Una prescrizione medica firmata nel giugno 1962 potrebbe finalmente risolvere uno dei misteri più discussi della storia di Hollywood: la morte di Marilyn Monroe. Il documento, venduto all’asta nel 2011 e portato alla luce dal biografo Andrew Wilson, contraddice decenni di dichiarazioni del dottor Hyman Engelberg, il medico personale dell’attrice, che aveva sempre negato di averle prescritto uno dei due farmaci letali che la uccisero e inquadrare la morte dell’attrice come un clamoroso errore medico.
Marilyn Monroe morì nella sua casa di Los Angeles nell’agosto del 1962, all’età di 36 anni. Il coroner della contea di Los Angeles stabilì che la causa del decesso fu un’overdose da combinazione fatale di cloralio idrato, un sedativo, e Nembutal, un barbiturico. La sentenza ufficiale parlò di probabile suicidio, ma per oltre sessant’anni teorie del complotto hanno alimentato l’ipotesi di un omicidio orchestrato dai Kennedy, dalla CIA o dalla mafia.
Il dottor Engelberg, deceduto nel 2005 all’età di 92 anni, sostenne sempre di aver prescritto solo il Nembutal a Marilyn, negando categoricamente qualsiasi coinvolgimento con il cloralio idrato. In un’intervista rilasciata alla polizia di Los Angeles nel 1982, durante le indagini riaperte in risposta alle teorie complottiste, dichiarò con fermezza: “Non sapevo nulla del cloralio idrato. Non ho mai usato cloralio idrato. Il Nembutal era l’unica prescrizione che avevo scritto”.
Tuttavia, scrive The Times, la prescrizione ritrovata da Wilson durante le ricerche per il suo libro I Wanna Be Loved By You: Marilyn Monroe, A Life in 100 Takes racconta una storia diversa. Il documento, datato giugno 1962, appena due mesi prima della morte dell’attrice, ordina proprio cloralio idrato per Monroe ed è firmato da Engelberg. Entrambi i farmaci vengono utilizzati per trattare l’insonnia, disturbo di cui la diva soffriva da tempo, ma non dovrebbero mai essere assunti insieme a causa dell’interazione pericolosa che può risultare fatale.

Wilson solleva si chiede: “Se non hai nulla da nascondere, perché negarlo così categoricamente?”. Secondo il biografo, Engelberg stava attraversando un periodo difficile nelle settimane precedenti la morte di Marilyn Monroe, perché si stava separando dalla moglie e ipotizza che probabilmente fu distratto dai suoi doveri professionali.
L’ipotesi avanzata dal biografo è che, se Marilyn Monroe fosse morta oggi, Engelberg avrebbe potuto affrontare accuse di omicidio colposo involontario per aver prescritto eccessivamente farmaci a una paziente vulnerabile. “Fu un incidente, ma anche un errore catastrofico di giudizio”, sostiene Wilson. “Non stava davvero tenendo d’occhio Marilyn quando lei si trovava in uno stato terribilmente vulnerabile”.
La notte della sua morte, la governante Eunice Murray telefonò a Ralph Greenson, lo psichiatra di Monroe, preoccupata perché l’attrice si era chiusa nella sua camera da letto. Greenson arrivò a casa, ruppe una finestra per entrare nella stanza e trovò Monroe morta sul letto. Solo allora chiamò Engelberg, che constatò il decesso. Passò quasi un’ora prima che Engelberg contattasse la polizia, dichiarando agli agenti che Monroe si era suicidata.
Wilson traccia un parallelo con il caso della star di Friends Matthew Perry, deceduto nel 2023 per overdose. Tra le cinque persone accusate in relazione alla sua morte c’era Erik Fleming, un consulente per dipendenze che aveva procurato la ketamina che uccise Perry. “Molte persone hanno cercato i grandi colpevoli da incolpare: JFK, Robert Kennedy, la mafia, la CIA, tutti implicati nelle teorie del complotto dopo la sua morte”, spiega Wilson. “Volevo esaminare la questione in modo forense: questa è la scena di una morte, ma è anche la scena di un crimine?”
Le teorie del complotto sulla morte di Monroe hanno radici precise. Possono essere in gran parte ricondotte a The Strange Death of Marilyn Monroe, un pamphlet del 1964 scritto da Frank A. Capell, un polemista di destra. Capell respinse il verdetto ufficiale di suicidio e sostenne invece che Monroe fosse stata assassinata come parte di una cospirazione comunista che coinvolgeva Bob Kennedy, all’epoca procuratore generale degli Stati Uniti e al centro di voci su una presunta relazione con l’attrice.
Secondo Wilson, spiega The Times, il pamphlet di Capell faceva parte di un tentativo più ampio di distruggere la famiglia Kennedy dopo l’assassinio del presidente Kennedy nel 1963. “C’era l’idea che Robert Kennedy sarebbe diventato il prossimo presidente e questa cabala di destra, guidata da Capell, voleva diffamarlo”, afferma. Il pamphlet fu inizialmente ignorato, ma poi scrittori come Norman Mailer ne ripresero gli elementi.
Mailer ripeté parti delle affermazioni di Capell nella sua biografia bestseller di Monroe del 1973. “Scrisse con una scadenza molto stretta perché aveva un’enorme cartella fiscale da pagare e manteneva diverse ex mogli e voleva fare soldi rapidamente”, sostiene Wilson. “Non aveva il tempo di fare ricerche adeguate, quindi attinse a pamphlet strani come quello di Capell”. Questo portò le cospirazioni a un pubblico più ampio, conferendo loro una falsa legittimità che persiste ancora oggi.

Nata Norma Jeane Mortenson a Los Angeles nel 1926, Monroe visse un’infanzia traumatica. A sua madre, Gladys Pearl Baker, sposatasi a 14 anni e impiegata come montatrice negli studi di Hollywood, fu successivamente diagnosticata la schizofrenia paranoide e ricoverata in un istituto. Monroe trascorse gran parte della sua infanzia spostandosi tra l’orfanotrofio di Los Angeles e case famiglia, subendo abusi sessuali in alcune delle strutture dove fu collocata.
A 16 anni Marilyn sposò James Dougherty, operaio in una fabbrica di aerei, ma divorziò per perseguire la carriera di modella e attrice, firmando un contratto esclusivo con la 20th Century Fox. La sua consacrazione arrivò con Niagara nel 1953, seguito da film leggendari come Gli uomini preferiscono le bionde e A qualcuno piace caldo, che la trasformarono nell’icona del cinema che il mondo ricorda ancora oggi.
