Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi continua a riservare colpi di scena a distanza di oltre quarant’anni dal 22 giugno 1983, giorno in cui la quindicenne cittadina vaticana sparì nel nulla. Nuove rivelazioni emergono dalle dichiarazioni di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, rilasciate durante un’intervista al podcast Pulp Podcast condotto da Fedez e Mr. Marra, che riportano l’attenzione su un possibile collegamento tra la scomparsa e massicci flussi di denaro destinati alla Polonia.
Pietro Orlandi ha riferito di una dichiarazione recente, ancora non pubblica ma destinata a diventarlo a breve, di monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda. Il prelato spagnolo avrebbe letto alcuni documenti riservati in un ufficio all’interno del Vaticano in cui compariva il nome di Emanuela, legati a trasferimenti settimanali di ingenti somme di denaro dirette in Polonia a sostegno di Solidarnosc, il sindacato che negli anni Ottanta ha contribuito alla caduta del Blocco Sovietico. Orlandi ha spiegato:
“Monsignor Balda ha fatto una dichiarazione recente ancora non pubblica. Ha letto alcuni documenti in un determinato ufficio all’interno del Vaticano dove si parlava anche di Emanuela, legati a tanti miliardi che ogni settimana uscivano e andavano in Polonia a Solidarnosc”
Questa rivelazione riapre una delle ipotesi più discusse del caso: il collegamento con i fondi della mafia che, tramite la Banda della Magliana e Pippo Calò, sarebbero finiti nelle casse dello Ior, la banca vaticana, e del Banco Ambrosiano.
Il movimento sindacale Solidarnosc, guidato da Lech Wałęsa e fortemente sostenuto da Papa Giovanni Paolo II e dalla Chiesa cattolica, rappresentava negli anni Ottanta un simbolo della resistenza al regime comunista. Il sostegno finanziario vaticano al sindacato polacco è documentato storicamente, ma l’eventuale connessione con la scomparsa di Emanuela Orlandi costituirebbe un tassello inedito e inquietante di questa vicenda.

Secondo il fratello di Emanuela, questi documenti potrebbero essere collegati ai soldi spariti che portarono poi all’omicidio di Roberto Calvi a Londra nel 1982, il banchiere trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri. “È qualcosa che potrebbe coinvolgere anche banche estere”, ha aggiunto Orlandi, auspicando che monsignor Balda venga ascoltato sia dalla Commissione parlamentare di inchiesta Orlandi-Gregori che dalla Procura di Roma.
Ma chi è monsignor Balda? Il Fatto Quotidiano spiega che il prelato spagnolo è una figura controversa, finito al centro delle cronache vaticane nel 2015 quando venne arrestato nell’ambito di Vatileaks 2, il secondo scandalo legato alla fuga di documenti riservati dalla Santa Sede. L’accusa era di aver divulgato informazioni segrete, comprese registrazioni del papa, per la pubblicazione di un libro del giornalista Gianluigi Nuzzi. Balda fu condannato a 18 mesi di carcere nel luglio 2016, ma ottenne la clemenza di Papa Francesco a dicembre dello stesso anno, uscendo in libertà condizionale.
Balda ha sempre fatto riferimento a un segreto pontificio e a persone pericolose quando ha parlato con Pietro Orlandi della vicenda di Emanuela. Nel 2024 erano emerse presunte chat tra il prelato e Francesca Chaouqui, ex dipendente vaticana anch’essa coinvolta in Vatileaks, riguardanti la scomparsa della ragazza. Pietro Orlandi ha confermato che Balda è stato ascoltato da Alessandro Diddi, il promotore di giustizia del Vaticano, nell’ambito dell’inchiesta vaticana sul caso.
Stando a quanto riporta il Messaggero, nei giorni scorsi, parallelamente a queste rivelazioni, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha ascoltato in audizione Otello Lupacchini, giudice istruttore dell’inchiesta sulla Banda della Magliana tra il 1990 e il 1994. Le sue dichiarazioni hanno gettato una luce diversa sul presunto coinvolgimento della criminalità organizzata romana nella vicenda.
Lupacchini ha sottolineato che nessuno nei processi della Banda della Magliana parlò del rapimento di Orlandi, nonostante fosse un argomento “prelibato” per ottenere benefici come collaboratori di giustizia. Questo indica che il sequestro non faceva parte delle attività della banda, e non risultano collegamenti con conflitti interni all’organizzazione. Pur escludendo la banda, non ha escluso un eventuale ruolo autonomo di Enrico De Pedis.
Lupacchini ha anche criticato le dichiarazioni di Sabrina Minardi, ex compagna di De Pedis, ritenendole incredibili per contraddizioni temporali: Minardi affermò che De Pedis le mostrò due cadaveri, tra cui quello di Orlandi e del piccolo Domenico Nicitra, figlio di un boss, ma quest’ultimo scomparve nel 1993, dopo la morte di De Pedis (1990), rendendo la versione impossibile.
Un punto chiave evidenziato è la mancanza di prove dell’esistenza in vita dell’ostaggio, mai richieste o offerte durante la vicenda.
Infine, Lupacchini ha sottolineato il ruolo dei Servizi segreti e dell’agente Giulio Gangi, invitando a recuperare eventuali dossier nascosti sia in Vaticano sia nei Servizi, che potrebbero contenere informazioni decisive per chiarire il caso.
