A poche settimane dal centesimo anniversario della sua nascita, che ricorre il 1 giugno, Marilyn Monroe torna a far parlare di sé attraverso documenti inediti che svelano aspetti sorprendenti della sua personalità. L’ultima intervista rilasciata all’editor di Life Magazine Richard Meryman sta per essere pubblicata integralmente per la prima volta nel libro Marilyn: The Lost Photographs, The Last Interview, in uscita il 12 maggio.
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L’intervista originale fu pubblicata su Life il 3 agosto 1962. Marilyn morì la sera successiva per un’overdose di barbiturici, in quello che fu archiviato come probabile suicidio. All’età di 36 anni, la diva più celebrata di Hollywood aveva ancora molto da dire sul suo ruolo nello showbiz e sulle sue ambizioni artistiche mai realizzate e nell’intervista parla anche di quando si esibì per il presidente Kennedy, ma anche del rapporto complicato con la fama, dell’intervento chirurgico che aveva subito un anno prima e del rapporto che aveva mantenuto con i figli dei suoi ex mariti.
Nel colloquio con Meryman, Monroe affronta con sorprendente franchezza il suo status di sex symbol, abbracciandolo senza remore. “Diventerò comunque il simbolo di qualcosa, quindi preferisco che sia il sesso piuttosto che alcune delle altre cose di cui si sono fatti simboli. Credo che la sessualità sia attraente solo quando è naturale e spontanea. Io non ho mai agito intenzionalmente pensando a una mia immagine sessuale”
La rivelazione più inaspettata tra quelle anticipate da People riguarda la sua carriera cinematografica. Nonostante fosse considerata la quintessenza della sensualità sullo schermo, Monroe confessò: “Prima di tutto, non ho mai girato una scena erotica. Ho sempre voluto provarci per vedere se ne sarei stata capace”.
Per l’attrice, la dimensione erotica rappresentava un elemento fondamentale dell’espressione umana e artistica: “Siamo tutti creature sessuali dalla nascita, grazie al cielo. È un peccato che così tante persone disprezzino e schiaccino questo dono naturale. Perché l’arte, la vera arte, nasce da questo”.
L’intervista offre anche riflessioni sulla fama e sul rapporto complesso con il pubblico. Monroe paragonò la celebrità al caviale, spiegando che il caviale è buono ed è pregiato “Ma se lo mangi tutti i santi giorni…capisci? Troppo caviale”. Un’analogia che spiega che l’ammirazione delle masse fa piacere, ma ha il suo rovescio della medaglia, e a certi livelli, a lungo termine, può risultare pesante, indigesta.
A tale proposito ricordò di quando l’anno precedente, nel 1961, era appena uscita da un ospedale di New York dopo un’operazione alla cistifellea: “Fu dura perché avevo appena subito l’intervento e la folla spingeva così forte che la ferita si riaprì”. Nonostante questo, Monroe riconosceva l’importanza di quella connessione: “Ho capito che la gente vuole vedere che sei vera”.
E sulla mondanità svela una certa ritrosia: “Mi hanno invitata a certi eventi un po’ per dare vivacità alla tavola, per così dire. A volte non ti invitano davvero per te stessa. Per questo non mi lascio coinvolgere molto nella cosiddetta vita di Hollywood, capisci? Non mi interessa. Le persone mi piacciono. Il pubblico mi spaventa, le folle mi spaventano.”
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Il momento in cui Marilyn si rese conto del proprio impatto sul pubblico risale al 1954, durante la tournée in Corea per intrattenere le truppe americane. “C’erano 75.000 uomini seduti con le loro giacche a vento nella neve, e quando uscivo fischiavano e chiamavano il mio nome per 10 minuti prima che potessi anche solo iniziare”, ricordò.
Ci sono anche delle dichiarazioni sulla celebre esibizione per il Presidente Kennedy al Madison Square Garden, il 19 maggio 1962, e il successivo incontro con i fratelli Kennedy con parole profetiche:
“Si è creato un silenzio irreale nella sala. Non pensavo che sarebbe successo nulla. Quando sono arrivata al microfono ho fatto un solo respiro e poi ho pensato: avanti, si comincia. Ho deciso che avrei cantato quella canzone come se fosse l’ultima cosa che avessi mai fatto. E non solo per il presidente, ma per tutti.”
“Dopo c’è stato un ricevimento. Avevo già incontrato brevemente il procuratore generale (Robert F. Kennedy ndr), quindi è stato bello ritrovare un volto sorridente e cordiale. Ma ero insieme al mio ex suocero. Era arrivato qui come immigrato, e ho pensato che quella sarebbe stata la cosa più importante della sua vita, qualcosa da raccontare ai suoi nipoti. Così, invece di dire “Come sta, signor Presidente?”, ho detto: “Questo è il mio ex suocero, Isidore Miller.””
Riguardo i suoi matrimoni – Marilyn fu sposata tre volte, la prima con James Dougherty, poi con Joe Di Maggio e Arthur Miller – l’attrice è divisa tra il desiderio di avere una famiglia per sé, senza perdere di vista se stessa:
“A 16 anni ero già una bambina che faceva la casalinga. Sono stata cresciuta in modo diverso rispetto alla maggior parte dei bambini americani. La felicità non l’ho mai data per scontata. A volte penso che tutto ciò che ho sempre voluto nella vita fosse accontentarmi di essere una donna felicemente sposata con una splendida famiglia, ma non credo che avrei rinunciato a ciò che ho imparato.” e poi, ancora: “Ho imparato molte cose che non cambierei con nulla al mondo. Non vorrei che un figlio mio dovesse affrontare quello che ho vissuto io. Alla fine spero di riuscire, attraverso il mio lavoro, a far capire ad alcune persone ciò che ho imparato. Forse è solo un sogno. Ma anch’io ho diritto ai miei sogni.”
Nell’intervista Marilyn sottolineò il grande affetto che la legava ai figli dei suoi ex mariti.
“Una volta mio figliastro Bobby (figlio del terzo marito, il drammaturgo Arthur Miller) aveva nascosto una rivista. Era uno di quegli articoli terribili pieni di cose su di me. Gli dissi semplicemente: “Bobby, qualsiasi cosa tu voglia sapere su di me, chiedimela. Ma non fidarti di queste cose di seconda mano” Joey (figlio del suo secondo marito Joe DiMaggio), quando era in un istituto militare, andavamo a prenderlo nei fine settimana. I miei figliastri sono i miei migliori amici.”
Con Joey Marilyn ebbe una delle sue ultime telefonate, prima della tragica fine – ne parliamo in questa ricostruzione dettagliata delle ultime ore di Marilyn Monroe.
Oltre all’intervista integrale, il volume include fotografie mai viste prima scattate dal fotografo Allan Grant durante l’ultimo servizio fotografico dell’attrice. Questi scatti inediti, rimasti nascosti per oltre sei decenni, promettono di offrire uno sguardo intimo sugli ultimi giorni di vita di una delle figure più fotografate del ventesimo secolo.
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