La scomparsa di Emilio Fede e sua moglie Diana De Feo ha dato vita ad una battaglia legale che contrappone le loro figlie, Simona e Sveva Fede. Al centro della disputa un patrimonio milionario fatto di immobili prestigiosi, gioielli, conti correnti e cassette di sicurezza che ha trasformato il lutto – già segnato da pesanti contrasti tra sorelle – in una guerra sull’eredità destinata a protrarsi nelle aule dei tribunali.
Il conflitto è esploso dopo la morte di Diana De Feo, avvenuta il 23 giugno 2021, per poi intensificarsi ulteriormente con la scomparsa di Emilio Fede il 2 settembre 2025. Quello che doveva essere un periodo di lutto si è trasformato in un groviglio di accuse reciproche, testamenti contestati e sospetti di gestione opaca del patrimonio familiare.

Il simbolo di questa contesa è Villa Lucia, la residenza storica situata accanto al parco della Floridiana a Napoli, con una vista spettacolare sul Golfo. Simona Fede sostiene che il valore e le caratteristiche dell’immobile siano stati deliberatamente sottostimati e rivendica un diritto di comodato sulla proprietà che, secondo quanto da lei affermato, le era stato riconosciuto nel testamento materno ma mai concretamente esercitato. La figlia ritiene inoltre che la propria quota di legittima sia stata lesa nella divisione dei beni.
Ma Villa Lucia non è l’unico bene conteso. Il patrimonio include anche una villa ad Anacapri sull’isola di Capri, appartenuta per metà a Diana De Feo e per metà a Emilio Fede, oltre a diversi immobili ai Castelli Romani. Simona contesta che l’intera proprietà caprese sia finita sotto il controllo della Fondazione Emilio Fede, costituita il 30 luglio 2021, attraverso il trasferimento della quota paterna, mentre secondo il testamento materno del 13 novembre 2019 la quota di sua madre le sarebbe dovuta spettare.
Secondo le accuse di Simona, la gestione del patrimonio da parte della sorella Sveva avrebbe progressivamente svuotato l’asse ereditario delineato da Diana De Feo nel suo testamento. Repubblica spiega che tra gli episodi più contestati figura l’apertura di una cassetta di sicurezza presso la filiale Bnl di via del Tritone a Roma, avvenuta dopo la morte della madre, insieme alla gestione di gioielli e altre operazioni bancarie che Simona ritiene lesive dei propri diritti.

Un elemento particolarmente delicato della vicenda riguarda le condizioni di salute di Emilio Fede negli ultimi anni di vita. Simona richiama nelle sue accuse alcuni sopralluoghi effettuati dai carabinieri che avrebbero evidenziato difficoltà del padre nel comprendere la propria situazione patrimoniale. Questo aspetto ha assunto un peso rilevante nella ricostruzione della vicenda, sollevando interrogativi sulla capacità di intendere e volere del giornalista nelle decisioni relative alla costituzione della Fondazione e al trasferimento dei beni.
La controversia è approdata alla Procura di Roma con accuse formali di circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita. Tuttavia, il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione del caso, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti per sostenere un processo penale e indicando che il cuore della controversia appare più adatto alle sedi civili che a quelle penali.
Simona Fede, assistita dall’avvocato Daniele Bocciolini, non si è arresa alla richiesta di archiviazione e ha annunciato l’impugnazione del provvedimento, chiedendo al giudice per le indagini preliminari di disporre ulteriori accertamenti. La battaglia legale, dunque, è destinata a proseguire, spostando il campo di scontro dai tribunali penali a quelli civili, dove si deciderà la sorte definitiva del patrimonio accumulato nel corso di una vita dal celebre giornalista e dalla moglie.
La vicenda delle figlie del giornalista – qui vi spieghiamo chi sono Simona e Sveva, che hanno sposato due aristocratici – rappresenta l’ennesimo caso di guerra ereditaria che divide famiglie benestanti, dove il valore economico dei beni in gioco si intreccia con dinamiche affettive, rancori familiari e interpretazioni contrastanti delle ultime volontà dei defunti. Una situazione che va avanti da anni, tanto che Simona non aveva partecipato ai funerali del padre.
