Il regista di Titanic e Avatar, James Cameron, ha spiegato in modo diretto e senza filtri le ragioni che lo hanno spinto a lasciare gli Stati Uniti per trasferirsi definitivamente in Nuova Zelanda insieme alla sua famiglia. Durante un’intervista rilasciata al programma In Depth with Graham Bensinger, il filmmaker 71enne ha tracciato un quadro netto delle differenze tra i due paesi, parlando di sanità mentale collettiva, rispetto per la scienza e coesione sociale.
Cameron ha ottenuto ufficialmente la cittadinanza neozelandese nell’agosto 2025, coronando un percorso iniziato nel 1994, quando visitò il paese per la prima volta e se ne innamorò immediatamente. Il legame si è rafforzato negli anni successivi, tanto che nel 2011, due anni dopo l’uscita del primo Avatar, il regista ha acquistato una fattoria in Nuova Zelanda insieme alla moglie Suzy Amis. La coppia ha tre figlie insieme: Claire di 23 anni, Quinn di 21 ed Elizabeth di 18. Cameron ha anche una quarta figlia, Josephine di 31 anni, nata dalla relazione con la seconda moglie, Linda Hamilton.
Tra il 2011 e l’inizio della pandemia, nel 2020, la famiglia ha vissuto dividendosi tra gli Stati Uniti, principalmente tra Malibu e Santa Barbara, e la Nuova Zelanda.
Il trasferimento definitivo è avvenuto nell’agosto 2020, proprio durante la pandemia, e secondo Cameron questa scelta è stata dettata da ragioni precise. “La Nuova Zelanda aveva eliminato completamente il virus”, ha spiegato il regista, originario del Canada ma trasferitosi in California nel 1971. “Lo hanno eliminato due volte. La terza volta, quando si è presentato in forma mutata, è riuscito a penetrare, ma fortunatamente avevano già raggiunto un tasso di vaccinazione del 98%“.
Il contrasto con gli Stati Uniti, secondo Cameron, è stridente. “Questo è il motivo per cui amo la Nuova Zelanda. Le persone lì sono, per la maggior parte, sane di mente, al contrario degli Stati Uniti dove il tasso di vaccinazione era del 62% e sta continuando a scendere, andando nella direzione sbagliata”, ha dichiarato senza mezzi termini.
Quando l’intervistatore Graham Bensinger ha fatto notare che gli Stati Uniti rimangono comunque un posto fantastico dove vivere, Cameron ha replicato provocatoriamente: “Davvero?”. Il regista ha poi posto un interrogativo più ampio:
“Dove preferiresti vivere? In un posto che crede davvero nella scienza, che è sano di mente e dove le persone possono lavorare insieme in modo coeso verso un obiettivo comune? O in un posto dove tutti attaccano gli altri alla gola, estremamente polarizzato, che volta le spalle alla scienza e che sarebbe nel caos totale se dovesse apparire un’altra pandemia?”
Bensinger ha tentato di alleggerire il tono sottolineando la bellezza paesaggistica della Nuova Zelanda, ma Cameron ha chiarito immediatamente: “Non sono lì per il paesaggio. Sono lì per la sanità mentale”
Non è la prima volta che il regista premio Oscar esprime critiche così dirette verso gli Stati Uniti. Un anno prima, durante un’intervista ad un podcast, aveva rivelato che la sua cittadinanza neozelandese era imminente e aveva criticato apertamente l’America sotto Donald Trump paragonando la sua rielezione ad un incidente d’auto che si ripete più volte.
Per il regista, la scelta di trasferirsi non è stata solo una questione personale o professionale, ma anche educativa per i suoi figli. “C’è un rispetto innato e una richiesta di rispetto. Tutti hanno una sorta di status uguale in termini di dignità umana. E lo adoro, questo è ciò che volevo che i miei figli sperimentassero”, aveva dichiarato.
Parlando della cittadinanza ottenuta, Cameron ha sottolineato l’importanza dell’impegno: “Significa molto. È qualcosa per cui ho lavorato, per cui ho dovuto sacrificare. Se sradichi la tua famiglia e ti trasferisci da qualche parte, devi investire, devi farne parte, devi guadagnartelo. Penso semplicemente che devi guadagnarti il diritto di stare in un posto”
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