La basilica di Sant’Ambrogio era colma. Dentro non c’era più spazio, fuori sono rimasti in tanti, in silenzio, ad aspettare. Milano si è fermata per salutare Achille Barosi, sedici anni, studente dell’Artistico delle Suore Orsoline, morto nella notte di Capodanno nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera.
#CransMontana, “Perdutamente” di #Lauro per l’addio a Achille #Barosi pic.twitter.com/7VWW0vPtNa
— askanews (@askanews_ita) January 7, 2026
Il rogo, scoppiato tra il 31 dicembre e il primo gennaio, ha causato quaranta vittime e oltre cento feriti. Achille, che amava costruire e disegnare ed era appassionato d’arte, era riuscito a uscire illeso dal bar una prima volta. Poi ha fatto una scelta che gli è costata la vita: è rientrato nel tentativo di salvare un’amica che non avrebbe più rivisto. Un gesto che si è rivelato purtroppo fatale.
La bara bianca ha attraversato il sagrato tra due ali di folla. A salutare il giovanissimo c’erano tutti: la famiglia, gli amici, i compagni di scuola. Tra loro anche Edoardo, che quella notte era con lui e si è salvato dalle fiamme. L’uscita dalla chiesa è stata accompagnata da forti applausi e dalle note di Perdutamente di Achille Lauro, cantata a squarciagola da tutti i presenti.
Alcuni versi della canzone riecheggiano quel che è successo a Le Constellation e il gesto coraggioso di Achille: “Ho visto un uomo morire per gli altri” e poi:
“E se bastasse una notte, sì, per farci sparire
Cancellarci in un lampo come un meteorite
Sì, godersi l’impatto e non ci importa la fine
Se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino
Perdutamente, siamo in mare aperto
Perdutamente, è già mattino presto
Se mancasse una notte, voglio un nuovo vestito
Se per Dio siamo niente, di niente, di niente
Un fuoco d’artificio”
Dentro la chiesa, le parole dei genitori sono rimaste sospese nell’aria. Mamma Erika ha parlato di un’anima antica, di un figlio libero, delle montagne amate, del volo che ora immagina per lui. La donna ha raccontato quanto amassero cantare insieme quella canzone in macchina, un ricordo intimo e prezioso che ha voluto condividere con tutti i presenti. Il papà Nicola ha raccontato uno smarrimento totale, un dolore che cambia ogni cosa, che svuota e disorienta.
Fuori dalla basilica, dopo il canto corale, c’è stato l’abbraccio del nonno, le lacrime, una frase sussurrata al feretro: “Ora lo porto via con me”. Una cerimonia carica di commozione e dolore, ma anche di affetto e memoria per un ragazzo che ha dimostrato coraggio fino all’ultimo istante della sua giovane vita.
Tornando alla strage in Svizzera, Roberta Bruzzone ha spiegato perché alcuni ragazzi si sono fermati a riprendere le fiamme invece di mettersi in salvo, mentre Flavio Briatore, da imprenditore, ha chiarito perché il locale non avrebbe dovuto ottenere la licenza.
