“Presidentessa Meloni, io non voglio prendere il posto di nessuno. Voglio stare al mio banco accanto ai miei compagni”. Con queste parole Lina Baya, 12 anni, una ragazzina torinese di origini marocchine, ha scelto di replicare alle dichiarazioni di Giorgia Meloni sul tetto agli studenti stranieri nelle classi. Il video della ragazza, pubblicato dal padre Brahim Baya dopo che Lina gli aveva chiesto di poter rispondere alla presidente del Consiglio, ha rapidamente conquistato il web, arrivando a più di 140mila like solo su Instagram.
“Ciao, mi chiamo Lina e ho 12 anni e frequento la seconda media a Torino” – ha detto Lina nel filmato – “Ho sentito le sue parole sui bambini italiani che non devono sentirsi in un angolo perché sono diventati la minoranza. Sono d’accordo che nessuno debba sentirsi in un angolo ma nessuno davvero. Nemmeno un bambino appena arrivato. Nemmeno chi ha un cognome straniero, come me. Nemmeno chi sta ancora imparando l’italiano.”
“Nella mia classe ci sono ragazzi con origini diverse. Io li chiamo compagni. So che abbiamo storie diverse. A volte anche lingue e religioni diverse. Ma quando penso a loro, penso ai loro nomi. Penso a come sono e penso a quello che facciamo insieme. Da poco è arrivato un nuovo compagno. Parla solo francese e sta imparando l’italiano”
“Io e gli altri cerchiamo di aiutarlo, ma non è sempre facile capirci. Ma almeno ci proviamo. E mentre lui impara la nostra lingua, anche noi possiamo imparare da lui. Per me questa è una delle cose belle della scuola e della multiculturalità. Poi ci sono le difficoltà. Chi non capisce una spiegazione, chi rimane indietro e chi si sente solo”

“Non voglio dire che basta diventare amici per risolvere tutto” – ha proseguito la ragazza – “Servono i professori che abbiano il tempo di aiutarci. Ho letto che nelle scuole italiane circa 12 alunni su 100 non hanno la cittadinanza italiana. E molti sono nati proprio qui. Li chiamate stranieri, ma sono cresciuti in Italia. Proprio come tutti noi. E se non hanno la cittadinanza è perché le leggi che voi potete cambiare non li riconoscono come italiani. Questo non significa che ogni classe sia uguale”
“Lei vuole mettere un limite agli alunni stranieri per classe. Io vorrei capire una cosa. Come si decide chi di noi è di troppo? Perché dietro quel numero c’è qualcuno che ha già degli amici, qualcuno che magari finalmente ha smesso di sentirsi solo. Io non voglio che un mio compagno mi guardi e pensi che gli sto togliendo qualcosa. E non voglio guardare così lui. Possiamo litigare, certo, e lo facciamo. Ma vorrei che fosse per qualcosa che abbiamo fatto. Non per il paese da cui vengono i nostri genitori”
“Presidentessa, venga ad ascoltarci” – conclude Lina Baya – “Ascolti anche i nostri professori. Ci chieda di che cosa abbiamo bisogno. Quando parlate di noi, il giorno dopo, noi entriamo in classe. Ci sediamo l’uno accanto all’altro. Vorrei che le vostre parole ci aiutassero a stare bene insieme. Io non voglio prendere il posto di nessuno. Vorrei che a scuola ci fosse posto per tutti”
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