Tra il momento in cui Lucy Liu sentì un nodulo al seno e l’ingresso in sala operatoria passarono pochi giorni. Nella sua famiglia di origine cinese, l’attrice di Kill Bill era cresciuta con un principio chiaro: “il medico sa sempre cosa è meglio”. Quando le fu consigliato un intervento per rimuovere il nodulo, programmò la procedura nella stessa settimana, senza esitazioni e senza fare domande.
Solo dopo l’operazione scoprì che si era trattato di una diagnosi errata. Il nodulo non era canceroso. L’intervento era stato completamente inutile. Quella rivelazione, decenni fa, cambiò radicalmente il suo rapporto con il sistema sanitario e con la sua stessa salute.
“Non c’era stata molta ricerca dietro quella decisione”, racconta oggi l’attrice a USA TODAY, riflettendo su quell’esperienza che ha segnato un punto di svolta nella sua vita. “Non avevo chiesto in giro. Adesso farei un milione di domande e non mi vergognerei di farle.”
Dopo aver scoperto che il suo intervento era stato evitabile, Liu iniziò a informarsi su strumenti diagnostici e screening di routine: ecografie, biopsie, mammografie. “È stato in quel momento che ho capito quanto poco sapevo e quanto mi ero precipitata”, ammette l’attrice. Solo attraverso quella dolorosa esperienza personale comprese l’importanza di un approccio più consapevole e informato alla propria salute.
Oggi, decenni dopo la sua diagnosi errata, Liu collabora con Pfizer per promuovere gli screening oncologici precoci, una causa che è diventata sempre più importante per lei mentre ha visto amici e familiari affrontare i loro percorsi contro il cancro. “Spesso le persone sono molto impegnate, ma dovrebbero dare priorità alla loro salute”, sottolinea. “Si tratta anche di esserci per un’amica se riceve una diagnosi e poi scoprire quali sono le opzioni disponibili.”
Nata da immigrati cinesi nel Queens, a New York, Liu è cresciuta parlando mandarino a casa e ha imparato l’inglese solo all’età di 5 anni. Quelle barriere linguistiche, spiega, possono scoraggiare intere comunità dal cercare assistenza medica. “A volte c’è uno stigma legato alla cultura”, osserva. “Le persone non pensano di averne bisogno… oppure non hanno qualcuno che traduca per loro.”
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Per Liu, dare l’esempio attraverso comportamenti sani svolge un ruolo cruciale nel raggiungere le persone oltre le barriere linguistiche o culturali. Spera che dare priorità alla propria salute insegnerà a suo figlio Rockwell, di 10 anni, che andare dal medico non deve far paura o essere complicato. Quando accompagna sua madre a uno screening o a una visita medica, si assicura sempre che sia disponibile un traduttore medico.
Liu afferma di non vedere più quell’esperienza come negativa. “Ho imparato così tanto da quella vicenda in giovane età… Non ho iniziato solo ad essere un’attivista per la mia salute, ho iniziato ad essere un’attivista per me stessa, punto”.
L’impegno di Liu per la prevenzione oncologica si inserisce in un’agenda fitta di impegni: sta girando una nuova serie TV intitolata Superfakes ed è nel cast del sequel de Il diavolo veste Prada, che in Italia esce il 29 aprile.
Liu è stata protagonista di Charlie’s Angels e Kill Bill, che a breve tornerà nelle sale in una versione unica e con scene inedite.
