Dopo l’incendio che ha colpito il Teatro Sannazaro, nel cuore di Napoli, arriva un lungo e toccante messaggio pubblicato sui social dai gestori del teatro. A firmarlo è Sasà Vanorio, che insieme a Lara Sansone guida lo storico spazio di via Chiaia. Un post che fa chiarezza su ciò che è andato distrutto nell’incendio, sulle misure di sicurezza presenti all’interno del teatro e altre questioni.
Incendio nel cuore di Napoli: a fuoco il teatro Sannazaro. All’alba di oggi, è scoppiato un enorme incendio a Via Chiaia. Tra i palazzi residenziali della zona, le fiamme hanno avvolto parte del teatro inaugurato a metà del 1800. Sul posto anche Laura Sansone, nipote dell’attrice… pic.twitter.com/2CeJJE5skc
— Adnkronos (@Adnkronos) February 17, 2026
“Non siamo i proprietari del Teatro Sannazaro: siamo i gestori”, scrive Vanorio, mettendo subito in chiaro un punto che, dopo il rogo, è stato al centro di discussioni e ricostruzioni. La famiglia Sansone, infatti, non è proprietaria dell’immobile: il teatro fu preso in fitto nel 1969 da Luisa Conte e dal marito Nino Veglia, quando era ormai diventato un cinema a luci rosse e versava in stato di abbandono.
“Non c’erano più i palchetti, il palcoscenico era distrutto, la cupola e l’arco scenico erano malconci”, ricorda Vanorio. Con sacrifici e grazie a un prestito del Banco di Napoli, la coppia riuscì a ristrutturarlo completamente, restituendo alla città quella che viene ancora chiamata la “bomboniera di Chiaia”. Nel post vengono affrontate anche le questioni legate alla sicurezza. Vanorio precisa che il teatro è dotato di tutte le licenze di agibilità, del certificato di prevenzione incendi e che l’impianto elettrico è regolarmente certificato da enti accreditati. Smentisce inoltre che l’impianto antincendio non abbia funzionato e ricorda che l’obbligo degli sprinkler riguarda per legge esclusivamente la zona del palcoscenico. Al momento dell’incendio, aggiunge, la platea era vuota perché erano in scena gli allestimenti del Café-Chantant e le poltrone non erano presenti.
Nel rogo, scrive, non è andata distrutta solo una struttura. “Lunedì non è andato in fumo solo un teatro. Sono andati in fumo i sacrifici di Luisa Conte e Nino Veglia”. Con le fiamme sono scomparsi anche costumi di scena, copioni, fotografie con Eduardo De Filippo, locandine storiche di fine Ottocento. E ancora il Café-Chantant, le scenografie, le piume, le luci, uno spettacolo che negli anni era diventato un punto di riferimento per Napoli e per i visitatori.
Ma al di là degli aspetti tecnici, il cuore del messaggio è un altro: Vanorio infatti rifiuta le definizioni di “locatari” o “inquilini” e sceglie una parola diversa: custodi. “I teatri non hanno padroni né semplici gestori. Hanno custodi. Custodi di un bene che appartiene a tutti”. E poi una frase in napoletano che sintetizza tutto: “’O teatro nun tene padrone”.
Il passaggio più personale è quello in cui Vanorio si interroga sui danni agli appartamenti circostanti – non ancora quantificati – e sul proprio ruolo: “Ho bisogno di sapere se ho fallito come custode, se c’era altro che dovevo o potevo fare, e se è dipeso da noi”. Un dolore che, scrive, “ogni giorno, anziché diminuire, cresce e mi sta divorando dentro”.
