una dei Comunisti. Dodici posti alla maggioranza, tre all’opposizione. Facevo i comizi nella piazza, arrivavo col megafono scassato. Gli anziani mi guardavano, sbadigliavano, si ritiravano nel bar: ossignùr, quando finisce il baccano chiamaci”
Iacchetti aveva ricordato anche la paura di essere ascoltato dal padre durante quei primi comizi: “Io parlavo e davanti a me non c’era nessuno. Meglio: ero terrorizzato dall’idea che passasse di lì mio padre, perché sarebbe successo un pandemonio in pubblico”
L’artista aveva però precisato di non aver mai avuto la tessera del PCI e aveva raccontato il suo rapporto con il voto dopo la morte di Berlinguer:
“Quando è morto Berlinguer sono stato vent’anni senza votare: grande errore, mi pento. Non votare vuol dire consegnarsi a un mondo pessimo”
