Giucas Casella ha ripercorso alcuni dei momenti più estremi della sua carriera, tra esperimenti al limite del rischio e prove fisiche che oggi, ammette, non accetterebbe più di ripetere. In una lunga intervista al Corriere della Sera, il mentalista si sofferma su episodi diventati parte della sua leggenda televisiva, con una precisazione: tra le performance più pericolose non rientra la celebre camminata sui carboni ardenti, spesso citata e parodiata negli anni.
Tra tutti gli esperimenti affrontati, quello che Casella, 76 anni, ricorda come il più rischioso è la sepoltura sotto terra, una cosa in stile Kill Bill.
“Ero anche abbastanza incosciente. Sono stato per 40 minuti sotto due metri di terra con una tavola sopra il corpo per non essere schiacciato dalla terra e che mi permetteva di respirare grazie a tecniche di yoga e training autogeno. Una distrazione però sarebbe stata fatale: tirarmi fuori in tempi record non sarebbe stato semplice”.
Un’esibizione estrema, eseguita in condizioni che oggi il mentalista definisce difficilmente ripetibili, soprattutto per i margini di sicurezza molto ridotti. Se la sepoltura resta il ricordo più pericoloso, c’è invece una prova che Casella esclude categoricamente di voler rifare: l’apnea.
“In una diretta ho rischiato grosso. Sono rimasto chiuso ermeticamente in una botola piena d’acqua per sei minuti. Il coperchio non voleva saperne di aprirsi e quei secondi sembravano un’eternità, non respiravo più. Ho avuto davvero paura”.
La celebre camminata sui carboni ardenti, che ha contribuito a rafforzare il mito televisivo di Giucas, ma fu anche al centro della satira di Striscia la Notizia, viene invece ricostruita al Corriere della Sera con un retroscena meno noto.
“Dovevo battere il record di camminata sui carboni ardenti per la televisione greca, ma durante il percorso un carbone appuntito mi si è conficcato sotto la pianta del piede e ho perso la concentrazione. Ho portato a termine l’esperimento facendo finta di nulla, ma lo dissi a Mara perché la domenica sarei andato in onda zoppicante. Lei ebbe la brillante idea di chiamare Antonio Ricci per condividere il disastro”.
E con ironia aggiunge: “Quando morirò, sono certo che andrò all’inferno: per le mie camminate sui carboni ardenti troverei le condizioni ideali”.
A un certo punto, racconta Casella, la sua attività televisiva venne considerata troppo rischiosa. Il direttore di rete Agostino Saccà vietò infatti alcuni numeri di ipnosi a Domenica In. “Fu un vero e proprio caso. Ero andato oltre. Quando mi sono fatto attraversare il corpo dalla corrente, con un supervisore e un’apparecchiatura famosa, la bobina di Tesla, intervenne persino il Vaticano. A Domenica In si creò il panico. Feci la sepoltura, l’apnea, l’immersione sotto il ghiaccio, addormentai i coccodrilli: oggi sarebbe improponibile replicare anche solo uno di questi esperimenti. Ci fu uno stop e da quel momento Mara pensò bene di farmi fare l’oroscopo”.
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Nel racconto emerge anche un forte legame con tre figure chiave della televisione italiana: Pippo Baudo, Mara Venier e Fabio Fazio. “Baudo perché mi ha scoperto e fatto diventare un personaggio popolare. Mara perché ha creduto in me e mi ha dato una seconda vita, tirando fuori anche un lato nuovo del mio personaggio, più ironico e divertente. Fabio è il mio terzo padrino. Gli devo tantissimo”.
Casella racconta anche esperimenti andati in scena su palcoscenici internazionali, dove la sua notorietà ha raggiunto livelli altissimi. “Feci il numero delle mani legate in diretta il sabato sera nel programma di punta della tv tedesca. Anche un ministro rimase bloccato. Il giorno dopo i giornali titolavano: ‘Achtung Casella’”.
E sugli ingaggi più importanti, conclude con riserbo: “La televisione cilena e un casinò in Svizzera. Ma non chiedetemi quanto”.
Sapete che negli ultimi anni Casella ha raccontato di aver amato donne e uomini?
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