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Home » Personaggi » Gino Paoli, il tentativo di suicidio e la pallottola nel cuore: cosa accadde davvero quel giorno del 1963

Gino Paoli, il tentativo di suicidio e la pallottola nel cuore: cosa accadde davvero quel giorno del 1963

Gino Paoli nel 1963 tentò il suicidio sparandosi al cuore e da allora convive con un proiettile nel cuore. Ecco cosa successe quel giorno e le reazioni di Stefania Sandrelli e Ornella Vanoni.
Patrizio MarinoDi Patrizio Marino24 Marzo 2026Aggiornato:26 Marzo 2026
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Gino Paoli
Gino Paoli
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Non tutti sanno che Gino Paoli, dall’11 luglio 1963 fino al giorno della sua scomparsa, il 24 marzo 2026, ha vissuto più di sessant’anni con un proiettile nel cuore. L’artista, infatti, quel giorno tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola al cuore. La pallottola si fermò nel torace senza intaccare organi vitali ma fu impossibile asportarla chirurgicamente. Il cantante raccontato cosa successe quel giorno e nel tempo, anche Stefania Sandrelli e Ornella Vanoni hanno raccontato la loro versione dei fatti.

Gino Paoli, in un’intervista al Corriere della Sera, raccontando il suo tentativo di suicidio disse:

“Ogni suicidio è diverso e privato. È l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov’è tuttora incapsulato. Ero a casa da solo. Anna, allora mia moglie, era partita; ma aveva lasciato le chiavi a un amico, che poco dopo entrò a vedere come stavo”.

Qualche anno dopo, nel maggio del 2019, intervistato da Walter Veltroni su 7 del Corriere della Sera, il cantautore genovese ha raccontato perché tentò il suicidio:

“Per andare a vedere cosa c’era dall’altra parte. Non ho una ragione specifica. Avevo avuto tutto dalla vita. Almeno credevo di aver avuto tutto, di aver visto tutto, di non avere ormai più niente da guardare. Quindi volevo andare a vedere dall’altra parte. È una (omissis) mostruosa, quello che ho fatto quel giorno. Tutto quello che poi è successo nella mia vita non lo avrei fatto e c’erano un bel po’ di cose che volevo fare e che erano belle da vivere. Che è stato bello vivere. Però i ragazzi sono spesso cretini. Almeno io lo fui”.

In un’intervista del 2025 al Corriere ha confermato che effettivamente le sue intenzioni erano queste. E su cosa possa esserci nell’aldilà ha detto: “Ho due teorie. A volte penso di ritrovarmi da solo, al buio, in mezzo al nulla, come uno stupido. Altre volte penso che l’aldilà sia un posto meraviglioso, pieno di luce e di musica, dove ci ritroveremo tutti”

Gino Paoli
Gino Paoli

Paoli ha poi raccontato le dinamiche del suo tentato suicidio:

“La mia ex moglie era andata a stare da un amico dall’altra parte di Genova. Io ero solo in casa. Ho preso un paio di pistole, le ho provate per vedere quale sparava più lontano. Le provai sparando ad un vocabolario. Sparai per vedere quanto era penetrante il colpo. C’era questa Derringer che aveva una canna piuttosto lunga quindi era più sostenuta. Poi misi un po’ di pillole sul comò e cominciai a prendere le pillole, ma era una rottura di (omissis) mostruosa. Pensai, mi butto dalla finestra. Ma poi se mi vede mia madre tutto spiaccicato non è il caso, povera donna. Ad un certo punto ho pensato: mi sparo, vediamo. L’ho fatto. Come se mi avessero tirato un masso enorme addosso. Poi ho perso conoscenza. Mi sono svegliato in ospedale con il prete che mi dava l’estrema unzione e l’ho mandato a fare in (omissis)”.

Il suo tentativo di suicidio fece arrabbiare Luigi Tenco, che si suiciderà il 27 gennaio 1967 durante il Festival di Sanremo: “La mia ex moglie, che era fuori dalla stanza dove ero in rianimazione, mi ha raccontato che Luigi Tenco diceva: ‘Non si fanno queste cose! Poi lui non le deve fare queste cose!’. Era arrabbiato, ce l’aveva con me”. E a proposito di Tenco, di recente Orietta Berti ha raccontato la sua versione dei fatti sul biglietto che lasciò il cantante.

Stefania Sandrelli che aveva iniziato la sua relazione con Gino Paoli nel 1962, quando il cantante aveva 28 anni e lei 16, ha raccontato a Repubblica che in quei giorni era impegnata sul set di un film: “Germi mi fece chiamare dal suo collaboratore, ‘hai un volo domani, se vuoi andare’, io dissi di no perché volevo lavorare e non volevo finire sui giornali. Quando tornai ci rivedemmo e lì poi sarebbe nata Amanda. Successe al secondo giorno di lavorazione. Ero arrabbiata, dissi a Paoli che con quel gesto aveva dimostrato di non amarmi, lui diceva “Ma che bestia sei tu”. Ovviamente io seguivo e sapevo tutto di lui”

Gino Paoli e Ornella Vanoni
Gino Paoli e Ornella Vanoni a Che tempo che fa

Invece Ornella Vanoni, in un’intervista a Domenica in, ha ricordato di aver visto Gino Paoli in ospedale, pochi giorni dopo il tentativo di suicidio: “Mi ricordo che sono andata a trovarlo di notte. Lui era pieno di ossigeno. Sono entrata e lui continuava a ridere. Mi guardava e mi tirava i capelli”.

Ma come ha vissuto Paoli, con questa pallottola? “Faceva suonare il metal-detector ai controlli in aeroporto. Adesso neanche più” disse a Vanity Fair nel 2014.

Oltre alle chiacchierate relazioni con Vanoni, Sandrelli e i due matrimoni con Anna Penzo e Paola Fabbri, Paoli ha avuto quattro figli, uno dei quali scomparso di recente. Ricordate quando a Sanremo, tre anni fa, fece delle rivelazioni su Little Tony?

 

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Patrizio Marino
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In attesa del terzo scudetto del Napoli mi nutro di serie tv e film. Odio il binge watching, ma ringrazio Netflix per Narcos e la sua meravigliosa sigla. Nel cuore mi sono rimaste Battlestar Galactica e Friday Night Lights. Adoro le serie britanniche, anche quelle con i parroci che risolvono omicidi mentre la polizia sta ancora esaminando il cadavere. Devoto al dio dei pilot, perché tutti meritano un'occasione. Il resto, dopo Il Padrino e un concerto del Boss Bruce Springsteen, è noia, come diceva Franco Califano.

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