Timothée Chalamet si è trovato al centro di una vera e propria bufera mediatica dopo le sue recenti dichiarazioni sul balletto e sull’opera. In un’intervista diventata rapidamente virale, Chalamet aveva detto di non voler lavorare nell’opera o nel balletto, dove a suo dire c’è necessità di mantenere viva l’attenzione di spettatori poco interessati
Le sue parole, percepite da molti come irrispettose verso un mondo artistico storico e fondamentale, hanno scatenato una serie di reazioni non solo da parte dei teatri e delle istituzioni culturali in Italia e all’estero, ma anche da protagonisti del panorama della danza italiana.
Roberto Bolle, étoile di fama internazionale, ha scelto una risposta discreta ma significativa. Nelle sue stories su Instagram, Bolle ha condiviso il video delle dichiarazioni di Chalamet accompagnandolo soltanto con un’emoji sconvolta, senza aggiungere commenti personali. Una reazione coerente con la sua immagine di artista elegante e misurato, che preferisce far parlare il suo lavoro piuttosto che la polemica.
Diversa invece la reazione di Luciano Cannito, storico maestro e coreografo. In un video pubblicato su Instagram, Cannito ha ripreso le parole di Chalamet con smorfie caricaturali, commentando:
“Questo ha detto ‘io non voglio lavorare nell’opera o nel balletto. Sai di quelle cose dove non si guadagna tanto. Roba che sta per finire e che la gente tiene insieme’. E non ci lavorare, che cavolo ce ne frega a noi di te. Sei nato nel 1995, si sente odore di latte e per te sta scomparendo il mondo del balletto e dell’opera? Poverino. E io non voglio venire a vedere i tuoi film del cavolo, ok? Siamo uno a uno, tu non vieni a vedere noi e noi non veniamo a vedere te. Molto intelligente, molto smart caro Timothée, sei stato proprio intelligente”.
Nonostante le critiche, le dichiarazioni dell’attore stanno anche generando un’attenzione inedita verso i teatri e le compagnie europee. La viralità delle dichiarazioni di Chalamet, infatti, ha offerto l’occasione di far conoscere il balletto e l’opera a un pubblico che non se ne era mai interessato, andando oltre gli appassionati.
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Resta da vedere se l’attore riuscirà a gestire le ripercussioni sulla sua candidatura agli Oscar, ma il dibattito sul valore e sul futuro delle arti performative in Italia e nel mondo è ora più acceso che mai.
