La morte di Gary Coleman, l’attore celebre per il suo ruolo di protagonista nel telefilm Il mio amico Arnold, continua a far discutere a distanza di quindici anni. Coleman morì il 28 maggio 2010, all’età di 42 anni, in seguito ad un’emorragia cerebrale, ufficialmente causata da una caduta accidentale nella casa che condivideva con l’ex moglie Shannon Price. I due, pur divorziati dal 2008, vivevano ancora insieme a Santanquin, nello Utah, una convivenza che lei ha sempre descritto come “da coinquilini”, ma che per molti celava un rapporto ancora complicato e potenzialmente tossico. Price ha accettato di sottoporsi alla macchina della verità, ma le risposte ottenute hanno finito per alimentare ulteriormente i sospetti nei suoi confronti.

Come spiega People, le circostanze della morte di Coleman hanno sollevato per anni interrogativi mai del tutto sopiti. La sua ex moglie ha raccontato che lei era a letto, mentre Coleman era in cucina e le preparava la cena. Ad un certo punto sentì un forte rumore e quando entrò in cucina, trovò l’attore a terra, in un lago di sangue. La donna spiegò che Gary, cadendo, aveva battuto la testa sull’isola cucina e lei aveva chiamato il 911. Nonostante la polizia avesse archiviato il caso come “morte accidentale”, diversi amici dell’attore non hanno mai accettato la versione ufficiale. Tra questi, Brandy Buys ha dichiarato nel documentario GARY che non crede affatto alla storia della caduta, e Anna Gray ha sottolineato come Coleman avesse indicato nel suo testamento biologico di voler ricevere almeno due settimane di cure prima di essere staccato dalle macchine. Eppure, fu proprio Price a decidere di interrompere il supporto vitale due giorni dopo l’incidente, sostenendo che i medici le avevano detto che Gary non ce l’avrebbe fatta.
Nel 2025, la Price ha deciso di affrontare pubblicamente i sospetti ancora pendenti su di lei partecipando volontariamente al programma Lie Detector: Truth or Deception di A&E, sottoponendosi a una serie di domande al poligrafo – la cosiddetta macchina della verità – condotte da George Olivo, ex agente dell’FBI. Le risposte ottenute non hanno aiutato a chiarire i dubbi, anzi: quando le è stato chiesto se avesse colpito Coleman durante la relazione, il risultato è stato “incerto”. Stessa risposta alla domanda se avesse deliberatamente evitato di soccorrerlo durante la caduta. Ma è stato alla domanda cruciale — “Hai causato fisicamente la caduta di Gary?” — che Price ha fallito nettamente, con il poligrafo che ha indicato chiaramente una “deception”, ossia una bugia.
Come scrive The Hollywood Reporter, George Olivo, oggi poligrafista privato, ha spiegato che se l’esame fosse avvenuto fuori dal contesto televisivo, avrebbe insistito con ulteriori domande, ma che già dal primo test ha capito che Shannon Price non stava raccontando tutta la verità.
“Ho un’idea di cosa potrebbe essere successo. Solo Shannon sa cosa è accaduto in quella casa. Quindi non sono qui, né come professionista né come persona qualunque, per scaricare su di lei la colpa o chiamarla assassina o altro. Non sto dicendo nulla del genere. Non so cosa sia successo in quella casa, ma quello che potrebbe essere successo è che lei e Gary abbiano avuto una lite, magari hanno cominciato a urlarsi contro, poi la cosa è degenerata in una spinta, lui è caduto e ha battuto a terra. Non deve per forza esserci qualcosa di più sinistro. Potrebbe essere andata così. Potrebbe essere stato al cento per cento un incidente, che lei però non vuole spiegare nei dettagli. Tutto ciò di cui sono certo – almeno in base al mio test – è che c’è di più di quanto lei stia raccontando.”
Va considerato anche che Price è una donna di altezza media, mentre Coleman, come è noto, era molto più basso di lei, essendo affetto da una forma di nanismo. E inoltre, l’attore aveva dovuto affrontare numerosi problemi di salute per tutta la vita, tra dialisi e interventi chirurgici.

Un’altra voce che alimenta i dubbi è quella di Todd Bridges, che ne Il mio amico Arnold interpretava Willis, il fratello maggiore del protagonista, il quale ha dichiarato di avere ancora molte domande senza risposta:
“L’ultima volta che ho parlato con Gary, lui mi disse che non si sentiva al sicuro. Ci sono molte domande — domande sulle scale da cui è caduto, su come è morto. Penso solo che la città dello Utah non volesse essere ritenuta responsabile della morte di Gary Coleman.”
Anche le registrazioni audio emerse dal documentario GARY non aiutano Price. Durante la chiamata al 911, si sente la donna rifiutare le istruzioni dell’operatore per prestare aiuto a Coleman, dicendo “Mi viene da vomitare, ho del sangue addosso, non ce la faccio.”
Price continua a dichiararsi innocente: “Sono in pace con me stessa. Se non sono in prigione è perché è stata fatta un’indagine approfondita.” Ha anche raccontato che le ultime parole di Gary furono “Ti amo e mi fa male la testa”, poco prima di perdere conoscenza. Ma, come sottolinea Olivo, l’esito del poligrafo e il suo comportamento durante il test lasciano intendere che non tutta la verità sia venuta a galla.
