A 41 anni suonati, LeBron James continua a stupire. Ma questa volta non per una schiacciata impossibile o un buzzer beater da antologia. Il Re ha fatto parlare di sé per un gesto che nulla ha a che vedere con canestri e statistiche: durante il primo allenamento stagionale aperto al pubblico dei Philadelphia 76ers, la leggenda NBA si è improvvisata babysitter della piccola figlia del compagno di squadra Tyrese Maxey.
Il video è diventato virale in poche ore. Le immagini mostrano LeBron seduto in panchina con la bambina sulle ginocchia, che fa dondolare dolcemente prima di riconsegnarla al padre. Una scena di quotidiana tenerezza familiare, resa straordinaria dal contesto: quasi 10mila persone sugli spalti, telecamere puntate, e il miglior marcatore della storia NBA nei panni di zio premuroso.
Maxey non ha perso tempo a commentare sui social: “Zio Bron in servizio“, ha scritto accanto al filmato. Un nomignolo affettuoso che racconta molto del clima che si sta creando nello spogliatoio dei 76ers, dove James è approdato in questa fase finale e incredibile della sua carriera.
L’allenamento stagionale ha comunque regalato anche momenti più canonici di spettacolo cestistico. LeBron ha indossato per l’occasione l’insolita maglia numero 9, abbandonando i più celebri 6 e 23 che hanno contraddistinto la sua leggenda ai Lakers e ai Cavaliers. Sul parquet ha mostrato subito intesa con Joel Embiid, la stella dei Sixers, e ha strappato applausi scroscianti per una schiacciata su assist di Maxey. Quel Maxey che poi gli ha affidato il bene più prezioso: sua figlia.
D’altronde LeBron James di figli se ne intende parecchio. Sposato con Savannah Brinson, è padre di tre ragazzi. Il primogenito Bronny James, nato nel 2004, ha già scritto la storia insieme al padre: i due hanno giocato insieme in NBA con i Los Angeles Lakers, un’impresa che nessuno aveva mai realizzato prima. Poi c’è Bryce Maximus James, classe 2007, che sta seguendo le orme paterne tra college e high school. Infine Zhuri Nova James, l’unica femminuccia della famiglia, che sta per compiere 12 anni.
Vedere LeBron con una bambina in braccio non è dunque uno scenario inedito. Ma il contesto – la panchina di una squadra NBA, davanti a migliaia di tifosi in delirio – trasforma un gesto ordinario in qualcosa di memorabile. È l’ennesima prova che il basket è molto più di uno sport, soprattutto quando a praticarlo sono personalità capaci di attraversare generazioni e ruoli con la stessa naturalezza.
