La giornalista Federica Polidoro è intervenuta sui social media con un post in inglese per replicare alle forti polemiche sollevate da una domanda fatta durante un’intervista a Venezia 2025 a Andrew Garfield, Julia Roberts e Ayo Edebiri. Polidoro spiega di essere stata “ingiustamente accusata di razzismo” e di aver ricevuto attacchi e insulti violenti, sul web, dai quali intende tutelarsi. Sottolinea inoltre che “i veri razzisti sono coloro che vedono il razzismo ovunque” e cercano di mettere a tacere il giornalismo.

Prima di lasciarvi alle parole di Polidoro, riepiloghiamo brevemente cosa è successo a Venezia durante l’intervista: la giornalista aveva fatto una domanda sul Me Too e il movimento Black Lives Matter rivolgendosi a Garfield e alla Roberts ed escludendo volutamente la Edebiri, che è un’attrice afroamericana. Il video dell’intervista ha fatto il giro dei social e Polidoro è stata fortemente contestata. Attualmente il suo profilo Instagram è preso d’assedio dai commmenti. Su Instagram ha scritto:
“A seguito di un’intervista, sono stata oggetto di insulti personali e attacchi a causa di una domanda che, per qualche motivo, non è stata ben recepita da alcuni membri del pubblico. Trovo sorprendente che coloro che mi accusano ingiustamente di razzismo e si considerano custodi della giustizia trovino accettabili linguaggio violento, attacchi personali e cyberbullismo.”
“Vorrei chiarire che, invece di concentrarsi sulle risposte ponderate di Ayo Edebiri, Julia Roberts e Andrew Garfield, la discussione verte esclusivamente su come avrei dovuto formulare la domanda. Tutti i contributi dei presenti sono stati riportati integralmente nell’intervista pubblicata, senza alcuna omissione.”
“Ad oggi, non sono a conoscenza di alcun protocollo che imponga l’ordine con cui le domande devono essere poste in un’intervista. Censurare o delegittimare domande considerate “scomode” non rientra nella pratica della democrazia. Solo l’Ordine dei Giornalisti è autorizzato a valutare il lavoro dei professionisti del settore, non i tribunali dei social media.”
“A coloro che mi accusano ingiustamente di razzismo, desidero precisare che nel mio lavoro ho intervistato persone di ogni provenienza ed etnia, e la mia stessa famiglia è multi-etnica, matriarcale e femminista, con una significativa storia di immigrazione. Ho collaborato per oltre vent’anni con numerose testate nazionali e internazionali di ogni orientamento politico, affrontando sempre il mio lavoro con apertura e rigore professionale. A mio avviso, i veri razzisti sono coloro che vedono il razzismo ovunque e cercano di mettere a tacere il giornalismo, limitando la libertà di analisi, il pensiero critico e la pluralità delle prospettive.”
“Il ruolo del giornalismo è porre domande, anche su temi delicati, con rispetto e responsabilità. Non tollererò né accetterò linguaggio diffamatorio o violento e mi riservo il diritto di tutelarmi legalmente contro coloro che, negli ultimi giorni, hanno scelto di nascondersi dietro la folla digitale per insultarmi e attaccarmi invece di cercare un confronto civile e costruttivo”
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