Eric Dane ha raccontato per la prima volta in modo approfondito quanto le sue dipendenze abbiano influito sulla carriera e, in particolare, sull’uscita da Grey’s Anatomy, la serie che lo aveva reso famoso in tutto il mondo grazie al ruolo del dottor Mark Sloan. Nel memoir postumo My Book of Days: A Memoir in Moments, scritto prima della sua morte, avvenuta nel febbraio 2026, l’attore ha ripercorso gli anni più difficili trascorsi sul set, ammettendo che i suoi problemi personali potrebbero aver contribuito alla decisione di eliminarlo dalla serie. Secondo la sua ricostruzione, però, il motivo principale sarebbe stato economico: nonostante la popolarità del personaggio, il suo compenso era diventato troppo elevato per la produzione.
Gli estratti del libro, pubblicati in esclusiva da People, ricostruiscono un periodo che Dane aveva vissuto con particolare difficoltà. L’attore aveva già avuto problemi di dipendenza da sostanze durante i suoi vent’anni, ma l’arrivo in Grey’s Anatomy nel 2006 aveva segnato una svolta positiva nella sua carriera. Per alcuni anni era riuscito a gestire la situazione, fino a quando, nel 2008, un infortunio al collo durante un allenamento aveva contribuito a una ricaduta legata all’uso di antidolorifici. Le conseguenze, secondo il suo racconto, erano diventate progressivamente evidenti anche sul lavoro, modificando non soltanto il suo aspetto fisico, ma anche il modo di comportarsi con i colleghi.
Dane ha descritto quel periodo ricordando di essere dimagrito notevolmente e di aver perso la vitalità che lo aveva sempre contraddistinto sul set. Da persona allegra e scherzosa, aveva cominciato a isolarsi, parlando sempre meno e cercando di nascondere le proprie difficoltà. Non aveva reazioni aggressive né comportamenti plateali, ma tendeva piuttosto a chiudersi in sé stesso. Aveva stabilito una regola personale, quella di non presentarsi al lavoro sotto l’effetto delle sostanze, ammettendo però di non essere sempre riuscito a rispettarla. Anche i colleghi avevano notato il cambiamento e, come ha ricordato nel libro, i loro sguardi non esprimevano giudizio o rabbia, ma soprattutto preoccupazione e tristezza.
A offrirgli sostegno era stata anche Shonda Rhimes, creatrice di Grey’s Anatomy, che lo aveva preso da parte più volte assicurandogli che lo avrebbe aiutato qualora avesse avuto bisogno di interrompere temporaneamente il lavoro. Durante gli anni trascorsi nella serie, Dane aveva affrontato cinque percorsi di riabilitazione, cercando di recuperare una maggiore stabilità. Nonostante gli sforzi, però, il suo rapporto con il personaggio di Mark Sloan era progressivamente cambiato. L’attore ha raccontato di essere arrivato a un punto in cui sentiva di aver dato tutto al ruolo, senza sapere come trovare una via d’uscita da una produzione che continuava ad avere enorme successo.

La decisione definitiva arrivò nel 2012, al termine dell’ottava stagione, quando Rhimes gli comunicò che non sarebbe tornato nella successiva. Nel memoir Dane ha affrontato direttamente il possibile rapporto tra quella scelta e le sue dipendenze, precisando che, a suo giudizio, non erano state la causa principale dell’esclusione, pur riconoscendo che certamente non avevano aiutato. “Il motivo erano i soldi“, ha scritto, spiegando di essere convinto che il suo compenso fosse ormai diventato troppo alto rispetto alle esigenze della produzione. “Nonostante la popolarità di Mark Sloan, ero diventato troppo costoso. Ero diventato sacrificabile“, ha aggiunto. Si tratta della spiegazione fornita dall’attore, non di una motivazione confermata ufficialmente dalla produzione della serie.
Dopo l’uscita da Grey’s Anatomy, Dane aveva proseguito la carriera interpretando il protagonista di The Last Ship e, successivamente, Cal Jacobs in Euphoria. Le difficoltà personali, tuttavia, non erano scomparse. Nel libro ha raccontato anche le conseguenze che le dipendenze e i periodi di depressione avevano avuto sulla vita familiare e sul matrimonio con Rebecca Gayheart, dalla quale si era separato nel 2018. Nonostante la fine della relazione sentimentale, i due erano rimasti molto legati, continuando a crescere insieme le figlie Billie e Georgia. Rebecca gli era stata accanto anche durante la malattia, dopo la diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica, resa pubblica nell’aprile 2025.
Eric Dane è morto il 19 febbraio 2026, all’età di 53 anni, in seguito alle complicazioni della SLA. Il suo libro, che arriverà nelle librerie il 3 novembre 2026, raccoglie i ricordi della carriera, le difficoltà affrontate e il rapporto con le persone più importanti della sua vita. Tra questi, anche gli anni trascorsi in Grey’s Anatomy, durante i quali aveva raggiunto una popolarità enorme, pur vivendo una situazione personale molto più complessa di quanto apparisse al pubblico.
