Angelo Sotgiu torna a parlare de I Ricchi e Poveri e dello splendido rapporto condiviso con Angela Brambati. Prima di essere lanciati da Franco Califano i due erano rispettivamente operaio e benzinaia. Anche grazie a Fabrizio De André riuscirono a imporsi all’attenzione del pubblico.
Angelo spiega al Corriere della Sera: “De Andrè ci mandò a chiamare da un comune amico. Ci disse di venire a casa sua e ci presentammo con le nostre chitarrine. Ci ascoltò e poi ci propose di andare a Milano dalla sua casa discografica. Partimmo da Genova con la Seicento della mamma di Franco, in cinque non ci si stava. De Andrè era grande e grosso, perciò viaggio per conto suo, ma il produttore non ci trovò interessanti”. E De André disse: “Questi qui non capiscono un belin. Avrete successo lo stesso”.
Poi arrivò Franco Califano e Sotgiu specifica: “Era il direttore artistico del Carosello, all’epoca. Ci convocò a Milano. Gli cantammo tre pezzi, forse quattro. Il repertorio era tutto lì”. La Brambati aggiunge: “Andò a chiamare Alfredo Cerruti. Gli disse di sentirci e che eravamo bravi. Ci fece ricantare e poi convocò il maestro D’Anzi quello di O mia bela Madunina e cantammo ancora. Alla fine restammo senza voce. Califano si licenziò e disse che voleva diventare il nostro produttore. Ci portava in giro su una macchina americana bianca, ogni sera a cena fuori e pagava sempre lui”.
