Harvey Keitel ha ricordato con affetto e ironia gli inizi di Quentin Tarantino, quando il futuro regista di Pulp Fiction era ancora un giovane autore sconosciuto, spiantato… e affamato. L’attore ha condiviso l’aneddoto durante una masterclass tenuta a Santa Margherita di Pula, in provincia di Cagliari, nell’ambito del Filming Italy Festival, dove era ospite d’onore e presidente onorario della manifestazione diretta da Tiziana Rocca.

Nel corso dell’incontro, Keitel ha ripercorso il primo incontro con Tarantino e il percorso che portò alla realizzazione di Le Iene (Reservoir Dogs), film che avrebbe cambiato la carriera di entrambi.
“Una collega dell’Actors Studio mi telefonò dicendomi: ‘Harvey, ho una sceneggiatura che devi assolutamente leggere’. Era quella di Quentin Tarantino. Mi piacque subito. Era qualcosa di completamente diverso”
Ma trasformare quella sceneggiatura in un film non fu semplice. “Era il primo film di un regista esordiente e convincere qualcuno a finanziarlo era molto difficile. Alla fine una donna riuscì a raccogliere il denaro necessario. Oggi può sembrare poco, ma un milione e centomila dollari, per un film indipendente di allora, erano davvero pochi”.
Keitel ha poi ricordato il loro primo incontro, avvenuto a Hollywood. “Ero a Hollywood. Bussano alla porta della mia stanza. Si apre e questo ragazzo mi guarda dicendo: ‘Harvey?’. Io gli risposi: ‘Keitel… ma entra pure’. Quella è stata la nostra prima conversazione”.
Tra i ricordi più divertenti, però, c’è quello legato alle frequenti visite di Tarantino nella sua casa.
“Quentin veniva spesso a casa mia. Io stavo girando un film a Hollywood ma vivevo a New York. Lui non aveva un soldo. Aveva lavorato in un videonoleggio. Gli dicevo sempre: ‘Vai in cucina, apri il frigorifero e prendi quello che vuoi'”.
Dopo qualche tempo, però, Keitel si accorse che il giovane regista aveva davvero fame.
“Dopo qualche giorno mi accorsi che era davvero affamato. Così iniziai a mettere il cibo vecchio, gli avanzi, davanti nel frigorifero e quello fresco dietro. Lui mangiava tutto lo stesso. È un ricordo che ancora oggi mi fa ridere”.
Come scrive Repubblica, durante la masterclass, l’attore ha ricordato anche altri importanti incontri della sua carriera, a partire da quello con Martin Scorsese.
“Io lavoravo in un negozio di scarpe con mia madre. Marty mi disse: ‘Vuoi vedere una scena del film che sto facendo?’. Il film, Chi sta bussando alla mia porta, non era ancora finito, non era montato. Mi portò alla New York University. C’eravamo soltanto io e lui”.
Parlando invece dei registi con cui ha lavorato nel corso degli anni, Keitel ha speso parole di grande stima per Paolo Sorrentino, definendolo “un vero gentleman”.
Un aneddoto particolare riguarda invece Ridley Scott. L’attore ha raccontato che inizialmente non voleva nemmeno incontrarlo perché il suo agente glielo aveva presentato come un autore di spot pubblicitari. Fu proprio quell’esperienza, però, a insegnargli una lezione importante.
Solo dopo le insistenze del suo agente accettò di vedere alcuni dei suoi lavori, scoprendo il talento del futuro regista di capolavori come Alien e Blade Runner. Un episodio che, come ha spiegato Keitel, gli insegnò a non avere pregiudizi e a giudicare sempre il lavoro delle persone prima delle etichette.
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