Lucio Corsi è nato il 15 ottobre 1993 a Grosseto, ma la sua infanzia si svolge a Vetulonia, una frazione di Castiglione della Pescaia immersa nella campagna maremmana. “Più precisamente di Val di Campo, in un podere in mezzo alla campagna. Sono nato e cresciuto in un luogo meraviglioso e incontaminato. Una sorta di Far West italiano, non a caso ci sono i butteri, dei veri e propri cowboy.” Della sua breve carriera musicale, dopo la rivelazione a Sanremo 2025 con Volevo essere un duro, si sa tutto. Della sua vita privata invece si sa molto poco, ma abbiamo provato a ricostruirla attraverso le numerose interviste rilasciate negli anni scorsi. Sappiamo che la sua famiglia vive in Maremma, dove sua nonna Milena ha un ristorante, il Macchiascandona. Ha vissuto a Milano e ha una cicatrice sotto il mento che si è procurato da piccolo perché voleva imitare uno dei protagonisti di The Blues Brothers, suo film di culto. Oltre alla passione per la musica ha una grande passione per le moto. Non ama le feste, neanche quele degli amici, spiegano i suoi genitori, Marco Corsi ed Elisabetta Rabiti. Ha due cani che adora, Era ed Enea.

Fin da piccolo mostra una grande passione per la musica, sviluppata anche grazie all’influenza di suo padre, Marco Corsi, che ha fatto la scuola di cinema e diversi lavori, tra cui il cameraman per la Rai, ma anche il muratore, l’artigiano del cuoio e poi, ancora, ha lavorato per una tv di Grosseto. Ma come vedremo in seguito, la musica non è l’unica passione ereditata dal padre. A Rolling Stone spiega:
“Mio padre aveva 18 anni nel ’68 e mi ha passato lo stretto necessario: De André, Dylan, i Beatles, e Neil Young. Ma soprattutto i Blues Brothers.”
È proprio guardando il film con Dan Aykroyd e John Belushi che si lascia ispirare, fino a farsi male.
“Vedi questa cicatrice sotto il mento? Da piccolo prima di andare a scuola ho provato a ballare come Elwood… ma sono scivolato. Lì ho capito che avrei fatto il cantante.”
Verso i 12-13 anni riceve la sua prima chitarra e poco dopo arriva anche il pianoforte. Con un amico di famiglia inizia a registrare canzoni ispirate al loro mondo:
“Abbiamo scritto una canzone sulla Land Rover di mio padre, che mi ha trasferito la sua passione per i motori, e un Inno alla larva perché andavamo a caccia di insetti d’inverno sotto i tronchi. Alle superiori invece avevo un gruppo progressive rock, tipo i Genesis, ma solo musica strumentale.”
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Il suo amico Luca Giommoni, che lo conosce dai tempi del liceo (e organizzava i suoi primi live) assicura in un’intervista ad Open che Lucio è esattamente così come lo vediamo, non c’è nessuna finzione. Non era bullizzato per la sua originalità, ma era considerato di nicchia, di sicuro sin da allora aveva uno stile eccentrico e una grande passione per la musica.
“Tanti castiglionesi, specie quelli che non ascoltavano la musica, lo pigliavano un po’ in giro per questo capello lungo, ma niente di che, goliardia di provincia. Ma non a Grosseto. Quindici anni fa a Grosseto c’era un bell’ambiente. E infatti la sua fanbase è soprattutto lì, dove ha fatto le scuole”
“Lucio è autentico al 100%, è proprio così. Lui si veste così nella vita quotidiana. Alle superiori ha tenuto i capelli un po’ più corti, con jeans stretti e polacchine, sembrava un fumetto. Ha sempre avuto cappelli e giacche di vario tipo. Ripeto: un ganzo”
Nel 2013, agli esordi della sua carriera, si dedica alla musica di strada, un’esperienza formativa per il rapporto con il pubblico:
“Due anni fa suonai molto in strada, sia a Milano che da qualche altra parte, è una cosa molto bella, che ti insegna un sacco di cose su come rapportarti con il pubblico. Ovviamente la gente in strada non si trova lì per vederti suonare ed ascoltarti, perciò sta a te farla fermare, incuriosirla, e farla rimanere a sentir più pezzi possibile!”
Nel 2015, parlando del suo disco d’esordio a Lost Highways spiegò dove rintracciare un po’ del suo privato nella sua musica.
“Alcune volte racconto storie realmente accadute mischiandole magari con un po’ di fantasia, che, come si sa, non è una bugia. Lo faccio per rendere i fatti reali un po’ più belli o un po’ più brutti.”
Ad esempio poco dopo il debutto a Sanremo, Lucio ha dedicato una canzone al suo amico fotografo Francis Delacroix – per il quale ha anche posato diverse volte. E a proposito di foto, Lucio ha sfilato anche come modello per Gucci, nel 2018, un dettaglio che è venuto fuori solo adesso. Altra amicizia e collaborazione importante per Lucio Corsi è quella con Tommaso Ottomano, che lo ha affiancato sul palco dell’Ariston. Si conoscono da dieci anni e Tommaso oltre ad essere musicista è anche regista (ha firmato il video di The Loneliest dei Maneskin oltre che alcuni video di Lucio e diverse campagne per Gucci, Prada, Versace e Moncler.
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Come abbiamo accennato, Lucio ha anche la passione per le moto, un interesse che per lui è strettamente legato alla sua visione artistica:
“La velocità ha a che fare con l’aria, e anche la musica ha a che fare con l’aria. C’è uno stesso elemento chiave con il motociclismo, lo trovo poetico. Il motociclismo ha a che fare anche col tempo, così come la musica. I piloti cercano di sconfiggerlo il tempo: questa cosa mi piace, perché il tempo non mi piace per niente. Questo fatto che passa così velocemente non mi va giù. Ammiro loro che ci lottano contro.”
Sua madre, Nicoletta Rabiti, è autrice delle illustrazioni utilizzate come cover dei suoi dischi, ma lavora nel ristorante della nonna di Lucio.
“Mia mamma ha fatto l’artistico e non ha mai smesso di dipingere. Però è lei che disegna tutto e voglio che continui anche in futuro. È un patto con me stesso.”
Rabiti da parte sua spiega che le copertine degli album di Lucio “sono vecchi quadri che abbiamo in casa” e in effetti in una delle foto condivise da Lucio su Instagram, si vede lui bambino e uno dei quadri di sua madre sullo sfondo.
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Riguardo la nonna di Lucio, Milena Marchetti, tutti sanno che ha un ristorante, Macchiascandona, che ha aperto nel 1959 insieme a suo marito, scomparso nel 2005. Milena oggi continua a lavorare in cucina, ma il locale specializzato in “tortelli rigorosamente fatti a mano, al ragù o al burro e salvia” è guidato dalla mamma di Lucio e da sua sorella, Giovanna Rabiti. A Macchiascandona sono passati anche clienti vip, come Enrica Bonaccorti, Sandra Milo, Dino Zoff, Brunori Sas, a cui Lucio ha fatto da spalla. E nei prossimi giorni aspettano anche il vincitore di Sanremo, Olly.

Al Tirreno la signora Milena ha raccontato:
“Lui nella vita è così, semplicissimo, spontaneo. Quello che ho visto a Sanremo è il Lucio di tutti i giorni, educatissimo con la gente, anche troppo bravo; un ragazzo che adora i suoi cani, Era ed Enea, più di noi. Non perché è mio nipote, ma al mondo d’oggi non si trovano persone così. Il rapporto tra noi è sempre stato bello. Senza suo babbo e sua mamma non può stare. Alla mamma racconta tutto, ma durante Sanremo ha sempre parlato anche con me”
Milena, che nei giorni di Sanremo ha chiuso il ristorante per godersi il Festival, racconta che Lucio ha frequentato le elementari di via Sicilia a Grosseto, le medie Vico di Via Uranio e il liceo scientifico Marconi.
“Lucio è sempre stato un bambino tranquillo. Da piccolo andava in giro per i campi a cercare insetti e lucertole e sognava di fare il paleontologo. Dal punto di vista musicale è quasi un autodidatta, non gli ha insegnato nessuno a suonare la chitarra, ha fatto tutto da solo”
Sulla vita sentimentale di Lucio Corsi non si hanno notizie e come abbiamo visto i suoi familiari, su questo aspetto, non dicono nulla. Erano circolate voci che Lucio fosse gay, ma si trattava di un equivoco causato dalla sua partecipazione a Vita da Carlo, con Verdone.
Per sondare il mistero Corsi, allora abbiamo pensato di guardare le stelle ed esplorare il suo tema natale, attentamente scandagliato da alcuni astrologi sui social. E qui si riesce a intravedere un po’ del suo lato oscuro, grazie a Marte, Mercurio e Plutone in Scorpione.
“Da una parte il desiderio scorpionico, in questo caso anche ironico, di “voler essere duro”, dall’altra l’armonia, la delicatezza, la vulnerabilità, l’umiltà legati all’energia della Bilancia e della Vergine. Accogliere, essere consapevole di queste due risorse è una sua forza. La generosità con cui si mostra, con cui ci invita ad un mondo, appunto, più gentile, più tenero, meno performante, anzi, rendendo e fingendo performance quasi ridicole, forse apposta, è un dono che fa a se stesso e che soprattutto regala a tutti noi.
