Federico Russo, che ne I Cesaroni interpreta Mimmo, ha rivelato di fare un altro lavoro oltre all’attore. In un’intervista a SuperguidaTv, Russo ha dichiarato di fare il commesso nel negozio di un amico e di non vederci nulla di strano, dato che fare l’attore è un mestiere che non offre stabilità, a meno che non si parli di personaggi affermati.
“Non me ne vergogno” – ha spiegato Federico – “sto lavorando part-time come commesso nel negozio di un amico. Non perché abbia problemi, ma semplicemente perché voglio fare un’esperienza. Cerco anche di non scialacquare ciò che ho messo da parte per rispetto di mia madre e dell’educazione che mi ha dato, dal punto di vista economico” Fare l’attore, ha proseguito Russo, “è come fare il cantante, il calciatore, il ballerino… non sono mestieri lineari”.
L’intervistatore a quel punto ha tirato fuori la vicenda di Niccolò Centioni che qualche anno fa raccontò nelle trasmissioni di Barbara D’Urso che lavorava come lavapiatti a Londra, sottolineando che l’attore cercasse visibilità. “Improvvisamente è diventato il lavapiatti dei Cesaroni, quando in realtà non è così”. A suo avviso una storia diversa da quella di Russo che ha ammesso senza troppo clamore di fare altri lavori.
Federico, senza intervenire sulla questione di Centioni ha spiegato che questa è la realtà di molti attori. “Voi non sapete quanti colleghi e amici fanno dei lavori normalissimi che nessuno si aspetta, anche tra un progetto e l’altro”. E ha aggiunto che ad un “attore medio” come lui – quindi non certo una superstar con tanti progetti all’attivo – può capitare di restare fermo per un paio di anni. “A quel punto che fai, non campi?” ha concluso.
Tornando a Centioni, proprio oggi in un’intervista concessa a Virgilio, l’attore ha fatto chiarezza sulla sua esperienza all’estero. L’attore ha spiegato di essere andato a Londra, dove viveva già suo fratello, su consiglio di Claudio Amendola. “Mi stimava molto e aggiunse che, secondo lui, avevo le capacità per intraprendere anche altri percorsi, forse più importanti. (…) Ho inviato candidature a ristoranti, bar, qualsiasi opportunità disponibile. Il tipo di impiego non era determinante; ciò che contava era lavorare e stare a contatto con le persone”. Ha spiegato che in seguito ha ricevuto una formazione come chef di linea. “Naturalmente, in un ristorante si svolgono anche altre mansioni: si lavora in cucina, si serve, si pulisce, si offre supporto dove necessario. Il problema è nato quando comunicai questa esperienza a Pomeriggio Cinque: titolarono “lavapiatti” in modo eclatante, per attirare l’attenzione. Questo mi ha infastidito, perché per due o tre anni sono stato oggetto di prese in giro, meme e battute. Non mi infastidisce il fatto di essere associato al lavoro di lavapiatti in sé: è un’occupazione dignitosa. Ciò che mi disturba è la rappresentazione distorta. Sono entrato in quel ristorante come chef di linea. Ho svolto anche altre mansioni, incluso lavare i piatti, perché in questi contesti è normale collaborare su più fronti”
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