Brigitte Bardot si è spenta a 91 anni il 28 dicembre 2025, lasciando dietro di sé non solo l’eredità di un’icona cinematografica mondiale, ma anche quella di una figura politicamente controversa. L’attrice francese, simbolo di emancipazione femminile e libertà sessuale negli anni Sessanta, ha percorso un lungo cammino che l’ha portata dalle braccia della sinistra a diventare una voce riconosciuta della galassia dell’estrema destra francese.
Nel 1971, Brigitte Bardot divenne la prima Marianne di Francia, prestando il suo volto al busto della Repubblica esposto nei municipi francesi. Un’idea del generale de Gaulle, che apprezzava particolarmente l’artista. Anni dopo, in un’intervista a France Culture, l’attrice commentò con orgoglio: “L’immagine di Brigitte Bardot che rappresenta la Repubblica è un’immagine regale. È straordinario, e anche se ce ne sono state altre dopo, la mia resta la più bella, la più riuscita, la più sobria. È un simbolo di me che resterà”.
Eppure, quella stessa donna che incarnava la Repubblica avrebbe finito per rinnegare la Francia contemporanea. Nel suo ultimo libro, un dizionario personale pubblicato da Fayard nell’ottobre 2025, Bardot descriveva la sua patria come “diventata spenta, triste, sottomessa, malata, rovinata, ordinaria, volgare”. L’unico rimedio all’agonia della Francia, secondo lei, era la destra più estrema.
Il percorso politico di Brigitte Bardot inizia paradossalmente con il sostegno della sinistra. Nel 1961, all’età di 27 anni, l’attrice ricevette una lettera di minaccia dall’OAS, l’Organizzazione dell’Armata Segreta (di estrema destra) che in piena guerra d’Algeria le intimava di versare 50.000 franchi. Bardot decise di rendere pubblica la missiva e di denunciare l’OAS attraverso il suo avvocato, Robert Badinter, futuro ministro socialista. Questo gesto coraggioso le valse l’ammirazione della sinistra francese.
Negli anni successivi, Bardot incontrò tutti i presidenti della Quinta Repubblica. Con de Gaulle instaurò un rapporto di rispetto reciproco. “De Gaulle, lo adoravo”, dichiarò nel 2018 a Paris Match. “All’Eliseo non gli ho detto ‘Buonasera signor presidente della Repubblica’ ma ‘Generale’. Mi rispose sorridendo con gentilezza: ‘Signora, è proprio il caso di dirlo'””.
Georges Pompidou era “caloroso, affabile, divertente”, mentre Valéry Giscard d’Estaing conquistò la sua gratitudine facendo bloccare l’importazione in Francia delle pellicce di cuccioli di foca e fermando le sperimentazioni con le cinture di sicurezza che utilizzavano scimmie lanciate contro muri di cemento. La causa animale, costante assoluta della vita di Bardot, diventava il filo conduttore dei suoi incontri con i potenti.
Il rapporto con François Mitterrand fu deludente. “Mi ha invitata a pranzo all’Eliseo. Ho evocato diverse questioni animaliste, di cui trenta urgenti. Con aria altezzosa e prudente, mi ha assicurato che se ne sarebbe occupato. Non fece nulla“, ricordava l’attrice. Stessa delusione con Jacques Chirac, che la chiamava affettuosamente “piccola cerbiatta” ma ignorava le sue richieste di chiudere i negozi di animali sui lungosenna.
La svolta politica definitiva avvenne nel 1993, quando Brigitte Bardot sposò Bernard d’Ormale, consigliere di Jean-Marie Le Pen. Quattro anni dopo, alle elezioni municipali di Vitrolles, nelle Bouches-du-Rhône, l’attrice sostenne pubblicamente Catherine Megret, candidata del Front National.
Il legame con la famiglia Le Pen si consolidò nel tempo. Nel 2014, durante il programma Un jour, une histoire, Bardot dichiarò senza mezzi termini: “Amo molto Marine. Lo affermo e non devo nasconderlo. Vi dirò una cosa buffa: è l’unica donna, ma ha un paio di palle”. Una frase che riassumeva l’ammirazione dell’icona per la leader dell’estrema destra francese.
Come riporta RTL, in un’intervista a TV Magazine del 2017, Bardot precisò la sua posizione: “Non sono orgogliosa di ciò che è la Francia oggi. Sono contro il multiculturalismo, ma non sono fascista, non più di Marine Le Pen”. Una dichiarazione che rivelava la sua adesione alle tesi identitarie e anti-immigrazione del Rassemblement National.
Negli ultimi anni, ritirata nella sua casa della Garrigues, sulle alture di Saint-Tropez, Bardot seguiva religiosamente Cnews, la sua rete televisiva preferita. Ammirò Philippe de Villiers e definì Jordan Bardella “straordinario”. Il giorno del suo ottantanovesimo compleanno, chiamò in diretta il conduttore Pascal Praud, che ogni anno le rendeva omaggio. “Voi incarnate la Francia più ardente, quella della mia infanzia”, le disse il giornalista.

François Hollande fu uno dei pochi presidenti socialisti a conquistare il suo rispetto. “Mi sono intrattenuta al telefono con lui per allertarlo sul bracconaggio degli elefanti in Africa. Ha mantenuto la parola. E quando gli scrivevo, mi rispondeva sempre. Trovo questo tanto più corretto perché sapeva che non ero dalla sua parte”, riconobbe l’attrice.
Con Emmanuel Macron e il suoministro dell’Ecologia Nicolas Hulot, i rapporti furono invece pessimi. Hulot venne definito da Bardot “un vigliacco di prima classe, un indeciso e un tipo che non serve a niente”. Nel 2019, l’attrice trovò invece apprezzabile Yannick Jadot, candidato Europe Écologie-Les Verts alle elezioni europee, lodandone la determinazione per la causa ambientale.
Il percorso di Brigitte Bardot da Marianne repubblicana a sostenitrice dell’estrema destra rappresenta uno dei paradossi più sorprendenti della cultura francese contemporanea. La donna che aveva incarnato la libertà e la ribellione contro i conformismi borghesi finì per abbracciare un’ideologia conservatrice e identitaria, mantenendo come unica costante la battaglia animalista che aveva caratterizzato tutta la seconda parte della sua vita.
