Durante una masterclass tenuta al Karlovy Vary Film Festival, l’attore Stellan Skarsgård ha spiazzato il pubblico parlando apertamente del suo rapporto con Ingmar Bergman, scomparso nel 2007 e pluricandidato agli Oscar. Pur riconoscendone il genio registico, Skarsgård ha messo a nudo il lato oscuro dell’uomo, definendolo senza mezzi termini “un nazista” e un manipolatore.

Come riporta Variety, l’attore ha detto:
“Era l’unica persona che conosco ad aver pianto quando è morto Hitler. Continuavamo a giustificarlo, ma avevo la sensazione che avesse una visione distorta degli altri esseri umani. Alcune persone, per lui, non erano degne”.
Skarsgard, che ha 74 anni, ha raccontato di aver lavorato con Bergman in due occasioni, ma di aver sempre scelto di tenerlo a distanza.
“Il mio rapporto complicato con Bergman ha a che fare con il fatto che non fosse una bella persona. Era un bravo regista, ma si può comunque definire qualcuno uno str**zo. Probabilmente anche Caravaggio era uno stronzo, ma ha dipinto opere straordinarie.”

Non è la prima volta che Skarsgard parla di Ingmar Bergman: tempo fa, a The Guardian, disse:
“Bergman era molto intelligente, ma non mi è mai piaciuto come persona. Tutti i registi sono maniaci del controllo, ma lui era estremo. Alcune persone le distruggeva non per renderle attori migliori, ma per esercitare il suo potere.”
E poi spiegò anche che controllava molti ambiti e lo paragonò a Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.
“Cercava persino di controllare la vita delle persone, provò a controllare l’intera industria cinematografica svedese, licenziava e nominava i dirigenti di teatri e televisioni, era coinvolto in tutto. E schiacciava le persone, le distruggeva. Non era affatto una brava persona. Ma un grande regista.”
Skarsgård ha ammesso: “Lavorare con lui, nel momento del lavoro, era divertente. Ma al di fuori di quello, sentivo la paura che lo circondava. Anche quando arrivava sorridendo — bastava un sorriso per far ridere tutti — c’era questa sensazione orribile… Probabilmente doveva essere lo stesso che si provava intorno a Goebbels, o qualcosa del genere.”

Ben diverso, invece, il giudizio sull’amico e regista Lars von Trier, con cui ha collaborato a lungo in film come Dogville, Melancholia e Nymphomaniac. Sebbene il regista danese sia famoso per i suoi eccessi e per aver scioccato Cannes nel 2011 dichiarandosi “nazista” durante una conferenza stampa, Skarsgård ha chiarito:
“Tutti in quella stanza sapevano che non era un nazista, era l’opposto. Ma tutti usarono quella battuta fuori luogo come titolo, e così chi leggeva solo i titoli cominciò a pensare che lo fosse davvero”.
Von Trier, spiega, era cresciuto con un padre ebreo, per poi scoprire sul letto di morte della madre che quello non era il suo vero padre, ma un altro uomo tedesco. “Lars ha un’ironia che in alcune parti del mondo non è compresa. Non è un misogino, è lui stesso i personaggi femminili che scrive”. Skarsgård ha aggiunto: “Lo amo, amo il suo lavoro, anche se questo non significa che sia sempre d’accordo con lui. Non sei sempre d’accordo nemmeno con tua moglie”.
Di recente Bryce Dallas Howard ha parlato della sua esperienza con Von Trier, segnata da tentativi di manipolazione e insulti, che lei riuscì a farsi scivolare addosso.
