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Home » Personaggi » Il significato di Intossicare in dialetto napoletano (che Raiz ha usato in modo passionale)

Il significato di Intossicare in dialetto napoletano (che Raiz ha usato in modo passionale)

Approfondiamo il significato del termine "intossicare" in dialetto napoletano, utilizzato da Raiz a proposito del nuovo film di Sorrentino, Parthenope.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco28 Ottobre 2024
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Nel dialetto napoletano, il verbo intossicare si pronuncia ‘ntussecà e ha un solo significato, quello di rovinare, avvelenare qualcosa di bello, positivo e sano. In generale è un termine che ha un’accezione negativa e spesso accusatoria: spesso si sente dire “Mi hai intossicato la serata” o “Ci siamo intossicati il Natale”. Ma ci si può anche intossicare per ragioni indipendenti da altre persone: ad esempio, ci si può intossicare una vacanza o un weekend a causa di un imprevisto o di un guaio.

Nelle ultime ore, il termine è finito al centro del dibattito social perché il cantante Raiz, nel commentare l’ultimo film di Paolo Sorrentino, Parthenope, ha detto, su Instagram.

“Mi hai intossicato la serata, Paolo Sorrentino. Ma grazie di tutto”

Ora, se era evidente che il termine intossicato qui è utilizzato in maniera un po’ iperbolica e che quel “grazie di tutto” con un cuore finale, chiarisce che in realtà il film gli è piaciuto eccome, ma lo ha spiazzato emotivamente, tanto da “rovinargli” la serata.
Come spesso accade però, molti non hanno capito perché Raiz avesse scritto di essersi intossicato a vedere il film e, non riuscendo a cogliere il tono di quel “grazie di tutto” hanno pensato che il cantante avesse detestato il nuovo lavoro di Sorrentino. È un problema di molti utenti sui social: leggono i post, ma si soffermano su pochi termini.

 

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Un post condiviso da Gennaro Della Volpe (@realraiz)

Con un post successivo Raiz invece di sottolineare che alla fine della sua affermazione ringraziava il regista, con tanto di emoj a cuore, ha dato un suo significato passionale (e personale) del verbo intossicare, che non combacia esattamente con l’uso canonico.

“Non avrei pensato di dover spiegare, specialmente a dei napoletani, il senso del mio commento: eppure mi trovo a doverlo fare. Questo è un film importante, fondamentale direi, per un napoletano della mia generazione. Mi ha riportato a luoghi remoti della mia anima e sensibilità. Mi ha restituito teneramente il paradise lost della mia città, attraversato una parte della mia vita sentimentale, accademica, popolare. Sto vivendo, per età e esperienza, gli anni in cui si “vede”. Ripeto: mi hai intossicato una serata, Paolo Sorrentì. Ma quanto sfaccimma sei bravo.”

 

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Un post condiviso da Gennaro Della Volpe (@realraiz)

Repubblica, che inizialmente cade nel tranello verbale della frase scritta da Raiz, argomenta che Totò nella canzone Malafemmena dice: “M’e ‘ntussecata l’anema, nun pozzo cchiù campà”, come a voler sottolineare che si può usare anche descrivere un innamoramento così intenso da far stare male. Ma in realtà Totò nella canzone parla di una situazione fortemente negativa, di una donna spregevole, una “vipera” ingannatrice capace di infliggere le peggiori infamità. E dunque una persona capace di intossicare la vita di un brav’uomo.

A sostegno del significato comune del termine in oggetto, basterebbe ricordare una delle battute più esilaranti della commedia Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo. Quando zio Pasquale minaccia il nipote Tommasino di fargli passare un brutto Natale se non inserirà il suo nome nella tradizionale letterina natalizia che il ragazzo ha scritto a sua madre:

“Guaglio’ mietteme pure a me, si no stasera ce ntussecammo Natale!”

 

Tornando al film di Sorrentino, vi ricordiamo che è in sala dal 24 ottobre. Al link che segue potete leggere la nostra recensione di Parthenope (ci siamo “intossicati” anche noi come Raiz)

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