Kabir Bedi, attore celebre per lo sceneggiato Sandokan, degli anni ’70, ha parlato in diverse occasioni del dramma di suo figlio Siddarth, morto suicida nel 1997. Il ragazzo aveva 25 anni, si era laureato in informatica negli USA e viveva a Montreal, ma era affetto da schizofrenia depressiva. Kabir ha raccontato dei sensi di colpa con i quali convive ancora oggi e delle circostanze che portarono Siddart a togliersi la vita, dopo una discussione col padre.
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Kabir Bedi ha avuto tre figli, Pooja e Siddarth nati dal matrimonio con Protima Bedi e poi Adam, nato dalle nozze con Susan Humphreys. L’attore indiano ha raccontato che Siddarth era un genio e non aveva mai manifestato un’indole violenta, almeno fino a quando la malattia non prese il sopravvento. Inizialmente, si pensò che potesse essere affetto da depressione, ma dopo tre anni scoprirono che non era così.
“Era un genio laureato in informatica in America, molto intelligente, soffriva di schizofrenia. Era un buon uomo, mai violento. Poi quando ha iniziato ha soffrire di schizofrenia, dopo un incidente in Canada, lo è diventato. Io volevo salvarlo ma poi ho fallito perché si è tolto la vita. È stato il momento più doloroso della mia vita. Ha preso questa decisione dopo aver avuto una discussione con me. Io volevo impedirglielo ma lui era determinato a farlo. Non c’è dolore più grande di perdere un figlio e io mi sento in colpa”.
Come riporta Fanpage, al Grande Fratello Vip, nel 2022, Kabir condivise la sua esperienza con la malattia e con la terapia, che a suo dire, nel caso del figlio, non si rivelò efficace.
“Il grande problema della schizofrenia è che è difficile. Giovani di 25 anni, normalmente uomini, normalmente intelligenti, improvvisamente scattano e perdono la lucidità. Quando perdono questa lucidità, non accettano che loro hanno un problema e diventa un problema ben più grande.
Per quanto riguarda i farmaci, Kabir Bedi ha condiviso la sua esperienza, che non è stata positiva, ma ha anche spiegato che probabilmente oggi le terapie possono essere più mirate ed efficaci.
“Non voglio che le persone perdano la speranza perché adesso le medicine sono molto più efficaci, mentre un tempo non controllavano alcuni effetti. Lui prendeva le medicine e si sentiva come ubriaco, per questo stava meglio senza prenderle. Sono responsabile perché avrei dovuto controllare che ne facesse uso. A tutti quelli che vivono con una persona schizofrenica dico di non arrendersi, perché non sono soli”

Aggiunse anche che per Siddarth la vita aveva perso significato. Cibo, libri, tv, per lui non significavano più nulla. Anche per queste ragioni, probabilmente, il suo male fu scambiato per depressione.
“Sentiva di non avere più significato, per lui la vita non significava nulla, non sentiva più il sapore del cibo e in un momento di lucidità mi disse che voleva togliersi la vita”.
“Io chiamai la squadra per la prevenzione del suicidio di Los Angeles, dove lui era in cura” – raccontò Kabir a Storie Italiane, come riporta il Gazzettino, spiegando che lo portò negli States per farlo curare – “Loro parlarono con lui, ma ultimamente non voleva vivere così. Come padre, naturalmente, facevo tutto il possibile per dargli speranza, per dirgli cose che gli dessero coraggio”

A Verissimo Kabir raccontò il momento in cui scoprì il corpo senza vita di suo figlio.
“Ricordo bene quel momento. Ero entrato in casa e l’ho visto accasciato sul divano in un angolo della stanza. Cercai un segno, una spiegazione a quel gesto”
Prima di andarsene Siddarth lasciò un biglietto in cui diceva ai suoi cari di non sentirsi in colpa. Lui se ne sarebbe andato felice, perché questo era il suo modo di prendere il controllo della situazione. Ad aiutare Kabir ad affrontare il dolore, è stata la meditazione: “Da quel momento ho deciso di cambiare la mia vita”.
