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Home » Personaggi » Fratell Menendez, la richiesta di riduzione pena sarà ritirata dalla procura? “Non sono pentiti”

Fratell Menendez, la richiesta di riduzione pena sarà ritirata dalla procura? “Non sono pentiti”

Il governatore Gavin Newsom sta comunque valutando la possibilità di concedere loro clemenza: un'udienza a fine marzo potrebbe fare chiarezza
Simone FrigerioDi Simone Frigerio10 Marzo 2025
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I fratelli Erik e Lyle Menendez
I fratelli Erik e Kyle Menendez
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Il procuratore distrettuale di Los Angeles Nathan Hochman ha ufficialmente ritirato il sostegno alla richiesta di riduzione della pena per Lyle ed Erik Menendez, i fratelli condannati negli anni ’90 all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per l’omicidio dei loro genitori, Jose e Kitty Menendez, avvenuto nel 1989.
La decisione arriva dopo che il suo predecessore, George Gascón, aveva aperto alla possibilità di rivedere la pena, ritenendo che i due fossero ormai riabilitati dopo 35 anni di carcere.

Hochman ha motivato il cambio di rotta affermando che i fratelli Menendez rappresentano ancora oggi un “rischio irragionevole per la sicurezza della comunità”, sottolineando che non hanno mai “accettato pienamente la responsabilità delle loro azioni criminali”.

In particolare, ha ricordato che i due fratelli “non solo hanno mentito dicendo di essersi solo difesi, ma hanno costruito attorno a quella menzogna un’intera rete di bugie”. Il procuratore ha anche accusato i Menendez di aver compiuto “azioni deliberate e meditate” subito dopo l’omicidio, cercando di insabbiare il crimine.

Durante una conferenza stampa il procuratore ha dichiarato (THR)

“Inizialmente si professavano innocenti. Hanno persistito in questa bugia e l’hanno portata avanti per mesi. Se Erik non avesse confessato al proprio terapista, e se quella confessione non fosse stata registrata e consegnata alla polizia, i due avrebbero continuato a dire che non erano stati loro.”

La nuova posizione dell’ufficio del procuratore è stata formalizzata con una mozione di 88 pagine presentata al tribunale per ottenere l’autorizzazione a ritirare ufficialmente la richiesta di riduzione della pena. Hochman ha sottolineato che i fratelli non hanno mai mostrato una piena consapevolezza della gravità del loro crimine, paragonando il caso a quello di Sirhan Sirhan, l’assassino di Robert Kennedy, a cui il governatore Gavin Newsom negò la libertà vigilata nel 2021 proprio per mancanza di pentimento.

Leslie Abramson con Erik e Lyle Menendez
Leslie Abramson con Erik e Lyle Menendez al processo

La decisione rappresenta una brusca inversione rispetto all’approccio del precedente procuratore Gascón, che lo scorso ottobre si era espresso a favore di ridurre le condanne a 50 anni, rendendo i fratelli immediatamente idonei alla libertà condizionale.

Gascón, noto per la sua posizione progressista in materia di giustizia penale, aveva sostenuto che i Menendez fossero cambiati dopo tre decenni di carcere e che nuove prove emerse nel 2023 dessero credito alle rivendicazioni riguardo agli abusi sessuali, fisici ed emotivi subiti dai due da parte del padre.

Tuttavia, Hochman ha liquidato queste nuove prove come parte di un “modello di menzogne e inganni”. Secondo lui, l’interesse della giustizia giustifica il ritiro del sostegno, e la proposta di clemenza deve essere valutata alla luce del pericolo che i due continuano a rappresentare per la società.

Nel frattempo, rimane fissata per il 20-21 marzo un’udienza davanti al giudice Michael Jesic, che potrebbe decidere se proseguire il processo di riesame della pena o rinviarlo.
Parallelamente, i legali dei Menendez hanno chiesto clemenza al governatore Newsom, il quale ha annunciato pubblicamente nel suo podcast “This Is Gavin Newsom” di aver incaricato la Commissione per la libertà condizionata della California di condurre una valutazione del rischio, che potrebbe influenzare la sua decisione finale.

Il caso Menendez ha catturato nuovamente l’attenzione del pubblico dopo l’uscita della serie Netflix prodotta da Ryan Murphy  che ha riportato in auge la discussione sul processo e sulla presunta veridicità delle accuse di abuso familiare.

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