A guardarlo oggi, il bel volto di Saman Abbas che per mesi continuava ad apparire nei notiziari e sui quotidiani, sembrava quasi voler raccontare, senza poterlo fare, che era stata uccisa dai suoi genitori, la sera del 1 maggio 2021, perché si era opposta con tenacia ad un matrimonio combinato con Akmal, un suo lontano cugino più grande di lei, che vive in Pakistan, il suo paese di origine. I suoi profondi occhi scuri, le labbra rosse, fermi in un’espressione malinconica e trepidante al tempo stesso, sembrano sul punto di svelare i tentativi fatti per sfuggire a queste nozze e del desiderio di voler essere libera di continuare a studiare e frequentare un altro ragazzo, Saqib Ayub, un suo connazionale, che però era giudicato inadatto a lei dalla sua famiglia, perché di casta più bassa. Di seguito proviamo a ricostruire i retroscena di questo matrimonio combinato che i genitori di Saman decisero di celebrare col sangue, per non dover affrontare l’inevitabile disonore in Pakistan.

Agli inizi del 2020, Saman, 17 anni, conosce Saqib Ayub su TikTok. Il ragazzo ha 20 anni, ed è di origine pakistana, residente in Italia, come lei, anche se vive nel frusinate. La famiglia della ragazza però, la obbliga a fidanzarsi con un lontano cugino, Akmal, che vive in Pakistan, in previsione di un matrimonio combinato. Akmal è di dieci anni più grande di Saman e, come scrive il Resto del Carlino, racconta al programma Quarto Grado che Saman è una brava ragazza e che quando si sono visti, lei ha cucinato per lui, ma non si sono parlati molto.
“È una brava ragazza. Quando sono andato a casa sua lei ha cucinato. Non ci siamo parlati, perché i maschi, per cultura, mangiano separati dalle donne”
Il quotidiano aggiunge inoltre che online l’uomo condivide dei post discordanti. Ad esempio sul profilo di Whatsapp ha una foto con delle candele e una frase tratta da una sura coranica che recita: “Le relazioni sono create per aiutarsi l’un l’altro ma non per usarsi l’un l’altro”. Su altri profili social però, sosterrebbe l’inferiorità di ruolo delle donne, rispetto agli uomini. Tuttavia il padre di Saman in sede processuale ribadì che Akmal è un buon partito perché “non fuma, non sta su TikTok e su internet e non esce a mezzanotte”. E soprattutto dichiara che Saman era stata contenta di quando Akmal si era proposto per le nozze e che l’unione era stata ponderata con gli altri familiari. Aggiunge anche che Saman era “intelligente ma diceva bugie” e che in occasione della sua prima fuga da casa, aveva sottratto 8000 euro e l’oro regalato in doto dalla famiglia di Akmal.
“Se mi avesse detto che non voleva sposarlo, avrei detto va bene”

Dichiarazioni puntualmente smentite dalle intercettazioni e dalle testimonianze. L’altro fidanzato di Saman, Saqib, aggiunge inoltre che il matrimonio d’interesse sarebbe servito a mantenere i possedimenti di terreni nelle mani della stessa famiglia. E inoltre, come testimoniò il fratello di Saman, Ali Heider, Saqub non era considerato adatto a Saman, perché apparteneva ad una famiglia povera. Il Corriere della Sera riporta infatti le sue dichiarazioni al processo:
“Saman non poteva stare con Saqib perché veniva da una famiglia povera, non dello stesso livello del nostro. Papà ha fatto ricerche sulla sua famiglia. Cercava informazioni dagli account sui social, per vedere le foto di Saqib e dei suoi parenti, per capire così dove abitavano, la scuola frequentata dai figli”
A marzo 2020 Saman, disperata, tenta il suicidio ingerendo dei farmaci, ma finisce in ospedale e si salva. Tre mesi dopo tenta di fuggire in Belgio, ma viene rintracciata dai familiari e riportata a casa, a Novellara, dove la famiglia si è trasferita nel 2016, per lavorare nel settore agricolo. A novembre dello stesso anno, Saman chiede aiuto ai servizi sociali e riesce a denunciare i suoi genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen per maltrattamenti e induzione al matrimonio, oltre che per il sequestro dei suoi documenti d’identità.
Saman viene ospitata in una comunità protetta di Bologna, dove resta per cinque mesi. e riesce ad evitare la partenza per il Pakistan, fissata per il 22 dicembre e le successive nozze, fissate invece per il 7 gennaio. Durante l’incontro con gli assistenti sociali il padre si dice disperato, perché “Nostra figlia fa tutto il contrario di quel che le diciamo e non sappiamo più cosa fare con lei”. La madre invece si chiede come farà ad affrontare la vergogna di dover giustificare ai parenti in Pakistan il matrimonio mancato.

Durante il periodo in cui Saman è in comunità trova il modo di incontrare Saqib e posta sui social una foto in cui loro due si baciano. La foto viene intercettata dal fratello minore della ragazza, il quale la mostra ai genitori, nei quali inizia a maturare un senso di vendetta.
A metà aprile 2021, la ragazza torna dai suoi, a Novellara, con l’intenzione di farsi restituire i documenti per poter lasciare l’Italia e farsi una vita altrove, invano. Denuncia i genitori ai carabinieri per la mancata restituzione delle carte, mentre al fidanzato manifesta il timore di essere uccisa, a causa di frasi pronunciate da sua madre. Saman esce di casa a mezzanotte del 1 maggio, come testimoniano le riprese di una telecamera di sicurezza, seguita dai genitori che discutono con lei e poi rientrano in casa. I genitori poche ore dopo fuggono in Pakistan e allo stesso modo anche i cugini e il fratello minore della ragazza tentano la fuga, in tempi diversi ma verranno rintracciati. Il corpo di Saman invece verrà ritrovato il 19 ncovembre 2022, in una fossa scavata in un casolare abbandonato, a pochi metri dall’abitazione di famiglia. Come riporta La Stampa, inizialmente si ipotizza che Saman sia stata uccisa dai cugini e dallo zio su incarico dei genitori, ma la sentenza rovescia questo scenario attribuendo invece l’esecuzione materiale dell’omicidio, per strangolamento, alla madre della ragazza. I due cugini invece, vengono assolti.
