L’omicidio di Gianna Del Gaudio a Seriate, nell’agosto del 2016, è un caso irrisolto nel quale fu indagato il marito della signora, Antonio Tizzani, poi assolto nel 2023 Del Gaudio, professoressa di lettere in pensione, di 63 anni, fu sgozzata con un taglierino nella cucina di casa sua, poco dopo una tranquilla cena estiva in famiglia. Tizzani, ex capostazione di 5 anni più grande di sua moglie, fu indagato e poi processato perché il suo DNA era stato individuato sull’arma del delitto – come vi spiegheremo più avanti – e perché, stando alle testimonianze, era violento nei confronti di sua moglie. A parlare dei precedenti abusi in famiglia furono anche i due figli adulti della coppia, Mario e Paolo. Tizzani poi è stato assolto definitivamente in secondo grado di giudizio, anche dalle accuse di maltrattamenti. Ma ricostruiamo da principio questa vicenda, per il quale si è parlato anche del possibile coinvolgimento di un serial killer.
Gianna Del Gaudio, una professoressa in pensione di Seriate (Bergamo) fu uccisa nella cucina di casa sua, in Piazza Madonna delle Nevi, la notte tra il 26 e il 27 agosto 2016, dopo una cena nel giardino di famiglia per festeggiare l’onomastico della nuora Alessandra Manenti, compagna di uno dei suoi due figlii, Mario. Alla cena, che si concluse intorno alle 23.30, erano presenti questi ultimi due e secondo le loro terstimonianze, sarebbe stata una serata tranquilla.

Un’ora dopo però, Del Gaudio viene uccisa con un taglio alla gola, effettuato con un taglierino. Il marito della donna, Antonio Tizzani dichiara che dopo la cena sua moglie era andata a lavare i piatti e lui a innaffiare le piante in giardino. Quando è rientrato in cucina dal giardino, sostiene di aver visto il cadavere di Gianna a terra e un uomo incappucciato accovacciato, che frugava nella borsa della signora.
Come racconta Il Giorno, Tizzani chiama suo figlio Mario e gli dice “Vieni, la mamma è a terra è caduta, è in una pozza di sangue. L’hanno ammazzata”. Mario ed Alessandra, che abitano nelle vicinanze, tornano nella villetta e poco dopo, intorno alle 0.40, arrivano anche i soccorsi, chiamati da Tizzani.
I sospetti degli inquirenti si concentrano sin da subito su Antonio Tizzani, anche perché, come riporta il Corriere, dalle indagini risulta che Tizzani fosse violento nei confronti di sua moglie. Come riporta l’Eco di Bergamo, i vicini di casa dei Tizzani sostennero di aver sentito una lite tra i due.
“Sì, hanno litigato: era dopo la mezzanotte. Dalla villetta si sentiva il vocione di Tizzani e, più sommesso, quello di sua moglie. Poi più nulla. Sarà stata mezzanotte e venti, o poco dopo”

Come riporta il Corriere della Sera, nel 2019, la trasmissione Quarto Grado svela le deposizioni dei figli dei Tizzani agli inquirenti, nelle quali raccontano delle liti tra i due coniugi, innescate da futili motivi, in occasione delle quali il padre picchiava sua madre e la insultava pesantemente. Mario Tizzani dichiara:
“Mio padre sferrava delle violente sberle facendola barcollare o tirava i capelli a mia madre sempre per motivi futili, tra i quali ad esempio una portata servita in ritardo o non come a lui gradita.”
L’uomo spiega anche Tizzani dava degli schiaffi a sua moglie, ferendola con un anello che aveva al dito, tanto che il giorno dopo era costretta a truccarsi per nascondere le ferite al viso ed evitare che a scuola se ne accorgessero. Mario aggiunge anche che aveva consigliato a sua madre di denunciare suo padre, ma lei gli aveva spiegato che nonostante tutto lo amava. Alle dichiarazioni di Mario fecero eco quelle del secondogenito, Paolo, che confermò le liti in cui Antonio aggrediva Gianna insultandola pesantemente, per poi passare alle aggressioni fisiche.
Per il legale che in quell’occasione difese Tizzani, Giovanna Agnelli, queste liti “Fanno riferimento a un periodo differente da quello contestato. Sono dichiarazioni da vagliare e capire”
Un altro elemento sul quale fu costruito l’impianto accusatorio nei confronti di Antonio Tizzani fu l’arma del delitto, un cutter che, come spiega Roberta Bruzzone sul suo canale Youtube, fu ritrovato qualche giorno dopo, a 400 metri di distanza dalla villetta a schiera dei Tizzani, in un sacchetto di plastica di un caseificio, che in origine conteneva delle mozzarelle consegnate alla famiglia qualche giorno prima dell’omicidio, come riporta Avellino Today. Sul cutter in questione fu individuato il DNA di Antonio Tizzani, ma la difesa sostenne che si era trattata di una contaminazione avvenuta nei laboratori.
In più, spiega Bruzzone:
“In più ci sarebbe stata una compatibilità tra il DNA estraneo trovato all’interno del reperto e quello repertato per un altro delittto, quello della signora Daniela Roveri, verificatosi in circostanze diverse, una zona diversa e modalità diverse. Addirittura si ipotizzò che ci potesse essere un collegamento tra il delitto Roveri e quello di Gianna Del Gaudio”
Per Roberta Bruzzone l’epilogo del processo, con l’assoluzione definitiva di Tizzani al secondo grado di giudizion è inaspettato e “non così facilmente intuibile”, perché
“C’erano tutta una serie di aspetti che non sembravano giocare a suo favore, poi però la prova del dibattimento, come spesso accade, può agevolmente ribaltare quello che può essere un impianto accusatorio apparentemente insuperabile ”
“Tizzani ha scelto di farsi processare con rito ordinario, in Corte d’Assise, affrontando il processo udienza dopo udienza anche in maniera molto complessa molto dura proprio per dimostrare la sua estremità ai fatti.”
“Le udienze dedicate alla prova scientifica in particolare al famoso DNA sul taglierino sull’arma del delitto sono quelle che maggiormente hanno destato uno scontro molto acceso tra accusa e difesa.”

L’avvocato di Tizzani ha spiegato a Fanpage che per quanto riguarda le prove del DNA i Ris avevano commesso due errori: effettuare due prelievi su una piccola porzione della lama del cutter, l’11 ottobre 2016 in presenza del consulente della difesa e avvisando le parti, e da questi non era stata trovata traccia genetica di Tizzani. In seguito, il 9 novembre, i Ris hanno effettuato altri sei prelievi senza avvisare il consulente della difesa. Solo uno di questi prelievi diede esito positivo.
“Hanno effettuato questo prelievo, non solo senza la nostra presenza perché non ci hanno avvisato, ma dopo aver aperto il tampone salivare di Tizzani per fare il confronto. Le linee guida, che dovevano essere rispettate dal Ris, prevedono proprio che l’apertura del tampone salivare debba essere fatta alla fine di tutte le operazioni. Non si può ritornare sul reperto perché c’è un rischio di contaminazione”.
Riguardo invece le accuse di violenze, Giovanna Agnelli spiegà:
“Erano stati sentiti gli insegnanti perché Gianna del Gaudio era una professoressa. I colleghi l’hanno vista per tutti i giorni, per 10-15 anni, e tutti hanno detto che era una persona serena, solare e che con il marito andava bene. Non è mai arrivata a scuola con segni che potessero fare pensare a una situazione di un certo tipo a casa. E questo lo hanno confermato anche gli amici della coppia che ho portato al processo”
