Il professor Giampaolo Tortora, direttore dell’Oncologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, ha raccontato al Corriere della Sera alcuni dettagli sulla malattia di Enrica Bonaccorti, scomparsa ieri. Alla celebre conduttrice era stato diagnosticato un tumore al pancreas, una patologia che spesso viene individuata quando è già in fase avanzata. Tortora ha sottolineato che Enrica è stata “una paziente eccezionale, una persona splendida” supportata da un affetto vero, sia da parte dei familiari che dei colleghi. Ha concesso l’intervista con la speranza che possa essere d’aiuto a “migliaia di persone che come lei si trovano a dover affrontare una malattia che è ancora oggi così difficile da curare”
Il medico ha spiegato al Corriere della Sera che, purtroppo, la malattia non era operabile già al momento della diagnosi.
“Come accade nella maggior parte dei casi di cancro al pancreas, purtroppo, il tumore non era operabile alla diagnosi, era in uno stadio localmente avanzato. Abbiamo usato le migliori terapie standard, una combinazione di chemio e radioterapia, sperando di farlo regredire e poter tentare un intervento chirurgico, ma non ci siamo riusciti. Ci sono state delle complicanze e non è stato possibile operare, né fare altri trattamenti”.
Nonostante la gravità della situazione, Tortora ha ricordato l’atteggiamento con cui la Bonaccorti ha affrontato la malattia.
“Ha avuto sempre fiducia in noi medici, nella scienza, nelle terapie che le abbiamo proposto. Anche questo è un atteggiamento che aiuta molto, ancor di più quando le cose vanno male. Non è affatto semplice capire che si è fatto tutto il meglio, ma che non ha funzionato. Se si riesce ad accettarlo con serenità, però, si può godere al meglio il tempo che resta”
Secondo il medico, la conduttrice era pienamente consapevole della complessità della situazione sin dall’inizio.
“Ha avuto fiducia, ha sperato, ha accettato l’evoluzione degli eventi con serenità. Parlare chiaro con i medici, i familiari, con chi ti sta accanto, aiuta. La figlia Verdiana, i suoi amici, tutti hanno nuotato nella stessa direzione, in sintonia pur nella tempesta. E questo è di grande sostegno per tutti, sia durante le fasi finali della malattia che dopo, per chi resta”
Per Tortora, proprio il dialogo aperto è uno degli elementi più importanti quando si affronta una malattia così complessa. “Favorisce un clima disteso, contribuisce a far diminuire l’angoscia. La sofferenza c’è sempre, ma un dialogo aperto porta serenità. Mentre i silenzi, i segreti, le bugie (anche a fin di bene) complicano le cose per tutti”

Nel ricordarla come paziente, il professor Tortora ha parlato di una donna di grande spessore umano. “Ho conosciuto una donna con moltissime qualità, un concentrato di intelligenza, grazia, eleganza, con uno sguardo profondo sull’esistenza. Doti che ha sfruttato nel suo percorso oncologico. Ogni persona affronta la malattia a modo proprio. Lei lo ha fatto in maniera ottimale”
Secondo il medico, la Bonaccorti è riuscita ad affrontare anche gli aspetti più difficili della malattia senza perdere la sua personalità. “È riuscita a superare l’aspetto drammatico, il dolore, la paura. Ma essendo una persona dotata di grande classe, ironia e senso dell’umorismo, è stata capace di continuare a vivere, ridere, fare battute”
Il professore ha ricordato anche la scelta della conduttrice di parlare pubblicamente della sua malattia. “Quando mi ha detto: “Vado in tivù, lo dico a tutti” ero perplesso. Poi si è dimostrata ancora una volta una persona intelligentissima. Mi raccontò, felice: “Dirlo mi ha fatto bene. Ho provato un senso di liberazione bellissimo. E il calore, l’affetto ricevuto da amici, colleghi e pubblico è stato splendido. Come una dolce medicina per l’anima”.
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