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Home » Personaggi » La condanna al marito di Elisa Bravi: il femminicidio raccontato ad Amore Criminale

La condanna al marito di Elisa Bravi: il femminicidio raccontato ad Amore Criminale

L'iter giudiziario che ha portato alla condanna di Riccardo Pondi, il marito di Elisa Bravi. L'uomo strangolò la ragazza mentre le figlie dormivano in casa.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco16 Dicembre 2025
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Riccardo Pondi ed Elisa Bravi
Riccardo Pondi ed Elisa Bravi
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Ad Amore Criminale si torna a parlare del femminicidio di Elisa Bravi, per il quale il marito della donna, Riccardo Pondi, è stato condannato all’ergastolo in via definitiva. La pena massima è stata confermata dalla Corte di Cassazione il 29 settembre 2023, chiudendo un lungo iter giudiziario iniziato con una condanna a 24 anni in primo grado e culminato con l’inasprimento della sentenza in appello. I giudici hanno ritenuto prevalenti le aggravanti rispetto alle attenuanti, ricostruendo l’uccisione come un atto di estrema violenza maturato al termine di una crisi coniugale.

La prima sentenza: 24 anni invece dell’ergastolo

Come riporta FemminicidioItalia.info, nel luglio 2021 la Corte d’Assise di Ravenna si pronunciò in primo grado condannando Pondi a 24 anni di reclusione, respingendo la richiesta della Procura che aveva sollecitato l’ergastolo. I giudici riconobbero le attenuanti generiche, accogliendo in parte la linea difensiva. Nelle motivazioni si parlò di un delitto nato da un gesto d’impeto, frutto di un “cortocircuito emotivo e cognitivo” durante una lite degenerata, pur escludendo qualsiasi infermità mentale dell’imputato.

In quell’occasione i genitori di Elisa, Antonella Mescolini e Gianluca Bravi, commentarono con amarezza la sentenza. “Quando ho sentito la condanna a 24 anni ho chiuso gli occhi e me lo sono visto già libero, davanti al cancello di casa. Non posso pensare che la vita di mia figlia valga così poco” disse Antonella al Corriere della Romagna. Poi la madre di Elisa parlò delle attenuanti:

“Doveva finire con l’ergastolo. Quali sono le attenuanti? L’aver chiamato i soccorsi quando era già morta da venti minuti. Sì, ha confessato, doveva forse scappare? Ha donato tutto alle figlie, sarebbe comunque andato tutto a loro. Ha commesso delle cose terribili, si sarebbe potuto fermare e non l’ha fatto”

I genitori di Elisa mostrarono anche un’incredibile empatia verso l’assassino della loro figlia, considerate le circostanze. Antonella ammise che il genero non gli era mai piaciuto, ma di avergli voluto bene “come ad un figlio”. Disse anche che con lui parlava tanto e che intuì che lui aveva un complesso di inferiorità nei confronti della moglie, perché “lei emergeva nel suo lavoro”, lui arrancava con un con un corso per vigili del fuoco che “non era alla sua portata”.

“Non ci è mai piaciuto, ma era la scelta di Elisa, lei era felice. Lui era un bravo ragazzo, cresciuto in maniera “inquadrata”, ma fare il marito, fare il padre, non era cosa per lui”

Il padre di Elisa, Gianluca, raccontò invece come era stato vedere l’assassino di Elisa in tribunale:

“All’inizio ho provato una gran pietà per lui, sono stato male. Ho sperato che si suicidasse, non per un piacere personale, ma perché finisse la sua pena. Poi ho sentito le falsità che ha detto durante il processo, non ho visto alcun segno di pentimento, né senso di colpa”

L’appello: la pena viene inasprita

Il quadro cambia radicalmente in secondo grado. Il 22 settembre 2022 la Corte d’Appello di Bologna ribalta la decisione e infligge a Riccardo Pondi l’ergastolo. I giudici respingono anche la richiesta della difesa di una nuova perizia psichiatrica e stabiliscono che, pur essendo state riconosciute le attenuanti, queste sono subvalenti rispetto alle aggravanti e quindi incapaci di bilanciare la gravità del fatto.

Nelle motivazioni della sentenza d’appello viene sottolineato che il comportamento dell’uomo fu caratterizzato da una “determinazione feroce”. Secondo i giudici, l’aggressione non fu un gesto istantaneo, ma si protrasse per diversi minuti: Pondi strangolò la moglie spinto da uno scatto d’ira legato alla sua insofferenza e alla convinzione che Elisa fosse ormai distante e forse coinvolta in un’altra relazione. Elementi come i soccorsi prestati dopo l’aggressione e la confessione non sono stati ritenuti sufficienti a ridurre il peso delle aggravanti.

La Cassazione: ergastolo definitivo

Il 29 settembre 2023 arriva l’ultimo passaggio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della difesa e conferma l’ergastolo, rendendo la condanna definitiva. Con questa decisione si chiude definitivamente il procedimento giudiziario per il femminicidio di Elisa Bravi.

In quell’occasione mamma Antonella disse: “Quando ripenso a come se ne è andata mia figlia, almeno mi dico che giustizia è stata fatta. Nessuno, però, ce la porterà indietro”

A questo link vi raccontiamo chi era Elisa Bravi, uccisa dal marito nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 2019 nella casa di famiglia nelle campagne di Glorie, frazione di Bagnacavallo, nel Ravennate. Dopo la violenta aggressione, fu lo stesso uomo a chiamare i soccorsi, ma per la donna non c’era ormai più nulla da fare. Fermato dai carabinieri, Pondi confessò di aver soffocato la moglie al termine di una lite.

A proposito, nei giorni scorsi Roberta Bruzzone ha spiegato come riconoscere un partner manipolatore agli inizi della relazione.

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