Mario Adinolfi è stato portato in carcere a Regina Coeli nella mattina di lunedì 21 settembre 2026. Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia era stato arrestato lo scorso 8 luglio nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma, che lo vede indagato per le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata, e da allora si trovava agli arresti domiciliari. Per Adinolfi sarebbe stato disposto un aggravamento della misura cautelare dopo la violazione del divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici durante la detenzione domiciliare.
A rendere pubblico quanto stava accadendo è stato lo stesso ex parlamentare, attraverso un post pubblicato su Facebook insieme alla foto dell’ordinanza del gip. “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”, ha scritto.
Alla base della decisione c’è, secondo quanto riportato nell’ordinanza, la presunta inosservanza delle prescrizioni imposte ad Adinolfi con gli arresti domiciliari. Il pm ha infatti chiesto un aggravamento della misura per la “reiterata violazione, da parte dell’indagato, del divieto di utilizzare, salvo che per i contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici”, si legge nel provvedimento.
In particolare, viene contestato ad Adinolfi di aver continuato a pubblicare contenuti online nonostante il divieto. Secondo quanto riportato nella misura, “risulta aver violato, con cadenza quotidiana” il divieto predetto pubblicando sul suo blog “ben 49 articoli a sua firma e, sul suo profilo Facebook, 23 post.”

RaiNews scrive che il trasferimento in carcere arriva a poco più di due mesi dall’arresto del giornalista. L’inchiesta della Procura di Roma riguarda la cosiddetta Scommessa collettiva, iniziativa attraverso la quale, secondo l’accusa, sarebbero state raccolte somme di denaro da diversi investitori ai quali venivano prospettati guadagni collegati alle scommesse sportive. Il danno contestato dagli inquirenti è stimato complessivamente in circa 4,7 milioni di euro.
Oltre alla truffa aggravata e continuata, ad Adinolfi vengono contestati anche l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, l’abusivismo finanziario e l’omessa dichiarazione dei redditi. Si tratta, va ricordato, di accuse nell’ambito di un procedimento ancora in corso.
Davanti al gip di Roma, a luglio, Adinolfi aveva respinto le contestazioni, comprese quelle relative alla truffa e all’evasione fiscale, sostenendo di non aver commesso illeciti. L’ex parlamentare ha sempre fornito una ricostruzione diversa da quella dell’accusa. Secondo la sua versione, chi partecipava alla “Scommessa collettiva” era consapevole della natura dell’iniziativa e vi aderiva volontariamente.
“Non come il Supernalotto”, aveva spiegato, sostenendo che si trattasse di un’attività lecita alla quale partecipavano circa novanta scommettitori, “anche persone importanti e note”. Secondo la sua ricostruzione, il denaro gli veniva affidato in maniera “assolutamente volontaria”. Da qui la sua conclusione: “chi perde denuncia e chi vince non denuncia”.
Tra le persone che avrebbero aderito al progetto, Adinolfi ha indicato anche professori universitari, notai e nobili, sostenendo che alcuni avrebbero ottenuto guadagni superiori rispetto alle somme inizialmente versate.
“Se io sono un evasore allora lo sono tutti quelli che giocano online. Ho sempre fatto una vita morigerata, altro che Courmayer, non so neanche sciare”, aveva dichiarato, ribadendo così la propria posizione rispetto alle accuse che gli vengono contestate.
A proposito avete visto com’era Adinolfi a 15 anni, quando partecipò ad un quiz televisivo?
