Claudio Martelli ha indicato nei videogiochi violenti una delle possibili spiegazioni degli scontri che hanno coinvolto centinaia di giovanissimi nelle piazze italiane, suscitando numerose critiche sui social. L’ex ministro della Giustizia, ospite di 4 di sera su Rete 4, ha sostenuto che i ragazzi sarebbero ormai abituati a confrontarsi con contenuti estremamente violenti attraverso i videogiochi e che questa familiarità potrebbe influenzare il loro comportamento nella realtà. Dichiarazioni che hanno riaperto un dibattito sul rapporto tra intrattenimento digitale e aggressività, un tema sul quale la ricerca scientifica invita da tempo a evitare conclusioni troppo semplicistiche.
Martelli è intervenuto durante una discussione sui disordini avvenuti a Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre, quando le manifestazioni contro il carovita sono sfociate in violenti scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti e saccheggi di negozi. L’ex esponente socialista ha invitato a non sottovalutare la capacità di violenza dei ragazzi coinvolti, sostenendo che sarebbero “allenati ai videogiochi” e che affronterebbero determinate situazioni con la stessa leggerezza con cui si gioca. Secondo il suo ragionamento, la violenza rappresentata nei videogiochi avrebbe ormai raggiunto livelli tali da influenzare il modo in cui alcuni giovani reagiscono anche fuori dallo schermo.
Gli episodi ai quali Martelli fa riferimento si sono verificati in un contesto particolarmente teso. A Milano, durante le manifestazioni contro l’aumento del costo della vita, le tensioni sono degenerate in lanci di oggetti contro gli agenti, vetrine distrutte e negozi saccheggiati. Secondo i dati diffusi dalle autorità, dopo i disordini del 18 ottobre sono state accompagnate in questura 271 persone, delle quali 220 minorenni. Numeri che hanno alimentato un acceso confronto pubblico sulla partecipazione dei giovanissimi alle violenze, sulle responsabilità individuali e sulle possibili cause di comportamenti tanto aggressivi.
Ma esiste davvero un collegamento tra videogiochi violenti e violenza nella vita reale? La questione è stata affrontata in numerosi studi scientifici, senza che sia emersa una dimostrazione convincente di un rapporto diretto con episodi di violenza criminale. Nel 2020 l’American Psychological Association ha ribadito che le prove disponibili non sono sufficienti per stabilire un nesso causale tra videogiochi violenti e comportamenti gravemente violenti. Alcune ricerche hanno individuato associazioni con forme di aggressività più lievi, come insulti o spinte, ma gli stessi ricercatori hanno sottolineato che questi risultati non possono essere automaticamente estesi a episodi di violenza reale. Anche il rapporto tra videogiochi e comportamenti aggressivi resta oggetto di confronto nella comunità scientifica.
Le dichiarazioni di Martelli rappresentano quindi una sua interpretazione degli avvenimenti, non una spiegazione dimostrata di quanto accaduto nelle piazze italiane. Il dibattito riguarda soprattutto la possibilità di individuare le cause della violenza giovanile in un singolo fenomeno culturale, quando episodi come quelli di Milano coinvolgono anche fattori sociali, economici e dinamiche di gruppo. Un confronto che, dopo le parole dell’ex ministro, è tornato a coinvolgere anche il mondo dei videogiochi.
