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Home » Personaggi » Hunter Schafer di Euphoria contro le politiche anti-trans di Trump: “Sul nuovo passaporto sono un maschio”

Hunter Schafer di Euphoria contro le politiche anti-trans di Trump: “Sul nuovo passaporto sono un maschio”

Il cambiamento deriva da un ordine esecutivo firmato da Donald Trump, che riconosce solo due generi basati sul sesso assegnato alla nascita.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio21 Febbraio 2025
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Una foto di Hunter Schafer (Fonte: WireImage)
Una foto di Hunter Schafer (Fonte: WireImage)
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Hunter Schafer, attrice famosa per il ruolo di Jules in Euphoria e per la sua partecipazione in The Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente, ha recentemente confessato ai propri follower una dolorosa esperienza, rivelando che il suo nuovo passaporto la identifica come maschio, nonostante l’attrice abbia da tempo intrapreso un percorso di transizione.

Non si tratta di una svista, bensì della conseguenza diretta di un recente ordine esecutivo firmato dal neopresidente Usa Donald Trump, il quale stabilisce che lo Stato riconosca solo due generi basati sul sesso assegnato alla nascita

Hunter Schafer reveals that her new passport now lists her sex as male instead of female, following Trump’s instatement:

“I’m not making this post to fear-monger, or to create drama, or receive consolation, I don’t need it. But I do think it’s worth posting to sort of note the… pic.twitter.com/C9DDJEtf4u

— Pop Base (@PopBase) February 21, 2025

“Probabilmente molti di voi ricordano che, il primo giorno della presidenza Trump, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che riconosce solo due generi: maschio e femmina, per come sono assegnati alla nascita, ha spiegato Schafer nel video – “E come conseguenza di questa decisione – me lo sono segnato per essere precisa – l’Ufficio degli Affari Consolari ha bloccato le richieste di modifica del genere sui passaporti”

L’attrice ha raccontato di aver, sin dalla prima adolescenza, avuto documenti che riflettevano la sua identità di genere femminile. Tuttavia, dopo aver richiesto un nuovo passaporto a seguito del furto del suo documento originale, avvenuto nel 2024 a Barcellona, Schafer si è trovata di fronte a una spiacevole sorpresa: “Ho seguito la stessa identica procedura di sempre, ho indicato “femmina”, eppure, quando l’ho ritirato oggi, mi sono trovata con “maschio“.

Schafer ha dichiarato anche di non voler creare allarmismi attraverso il suo video ma di voler evidenziare la gravità della situazione sociale che si sta profilando : “Non sto parlando di questo per creare panico o fare polemica, né per ricevere compassione – non mi interessa. Ma credo sia importante far sapere che questa cosa sta succedendo davvero. E ne sono rimasta scioccata, perché, onestamente, non pensavo che sarebbe successo“.

Un aspetto particolarmente preoccupante per Schafer è il potenziale impatto pratico di questa modifica: “Non me ne frega niente se sul mio passaporto c’è scritto “M”. Questo non cambia chi sono, né il mio essere trans. Però rende le cose più complicate. Ancora non ho avuto modo di vedere come stanno le cose, ma la settimana prossima dovrò viaggiare all’estero con questo nuovo passaporto e sono abbastanza sicura che questo comporterà il dover discutere più spesso di quanto facessi prima riguardo la mia identità, ai controlli di frontiera, con tutta una annessa trafila che preferirei evitare”

Donald Trump
Donald Trump durante un comizio – Autore: TIMOTHY A. CLARY, Copyright AFP

La vicenda di Schafer evidenzia le difficoltà che le persone transgender devono affrontare a causa di politiche restrittive, figlie della rielezione di Trump. Il suo caso è solo uno degli effetti più evidenti dei recenti ‘ordini esecutivo del Presidente, che intendono imporre una visione binaria del genere in diversi ambiti, bloccando di fatto il riconoscimento legale delle identità transgender, come spiega esaustivamente questo articolo de Il Post, da cui citiamo per completezza (la fonte originale è la Associated Press, agenzia presa di mira anch’essa dal Governo, in quanto considerata organo ostile)

“L’ordine esecutivo di lunedì [22 gennaio] stabilisce che d’ora in poi il governo statunitense riconoscerà l’esistenza di soli due generi, maschile e femminile, attribuiti in base a se si sia nati con gli spermatozoi o con gli ovuli (e non in base ai cromosomi, come viene normalmente determinato il sesso): e quindi indipendentemente da come le persone si identificano.
L’ordine esecutivo ha revocato anche l’obbligo, attualmente in vigore negli uffici governativi, di riferirsi alle persone trans utilizzando i pronomi relativi al genere verso cui hanno fatto la transizione. Trump ha presentato queste decisioni come un modo per proteggere le donne «dall’estremismo di genere» e per tutelare la libertà di parola, a suo dire minacciata e violata dalle scelte linguistiche sul rispetto dell’identità di genere.
Nell’ordine esecutivo Trump ha stabilito anche che non possono essere utilizzati soldi pubblici per finanziare i percorsi di transizione. Attualmente le spese legate alla transizione sono coperte dal programma sanitario statale Medicaid solo in alcuni stati.

Nonostante tutto, Schafer chiude la sua confesse con un messaggio di speranza: “Voglio dire un’ultima cosa: le persone trans sono bellissime. Non smetteremo mai di esistere. Io non smetterò mai di essere trans. Una lettera su un passaporto non può cambiare questo fatto. E a questa amministrazione dico solo: andatevene a f*****o!

Ecco, di seguito, il messaggio integrale di Schafer, tradotto senza ulteriori commenti

“Ciao internet. Non pubblico molto ultimamente, ma oggi ho avuto un brusco risveglio e sento che è importante condividerlo con chiunque stia ascoltando. Probabilmente molti di voi ricordano che, il primo giorno della presidenza Trump, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che riconosce solo due generi: maschio e femmina, per come sono assegnati alla nascita. E come conseguenza di questa decisione – me lo sono segnato per essere precisa – l’Ufficio degli Affari Consolari ha bloccato le richieste di modifica del genere sui passaporti, sia per i rinnovi che per le nuove domande, se il genere indicato non corrisponde a quello assegnato alla nascita.
Quando ho sentito parlare di questa politica per la prima volta, ho pensato: “Vedremo se succede davvero”. E oggi l’ho visto con i miei occhi: sul mio nuovo passaporto c’è scritto “maschio”.
Per chiarire, ho cambiato il mio marker di genere da adolescente, prima sulla patente e poi sul passaporto, che da allora ha sempre riportato “femmina”. Non ho mai avuto problemi. Ma l’anno scorso, mentre ero a Barcellona per lavoro, ci hanno svaligiato l’auto e la mia borsa è stata rubata, con dentro il mio passaporto, che avrebbe dovuto durarmi fino a 30 anni. Ho dovuto richiedere un passaporto d’emergenza, che è essenzialmente una copia temporanea del precedente, valida solo per un anno. Quindi, appena tornata negli Stati Uniti, sono andata a sistemare la situazione e a farmi rilasciare un passaporto ufficiale. Ho seguito la stessa identica procedura di sempre, ho indicato “femmina”, eppure, quando l’ho ritirato oggi, mi sono trovata con “maschio”.
Non sto parlando di questo per creare panico o fare polemica, né per ricevere compassione – non mi interessa. Ma credo sia importante far sapere che questa cosa sta succedendo davvero. E ne sono rimasta scioccata, perché, onestamente, non pensavo che sarebbe successo . Voglio anche riconoscere il mio privilegio: sono una donna trans famosa, bianca, magra, e rientro nei canoni estetici considerati accettabili. Eppure, è successo anche a me.
Non ho cambiato il mio certificato di nascita, quindi questo mi fa pensare che ora chi si occupa dei passaporti sia tenuto a controllare il certificato di nascita. Non so esattamente quale sia la nuova procedura, ma da quando ho cambiato il mio marker di genere – quasi dieci anni fa – è la prima volta che mi capita una cosa del genere. E sono convinta che questa sia una conseguenza diretta delle politiche dell’attuale amministrazione.
Quello che mi spaventa è il modo in cui queste cose vengono introdotte piano piano. Si inizia con delle dichiarazioni politiche e poi, improvvisamente, le cose diventano realtà. È così che si sono sviluppati, storicamente, regimi autoritari e tutto ciò di negativo che questa amministrazione rappresenta. Prima ci sono solo le parole, poi i cambiamenti iniziano a farsi strada e la gente si abitua. Ecco perché credo sia importante parlare di quello che sta succedendo: non sono solo parole, è la realtà, e nessuno è immune, a prescindere dalla propria posizione sociale, dal denaro o dall’aspetto.
Voglio anche dire una cosa: non me ne frega niente se sul mio passaporto c’è scritto “M”. Questo non cambia chi sono, né il mio essere trans. Però rende le cose più complicate.
Ancora non ho avuto modo di vedere come stanno le cose, ma la settimana prossima dovrò viaggiare all’estero con questo nuovo passaporto e sono abbastanza sicura che questo comporterà il dover discutere più spesso di quanto facessi prima riguardo la mia identità, ai controlli di frontiera, con tutta una annessa trafila che preferirei evitare. E questo è solo il mio caso personale, ma pensando ad altre donne trans o persone trans a cui potrebbe succedere lo stesso, la lista dei problemi che questa situazione crea nella vita reale diventa infinita.
Mi sto dilungando, ma voglio dire un’ultima cosa: le persone trans sono bellissime. Non smetteremo mai di esistere. Io non smetterò mai di essere trans. Una lettera su un passaporto non può cambiare questo fatto. E a questa amministrazione dico solo: andatevene a fanculo.

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