Giorgia Meloni ha depositato oggi all’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, una domanda per tutelare il proprio timbro vocale. La presidente del Consiglio ha presentato un file audio di circa quattro secondi nel quale pronuncia la frase “Io sono Giorgia Meloni”, ripetuta due volte. L’iniziativa nasce dalla necessità di aggiungere una tutela contro la clonazione della voce attraverso l’intelligenza artificiale generativa e i contenuti deepfake. La domanda, presentata il 5 ottobre 2026 attraverso uno studio legale di Roma e una società specializzata nella proprietà intellettuale, risulta al momento “oggetto di esame”.
La parte forse più curiosa della vicenda riguarda il costo. Depositare online un marchio dell’Unione europea presso l’EUIPO costa 850 euro per una prima classe di prodotti o servizi. Se si aggiunge una seconda classe, bisogna mettere in conto altri 50 euro, mentre dalla terza classe in poi la tariffa è di 150 euro per ciascuna classe aggiuntiva.
Questo significa che il costo della domanda può partire da 850 euro e salire in base all’estensione della tutela richiesta. La tariffa riguarda il deposito presso l’EUIPO e non comprende naturalmente eventuali costi professionali per l’assistenza di avvocati, consulenti o società specializzate.
Nel caso di Meloni, la domanda riguarda tre ambiti di servizi: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche. La cifra effettivamente sostenuta per il deposito va quindi distinta dagli eventuali compensi dei professionisti che hanno seguito la pratica.

Il documento presentato all’EUIPO non è semplicemente la trascrizione della frase “Io sono Giorgia Meloni”. A essere oggetto della domanda è infatti il segno sonoro, cioè la registrazione della voce e delle sue caratteristiche riconoscibili.
Il file dura pochi secondi e contiene la frase pronunciata dalla premier. L’obiettivo è creare uno strumento di tutela ulteriore nel caso in cui il suo timbro venga riprodotto artificialmente e associato a parole o dichiarazioni che non ha mai pronunciato.
La registrazione, però, non significa che da oggi qualsiasi imitazione della voce di Meloni sia automaticamente vietata. La domanda deve ancora essere esaminata dall’EUIPO e, se verrà accettata, la protezione del marchio potrà essere fatta valere nell’ambito previsto dalla registrazione.
La clonazione vocale è una delle applicazioni dell’intelligenza artificiale che rende più difficile distinguere un contenuto autentico da uno artificiale. Con una quantità relativamente ridotta di materiale audio è infatti possibile creare una voce sintetica capace di pronunciare frasi mai dette dalla persona originale.
Per una figura politica molto esposta pubblicamente, il problema può assumere anche una dimensione informativa: un audio falso attribuito a un esponente politico può essere condiviso sui social prima che sia possibile verificarne l’autenticità. La domanda presentata da Meloni punta quindi a creare un ulteriore strumento giuridico contro l’uso non autorizzato del suo timbro vocale.
La strada scelta dalla presidente del Consiglio era già stata percorsa nel mondo dello spettacolo. Nei mesi scorsi anche Giusy Ferreri aveva presentato una domanda per tutelare la propria voce, mentre tra i nomi citati in relazione alla protezione del timbro vocale figura anche il doppiatore Luca Ward.
