Due giovani donne che hanno lavorato per Julio Iglesias hanno presentato una denuncia formale alla Procura Nazionale spagnola, accusando il celebre cantante di tratta di esseri umani e violenze sessuali. I fatti contestati risalirebbero al periodo compreso tra gennaio e ottobre 2021 e si sarebbero verificati nelle residenze dell’artista a Punta Cana, nella Repubblica Dominicana, e a Lyford Cay, alle Bahamas.
La vicenda, stando a quanto riporta l’ANSA, è emersa grazie a un’inchiesta giornalistica condotta da elDiario.es e Univision Noticias, che ha raccolto le testimonianze delle due ex dipendenti. I media spagnoli le identificano con i nomi fittizi di Laura e Rebeca per tutelare la loro identità. Secondo quanto riportato, le aggressioni sessuali sarebbero avvenute in un ambiente lavorativo caratterizzato da “controllo, molestie e paura”, in quelle che le stesse vittime definiscono le “casette del terrore”.
Rebeca, che lavorava come collaboratrice domestica, aveva 22 anni quando avrebbe subito le violenze. Nella sua testimonianza racconta di essere stata obbligata a rapporti sessuali non consensuali con Iglesias: “Mi usava quasi tutte le notti. Mi sentivo come un oggetto, una schiava”. Secondo la sua versione, ai rapporti forzati assisteva un’altra donna che ricopriva una posizione di maggior potere all’interno della struttura lavorativa del cantante.
Laura, il cui nome è anch’esso fittizio, ha lavorato come fisioterapista personale di Iglesias. Oltre a descrivere un clima lavorativo estremamente teso, con turni che arrivavano fino a sedici ore consecutive al giorno, ha denunciato baci e palpeggiamenti indesiderati, oltre a rapporti sessuali senza consenso che sarebbero avvenuti in spiaggia e in piscina.
L’inchiesta giornalistica, durata tre anni, avrebbe raccolto elementi di riscontro significativi: fotografie, messaggi WhatsApp e referti medici che confermerebbero la versione delle due donne. Inoltre, sono stati contattati quindici ex dipendenti di Iglesias che hanno confermato maltrattamenti, abusi fisici e condizioni lavorative definite “tossiche”.
Nella denuncia, oltre a Iglesias, compaiono anche due donne che gestivano le abitazioni, indicate come complici dei presunti abusi. Le accuse potrebbero configurare reati di “tratta di esseri umani a scopo di lavoro forzato e servitù”, “vari reati contro la libertà e l’integrità sessuale, come molestie sessuali e violenza sessuale”, lesioni personali e violazioni dei diritti dei lavoratori per “l’imposizione di condizioni di lavoro abusive”.
Le due donne hanno ricevuto assistenza legale da Women’s Link Worldwide, un’organizzazione internazionale per i diritti umani. Ora spetterà alla giustizia spagnola valutare le accuse e avviare eventuali procedimenti giudiziari.
La vicenda ha sollevato reazioni anche a livello politico in Spagna. Ana Redondo, ministra per le pari opportunità, ha dichiarato: “Di fronte al sessismo, non possiamo voltarci dall’altra parte perché la negazione non fa che aggravare il problema. Spero che ci sia un’indagine completa”. Anche Yolanda Díaz, leader di Sumar, ha chiesto chiarezza e giustizia.
Más Madrid e la sezione madrilena del Psoe hanno sollecitato la presidente della Regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, a ritirare la Medaglia d’Oro della Comunità di Madrid assegnata al cantante. Ayuso ha però respinto la richiesta, esprimendo su X il suo sostegno all’artista: “Le donne violentate e aggredite si trovano in Iran, con il silenzio complice dell’estrema sinistra. La Comunità di Madrid non contribuirà mai al discredito degli artisti, e ancor meno a quello del cantante più universale di tutti: Julio Iglesias”.
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