Kasia Smutniak ha attirato l’attenzione alla Festa del Cinema di Roma per un particolare dettaglio del look scelto per presentare Mustang, il suo nuovo documentario: un sottile filo rosso annodato intorno al collo, indossato al posto di una collana. Un accessorio semplice, quasi impercettibile, che potrebbe avere un significato legato alla storia personale dell’attrice e al viaggio compiuto in Nepal con Pietro Taricone, suo ex compagno e padre della figlia Sophie. Un’interpretazione suggestiva, anche se Smutniak non ha ancora spiegato pubblicamente il motivo della scelta.
Lunedì 19 ottobre, durante il photocall del film, l’attrice e regista si è presentata con un completo nero oversize firmato The Attico, caratterizzato da una giacca dalle spalle strutturate, pantaloni molto ampi e scarpe stringate maschili. Capelli sciolti, trucco essenziale e nessun gioiello vistoso, fatta eccezione per quel cordino rosso che spiccava sulla pelle. Una scelta in linea con lo stile di Smutniak, che anche in altre occasioni ha preferito completi sartoriali e silhouette maschili agli abiti da cerimonia. Per la première serale di Mustang, invece, ha cambiato look, scegliendo un completo Giorgio Armani con gonna lunga e gioielli Garatti.
Il filo rosso ha incuriosito soprattutto per il possibile richiamo alle tradizioni spirituali dell’Himalaya. Nella cultura buddhista tibetana, infatti, i cordini rossi possono essere utilizzati come simboli di protezione e buon auspicio, talvolta dopo essere stati benedetti da un lama. Non è però stato confermato che quello indossato da Kasia provenga effettivamente dal Nepal, che sia stato benedetto o che abbia un significato religioso. Il collegamento con quella cultura resta quindi un’ipotesi, che assume particolare interesse proprio per il documentario presentato dall’attrice a Roma.
Mustang racconta infatti una storia cominciata nel 2003, quando Kasia Smutniak e Pietro Taricone partirono insieme per una delle regioni più remote del Nepal, al confine con il Tibet. Fu Pietro a proporre quel viaggio, durante il quale i due entrarono in contatto con una comunità locale e promisero di tornare per contribuire alla tutela della sua cultura. Un progetto che la morte dell’attore, avvenuta nel giugno 2010 in seguito a un incidente di paracadutismo, avrebbe inevitabilmente cambiato.
Kasia ha comunque deciso di portare avanti quell’impegno. Attraverso l’Associazione Pietro Taricone, fondata nel 2011, e grazie alla collaborazione con Kunzom Thakuri, una donna del posto, ha contribuito alla realizzazione della Ghami Solar School, inaugurata nel 2016. La scuola permette ai bambini della regione di proseguire gli studi senza essere costretti a lasciare le proprie famiglie. Un progetto che oggi affronta nuove difficoltà, tra cambiamenti climatici, spopolamento e diminuzione degli alunni.
Il documentario coinvolge anche Sophie Taricone, oggi ventiduenne, che attraverso la propria voce e i filmati di famiglia ricostruisce una storia iniziata prima della sua nascita. Durante la presentazione alla Festa del Cinema di Roma, Smutniak ha spiegato di aver trovato proprio grazie alla figlia la chiave per raccontare il film. Sophie, dopo aver deciso di partire da sola per il Mustang, le aveva chiesto dove fosse la vecchia telecamera del padre, facendo riaffiorare le immagini di quel primo viaggio.

Alla première romana erano presenti anche Sophie, Kunzom Thakuri e Domenico Procacci, attuale marito di Smutniak e produttore del documentario. Per la regista, Mustang rappresenta un racconto che attraversa ventitré anni di vita, intrecciando ricordi personali e trasformazioni di una comunità alla quale è rimasta profondamente legata. In questo contesto, il piccolo cordino rosso indossato durante il photocall può essere letto come un possibile richiamo a quel mondo, anche se attribuirgli un significato preciso senza una conferma dell’attrice sarebbe prematuro.
Mustang, presentato in concorso nella sezione Progressive Cinema della ventunesima Festa del Cinema di Roma, arriverà nelle sale italiane il 23 novembre 2026, distribuito da Fandango.
